“Gli effetti del virus sull’economia? Avete presente un asteroide?” (Doctor Doom)

La fama di chi sa prevedere le catastrofi Nouriel Roubini se l’è fatta prima con la grande crisi del 2008. Viene facile allora chiedergli cosa possa pensare del futuro nuovo scenario post coronavirus. E le risposte sono prevedibilmente non imperniate sull’ottimismo. Per fortuna il famigerato Doctor Doom (Dottor Catastrofe) è intervistato da uno come Azeem Azhar che tende al contrario a una visione più rosea.

Dopo aver riportato le idee di Jim Womack e Steve Blank, ecco qui questo nuovo contributo.


Rispetto alle crisi precedenti, quella del 2008 e la Grande Depressione del 1929, gli effetti finanziari della crisi si sono manifestati in tempi rapidissimi. Invece che in tre anni lo shock si è diffuso in tre settimane. Il mercato è sceso dal 35 al 40%.

Roubini poi ha qualche dubbio sulle tante previsioni che vengono oggi proposte.

Inizialmente si diceva che ci “sarà una ripresa a forma di V o una U con una ripresa graduale o sarà una L con ristagno o una W, con un doppio calo. Ma non è una V. Non è una U. Non è una L. Non è una W. È una I. Una linea retta verso il basso. L’output è fermo. Il consumo è in calo. Gli investimenti sono in calo. Anche quelli residenziali sono in calo. Le esportazioni sono in calo. Le importazioni sono in calo. È come se un asteroide avesse colpito il Pianeta Terra e l’attività economica fosse stata chiusa”

Il virus e la Cina

L’economista sottolinea poi la situazione della Cina. Che sta progressivamente tornando al lavoro. Quel che si può evincere è che una repressione violenta possa far ritornare l’economia in carreggiata più rapidamente della “leggera mitigazione” americana. L’Italia potrebbe seguire lo stesso esempio.

Ma l’effetto di questa ripartenza cinese potrebbe non essere di immediato aiuto alle economie occidentali, in particolare gli Stati Uniti.

La Cina si sta proponendo come un faro nel caos proprio quando gli Stati Uniti sono “impantanati nella crisi” interna per settimane o mesi a venire. Ci sono tutte le condizioni perché la Cina “diventi il ​​saldo rifugio economico e finanziario globale”. Riserve economiche, sana domanda dei consumatori e apparentemente infezioni domestiche Covid-19 sotto controllo.

Il virus e l’Occidente

Vediamo allora le diverse ripercussioni nei Paesi occidentali.

Prima di tutto c’è un evidente shock nelle catene di approvvigionamento. Roubini prevede un possibile “reshoring”. Produzioni riportate nel proprio Paese, come molti nostri nazionalisti auspicano. Ma non considerano che il “reshoring” sarà gravoso. Le aziende vanno a produrre all’estero perché costa meno. Se tornano dove non sono ottimizzati i costi, dovranno ridurre i costi del lavoro. Ci sarà un’accelerazione nella “direzione di AI, robotica e automazione per creare efficienza economica. E questo farà male al mondo del lavoro”.

La vede meno netta sul lato delle aziende del settore tecnologico. Se Amazon e Microsoft stanno andando bene, Google e Facebook hanno un business model meno adeguato alla contingenza. Le accortezze delle aziende in campo advertising necessarie ora potrebbero protrarsi in una successiva fase di stasi dei consumi.

La luce in fondo al tunnel?

Roubini vede una crisi che si protrarrà sicuramente per qualche trimestre e “un po’ di luce alla fine del tunnel” potrebbe scorgersi per fine anno.

Si concentra inevitabilmente su chi sembra perdere la corsa con la Cina per la leadership del futuro. Cosa devono fare gli Stati Uniti? Dovrebbero agire su quattro aree.

1. Innanzitutto il capitale umano: “Non abbiamo il capitale umano giusto. E a meno che non investiamo nelle persone, le persone rimarranno indietro o verranno rimpiazzate dalla tecnologia. I settori del futuro si basano sull’innovazione, sulla conoscenza e sul capitale umano”.

2. Poi l’infrastruttura tecnologica: “L’infrastruttura fisica degli Stati Uniti si sta sgretolando, ma anche l’infrastruttura digitale e tecnologica”. Servono ricerca di base e incentivi a questa ricerca, a partire dall’ambito dell’intelligenza artificiale.

3. In terzo luogo, l’ambiente. “Dobbiamo affrontare i cambiamenti climatici – eventi meteorologici estremi, catastrofi naturali – e dobbiamo investire nell’economia verde. Non abbiamo capitale sociale o comunitario e, a meno che non investiamo in queste cose, perderemo la battaglia”.

4. Infine, l’infrastruttura istituzionale. “Dobbiamo investire nel nostro capitale istituzionale. Guarda politicamente il caos a Washington. In altri paesi, dici alle persone di rimanere a casa e hanno abbastanza capitale sociale da obbedire e rimanere a casa. Negli Stati Uniti, siamo la “terra della libertà” e non ci importa, usciamo. Quindi, a meno che non investiamo in questi capitali sociali e della comunità, perderemo la battaglia con la Cina e con il resto del mondo”.

By stefanoschiavo