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stefano micelli

Sul Corriere la nostra guida per Venezie Post. I dieci esercizi per attivare nuove imprese.

On 18, Oct 2013 | No Comments | In benfatto, cool, Futuro, News, report, sharazad, the fab | By Stefano Schiavo

L’occasione è stata davvero straordinaria. Una Guida turistica per Nuovi Artigiani. L’uscita del nuovo numero di VeneziePost, ci ha dato la possibilità di tracciare, a nostro modo, una specie di guida turistica dei territori del nuovo artigianato. E oggi ne parla anche il Corriere della Sera, con un’intervista a Nicola che delinea gli aspetti chiave di questa ricerca, tra gli spazi di The Fab e le proposte di Benfatto.

Nati per Fare

Il titolo dello speciale della rivista, Mappe, dal tema Nati per Fare, si lega straordinariamente a questa nostra esplorazione. Vi si parla di Hi-tech, prodotti unici e web: a Nordest l’«artigiano 2.0». Una mappa delle relazioni e delle emozioni che intercorrono nel mondo del fare. Insieme a noi Stefano Micelli, Eleonora Vallin, Marco Bettiol, Antonio Calabrò, Francesco Jori, Alessia Cerantola, Roberta Voltan, Daniele Capra e tanti altri amici che tracciano un percorso ideale nel nuovo Nordest, cresciuto all’ombra dei capannoni e delle mostre d’arte, del design e della globalizzazione.

L’articolo che si può leggere su Venezie Post, presenta Dieci semplici esercizi per attivare nuove imprese. Un viaggio insolito attraverso le best practice del territorio, mai sotto i riflettori. Sono dinamiche non ancora così visibili, ma già capaci di trascinare una generazione di persone appassionate. E ci piace farne parte per raccontarle, ma anche per viverle.

L'articolo sul Corriere della Sera

 

 

 

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26

Jun
2013

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In News
the fab

By Stefano Schiavo

Siamo designer o artigiani? Ovvero l’unico modo per comprendere questa rivoluzione è farne parte

On 26, Jun 2013 | No Comments | In News, the fab | By Stefano Schiavo

Per noi che ci siamo inebriati delle idee di Roberto Verganti, che abbiamo vissuto una stagione di emozionanti scoperte circondati da designer provenienti da tutto il mondo, che abbiamo frequentato straordinari creativi con uno sguardo visionario sulla società e sulle cose, per noi ciò che oggi sta avvenendo apre questioni importanti e difficili.

Mi riferisco a quanto accade nel mondo della produzione e dell’economia manifatturiera, a Futuro Artigiano e a quanto gira attorno ai concetti che da un po’ esploriamo in prima persona. I problemi si riferiscono al rapporto con i designer, alla funzione di questi in questo nuovo paradigma, alla sintesi tra le nuove professionalità emergenti. La citata design-driven innovation ha rappresentato una visione affascinante che ha dato un senso nuovo alla creatività italiana superando quel complesso nei confronti dello sviluppo formalmente manageriale dell’universo aziendale.

Essa poneva l’accento su un designer in grado di sviluppare un’innovazione radicale di senso e significato partendo da una forte sensibilità nei confronti di quanto emerge nella società, anticipando e mediando tra un proprio approccio personale e i segnali meno espliciti del mercato. 

La centralità del designer, la sua cultura aperta, la sua empatia con lo scorrere delle cose si sviluppavano in una ricerca virtuosa fatta di creatività, perizia e intuizione. Una figura titanica e romantica che forse oggi scricchiola.

Scricchiola perché sta emergendo una nuova figura chiamata in tanti modi diversi, maker, crafter o più sobriamente artigiano. Essa ha un carattere meno eroico, si fonda su una profonda conoscenza materiale, su ore di duro lavoro necessario ad accumulare un saper fare che non può essere studiato a tavolino o imparato sui libri.

La centralità della cultura materiale dell’artigiano sembra un arretramento rispetto alla capacità di lettura dei bisogni latenti della società che caratterizzava il designer. Sembra quasi che l’aspetto tecnico, l’innamoramento per il proprio prodotto, al di là e quasi contro il resto del mondo, prevalga.

Ma così non è. E questa è la grande novità.

L’artigiano di oggi non è chiuso nella sua bottega a provare e riprovare gli stessi schemi, dimentico degli altri e restio ad ogni contaminazione. Al contrario il protagonista di questa sorta di craft-driven innovation apre il suo laboratorio alle persone curiose di sperimentare e recuperare un rapporto con la produzione (spesso autoproduzione), confonde la propria competenza con nuovi stimoli tecnologici più o meno digitali (la stampa 3D, Arduino e tutto l’armamentario dei Fab Lab), viaggia, si arricchisce di esperienze, è aperto alla collaborazione, alla rete, alla trasparenza e a tutto il meglio della cultura “social” dell’ultimo decennio e infine fa il designer e anche qualcosa di più. Si sporca le mani e, parafrasando, sta sopra il suo tempo senza starne fuori.

La figura che ne esce è quanto di più lontano dal vecchio e stantio paradigma dell’artigiano in autoesilio, ma anche da quell’improbabile entità salvifica del designer capace di trasformare in oro ogni suggestione che la società gli offra.

Questa strada battuta da Stefano Micelli sul percorso tracciato da Richard Sennett, che trova echi nelle più recenti evoluzioni californiane (abbiamo ancora in mente la bella serata del Galileo Innovactors’ Festival), mostra già esempi eccellenti, un’economia in sviluppo e un oceano di altri casi che un po’ alla volta stiamo scoprendo e catalogando. Li stiamo conoscendo questi artigiani e parlar con loro non è facile. Stiamