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strategia Archives - Sharazad

Sviluppare un modello di business innovativo tramite il Lean Thinking

On 24, Jul 2017 | In Business Model, Design Thinking, Lean Startup, Lean Thinking, Management, Strategia | By stefanoschiavo

L’impostazione di una strategia chiara e coerente è un elemento critico nello sviluppo di ogni impresa. Per molto tempo si è dato risalto alla costruzione di business plan organizzati in maniera molto accurata con una prospettiva temporale lunga e indicazioni operative molto dettagliate.

Questa logica di approccio alla strategia di un’azienda ha trovato dei forti limiti nella necessità di cogliere velocemente le evoluzioni del contesto competitivo. Un business plan fatto di molti dati e attività sequenziali organizzate secondo Gantt tempificati rischia di essere un documento poco utile e troppo vincolante rispetto alle esigenze di apprendimento e dialogo con il mercato.

Recentemente si è sviluppato un approccio che integra la visione del Lean Thinking al miglioramento continuo con quella delle startup del mondo digitale, alla base della Digital Transformation che molte aziende oggi affrontano. Ne parliamo più accuratamente in questo post.

Business model e business plan

Se il business plan rimane uno strumento importante per il confronto con soggetti istituzionali e per la verifica dei numeri dell’impresa nel medio periodo, esso rischia d’altra parte di non essere il modo ideale per affrontare le prime fasi di un progetto innovativo.

Più adatta a queste fasi, in cui il grado di comprensione del cliente risulta molto limitato, è l’impostazione di un business model che legga complessivamente il mercato e la nostra offerta nei suoi confronti.

I canvas


Sono nati diversi strumenti, molto agili ed efficaci, finalizzati alla costruzione di un business model “raccontabile” ai diversi stakeholder coinvolti. Molto famoso e diffuso è il Business Model Canvas di Alexander Osterwalder. Il mondo Lean ha visto nascere approcci e strumenti alternativi tra cui citiamo il Lean Canvas e il Value Proposition Canvas.

 

Prima l’efficacia

Al di là dei diversi strumenti che possono essere utilizzati nella sua elaborazione, un modello di business snello consente di focalizzare la propria attenzione sull’apprendimento attorno al problema che si sta risolvendo anziché sulla costruzione della soluzione per il mercato.

Si preferisce concentrarsi, nelle prime fasi, sull’efficacia di quanto si sta facendo anziché sull’efficienza di come si fa. Con un’espressione inglese che rende bene l’idea, non si tratta di “Doing Things Right” (Fare le cose correttamente), ma di “Doing the Right Things” (Fare le cose giuste).

 

L’approccio del Lean Thinking alla strategia

Nasce così l’idea di portare l’approccio scientifico e dubitativo del tradizionale Lean Thinking all’interno di un percorso iterativo di test su ipotesi progettuali che mira a ridurre progressivamente i margini di incertezza, limitando al contempo rischi, costi e tempi collegati al progetto di business.

Come si procede?

Operativamente esiste un percorso ormai consolidato nello sviluppo di una strategia Lean nella costruzione del Business Model. All’inizio si legge il mercato iniziando dalla comprensione del cliente e dei problemi che oggi affronta. Lo si fa con tool che provengono dal Marketing e dal Design Thinking e che mettono in risalto anche gli aspetti psicologici e le emozioni del cliente, ma che poi confrontano tutte queste valutazioni con le alternative oggi presenti sul mercato.

Che valore creiamo per il cliente?

L’esito di questa prima fase è un’ipotesi forte sulla Value Proposition del nostro progetto. Cosa stiamo portando al cliente come valore che gli farà preferire la nostra proposta alle altre a disposizione? Questo è il passaggio più importante e conclusivo della fase di valutazione del business model. Successivamente si vanno a costruire gli elementi di fattibilità.

Come realizzeremo il nostro prodotto?

La fase successiva costruisce un modello coerente con quanto finora esplorato. Si affrontano i dettagli e le caratteristiche della soluzione, si definiscono strumenti e azioni di comunicazione e marketing, si valutano gli aspetti economici e finanziari concentrandosi sugli elementi critici come il motore della crescita, si definiscono gli elementi di misura della nostra crescita con metriche adatte al business ideato.

Alcuni aspetti come Unfair Advantage, metriche “actionable”, Traction e così via possono arricchire il business model.

 

Sono solo ipotesi…

Uno dei concetti più importanti in questo approccio snello alla strategia di business è quello che sta alla base di ogni approccio scientifico. La consapevolezza di non sapere. Quanto finora detto, da sviluppare in tempi rapidi e con dati “quick and dirty” anziché tramite elaborate analisi di mercato, è solo un’ipotesi da testare.

È per questo che successivamente alla definizione di un primo modello di business, si andranno a valutare alcuni aspetti chiave attraverso esperimenti già diretti al mercato. Ci si riferisce a essi con il termine Minimum Viable Product (MVP) e sono caratterizzati da una grande velocità di esecuzione (“la prossima settimana…”), da una forte focalizzazione su un elemento specifico da valutare e sulla massimizzazione dell’apprendimento conseguente alla sua esecuzione.

Un’immagine molto diffusa tra gli appassionati all’argomento è questa di Henrik Kniberg.

 

 

Ma cosa misurare?

L’approccio Lean alla strategia invita a misurare da subito gli aspetti più critici del progetto, quelli che potrebbero avere le conseguenze più rilevanti (impossibilità di realizzare l’iniziativa, cambiamento completo del modello, …). Si tratta cioè di testare le ipotesi a rischio. In un e-commerce potrebbe essere ad esempio più importante valutare la percentuale di resi anziché il dimensionamento dei magazzini.

Esistono anche in questo caso strumenti consolidati per valutare quali priorità dare ai diversi rischi connessi con le ipotesi del modello. Risk Dashboard o Post-Mortem Analysis sono tra esse, ma anche in questo caso si possono attivare tool diversi in base alle specifiche peculiarità del business.

Un percorso iterativo

Come detto precedentemente, l’impostazione Lean non si fonda su un’idea di business plan chiusa e vincolante, ma al contrario valorizza la capacità di adattamento del modello ai feedback provenienti dal mercato. La costruzione di esperimenti successivi conduce a un prodotto o servizio spesso distante da quanto ipotizzato inizialmente, ma caratterizzato da una maggior probabilità di funzionare sul mercato.

Da dove partire?

Nonostante l’approccio metodologico sia legato a strumenti e princìpi molto consolidati, l’elemento organizzativo e culturale, come sempre, ha un ruolo centrale nel successo di queste iniziative.

La comprensione dell’impostazione alla base del Lean Thinking serve a creare allineamento e visione comune. Un team che abbia condiviso una visione snella alla costruzione del business ha più probabilità di realizzare un’innovazione che risponda alle esigenze del mercato.

Partire da sessioni di formazione applicando velocemente concetti e strumenti alle proprie attività può essere un buon modo per iniziare.

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27

May
2014

In News
Non categorizzato
projects

By stefanoschiavo

Innovation bootcamp, lo spirito delle start up per le aziende

On 27, May 2014 | In News, Non categorizzato, projects | By stefanoschiavo

E’ passato più di un anno da quando Sharazad ha iniziato un percorso nuovo e affascinante insieme ad Andrea De Muri. La sfida non era facile. Creare un ponte tra la cultura e l’approccio snello delle start up e il mondo dell’impresa strutturata.

Per costruire questo legame abbiamo esplorato i temi del Lean Start up, dell’Agile e del Design Thinking. Abbiamo scoperto, attraverso le Fab Session, come essi potessero essere comunicati ad aziende strutturate con una cultura manageriale tradizionale.

fabsession

Abbiamo sperimentato collaborando con molte aziende e scuole di formazione. Cattolica Assicurazioni, Digital Accademia, Fondazione CUOA, Friuli Formazione, Adecco Training, Area Science Park e molti altri. Abbiamo incontrato startupper, imprenditori, artigiani e manager e da tutto questo è nata un’idea nuova di formazione e consulenza.

Nuova perché riesce a fare sintesi e a far innovare i manager con le idee di una start up senza rinunciare alla visione complessa di business evoluti.

  • Una giornata per una Fab Session con cui avviare il necessario cambiamento culturale nell’azienda.
  • Due giornate per un Innovation Bootcamp che stimola l’emergere dell’innovazione interna all’azienda.
  • Un Programma completo di Formazione tra strategia, organizzazione e marketing.
  • Un Percorso strutturato di Consulenza e Accompagnamento al Cambiamento che spazia tra strategia, marketing, organizzazione, sviluppo commerciale, design e operations.

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Sharazad sta già proponendo con risultati molto positivi questo tipo di servizi e già altre possibilità si profilano. Aver creato una vera start up artigiana come Lino’s Type è stato fondamentale per comprendere le vere logiche di questi percorsi. Allo stesso modo aver lavorato nel mondo digitale accorgendoci di quanto sia solo una parte di un’economia più ricca fatta di produzione manifatturiera e servizi avanzati. Infine decisivo aver pensato a formule nuove e originali di didattica e consulenza per motivare e appassionare chi si confronta con noi perché pensiamo che al centro di ogni cambiamento ci stanno le persone, poi viene tutto il resto…

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11

Feb
2013

In events
Futuro
News

By stefanoschiavo

“La guerra è la madre di tutte le cose”…

On 11, Feb 2013 | In events, Futuro, News | By stefanoschiavo

Sharazad è alle prese con progetti sempre più entusiasmanti e il tempo per scrivere manca. Ma non manca certo quello per osservare e pensare.

Abbiamo partecipato all’ultima Fab Session a Verona sul tema degli analisti simbolici, quelle figure professionali che stanno nel mezzo tra creazione e realizzazione. Avvocati, professionisti, manager o quanti altri dovrebbero, semplificando un po’, far fluire il valore nella catena che porta dall’ideatore al realizzatore di un prodotto o di un servizio.

Banale dire che questa catena non è sempre così ben oliata. E i giochi di sabato hanno dimostrato che i nostri analisti, per quanto consapevoli e preparati, non curano sempre al meglio le interfacce nella complessa architettura del lavoro ai nostri tempi.

Mentre la Session volgeva al termine si inanellavano le domande e i dubbi di Laura, incurante della fame dei colleghi, a dimostrazione di un interesse che andava oltre la didattica. Abbiamo così capito che l’incontro non era solo un momento di costruzione di un percorso didattico, ma era un’occasione per un confronto alto con interlocutori molto qualificati. Un confronto sui temi che caratterizzano quella “Fab Way” che ha l’ambizione di creare un percorso di trasformazione di un business tradizionale in qualcosa di nuovo e in linea con l’innovazione sociale e manageriale.

Concentrarsi su un lavoro ben fatto è indispensabile quanto insufficiente e i clamorosi fallimenti degli ultimi lavori svolti nella mattinata della Fab Session sono un’allegoria inequivocabile di questi limiti. Il ponte da costruire tra chi è coinvolto in un’avventura comune è difficile da progettare e i punti di riferimento non sono così stabili.

Leggevamo in questi giorni un bell’articolo di qualche anno fa di Claudio Magris sulla Cina e sui suoi sviluppi verso il capitalismo. Un po’ datato nel contenuto politico, ma sicuramente una grande prova di cultura che supera i confini dei fatti raccontati. Spesso succede a Magris e per questo vale la pena ogni tanto dimenticarsi l’attualità dei suoi scritti e rileggersi qualche sua riga.

Abbiamo visto come i riferimenti dell’articolo fossero quelli tipici di un certo approccio didattico alla strategia aziendale. “La guerra è la madre di tutte le cose” diceva Eraclito e a partire da questa antica verità i punti di riferimento sono di volta in volta Carl Von Clausewitz o Colin Powell. Con conseguenti considerazioni davvero interessanti. Anche pensando alla guerra come discussione, separazione, dialettica.

Eppure sabato abbiamo visto qualcosa di diverso. In un contesto in cui la collaborazione emerge come paradigma controbilanciando una competitività senza confini, questi riferimenti possono essere affiancati ad altri che fanno del gioco, dei rituali e delle dinamiche relazionali tra le persone la base per lo sviluppo di una strategia nuova. Alla dialettica si affianca il dialogo, al confronto l’empatia.

Un modello che voglia costruire sulle interfacce deve forse partire da lì e non dimenticare Sun Tzu, ma magari trovare un’altra madre, più nobile, più alta, più contemporanea, alle azioni umane.

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21

Nov
2012

In events
Futuro
Laboratori
the fab

By stefanoschiavo

Nascono le Fab Session, gli appuntamenti per creare insieme una nuova idea di sviluppo

On 21, Nov 2012 | In events, Futuro, Laboratori, the fab | By stefanoschiavo

The Fab è una sintesi di molti elementi spesso contrapposti. La tipografia Lino’s Type che vi è ospitata mette insieme un artigiano che va in pensione e due giovani grafici che vogliono sporcarsi le mani con macchinari affascinanti quanto complessi. Il lavoro comune, come dice Sennett in Insieme, favorisce la collaborazione, stimola la partecipazione e la condivisione di idee e visioni. In questo caso la collaborazione supera i confini generazionali. Sempre più tecnici, tipografi, meccanici vengono a dare una mano, stimolati dallo spirito innovativo e fresco dell’iniziativa.

 

The Fab è anche sintesi tra manifattura e creatività, come se non fossero sempre state unite. Il design, il digitale, l’arte si esaltano nel dialogo con chi produce oggetti, nel nostro caso stampe. Uno spazio di lavoro comune tra questo mondo creativo, nel nostro Paese spesso (auto?) emarginato, e il mondo della produzione, della piccola media impresa in crisi di identità e idee a cui il solo riempire di ore la giornata lavorativa non basta più a giustificare la propria presenza e non aiuta in alcun modo a competere in un mercato internazionale i cui valori non sono interpretabili senza l’aiuto delle menti più giovani e creative.

Infine The Fab è una sintesi del pensiero organizzativo aziendale e dell’apparente anarchia destrutturata del contesto artigiano. Lunghi anni di lavoro attraverso forme di organizzazione snelle e agili ci hanno fatto comprendere come la leggerezza nasca da un progetto chiaro, come la semplificazione delle dinamiche aziendali sia la premessa per mantenere reattiva e di successo una struttura aziendale spesso altrimenti destinata alla burocratizzazione fine a se stessa.

Da questi spunti, con l’aiuto del nostro amico Andrea, è nata l’idea di The Fab Sessions, una serie di eventi che vogliono costruire, insieme a pochi amici invitati a parteciparvi, una piattaforma per chi voglia iniziare un percorso strategico che assimili le esperienze di The Fab, la cultura del Futuro Artigiano, dell’organizzazione agile, dell’idea che la vera innovazione nasce in una produzione rinnovata attraverso la relazione con il design, con il web, con un approccio internazionale.

C’è un sito che racconta l’iniziativa. La prossima Fab Session sarà sabato 15 dicembre, destinata questa volta ai manager che vivono l’incertezza come opportunità di sviluppo.

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16

Jan
2012

In cool

By stefanoschiavo

Oltre l’estro disorganizzato…

On 16, Jan 2012 | In cool | By stefanoschiavo

Sharazad si occupa di strategia. Che è fatta, ce lo dice anche il nostro amico Manuel, di un pensiero originale, di una visione profonda, di obiettivi cui orientarsi, di azioni da compiere e di persone che possono aiutare a raggiungerli. E’ per questo che ci affascinano le idee che aiutano a trovare la propria strada. Una di queste, ormai lo sapete, è quella sviluppata, sull’onda di Richard Sennett, da Stefano Micelli con il libro Futuro Artigiano.

Ne abbiamo già parlato in altri post. Ogni tanto ci piace spiegare meglio cosa intendiamo. E’ forte il rischio di pensare all’Artigiano in termini di piccola struttura naive che, come da titolo, si barcamena tra estri disorganizzati e dimensione locale con un recupero nostalgico se non addirittura regressivo di un passato superato.

Chi pensa alle future dinamiche produttive, al recupero della manualità e del saper fare, si riferisce a fenomeni che legano queste capacità ad una comunicazione innovativa, a dei prodotti nuovi e soprendenti, a collaborazioni internazionali, a una strategia insomma non da “piccolo orticello”, ma di chi sa mettersi in relazione con le idee più virtuose e originali al mondo.

Per farvi un’idea c’è questo bel video suggeritoci da Barbara. Magari guardatelo full screen. Ah! L’audio merita… 🙂

Dusty Signs from Hunter Johnson on Vimeo.

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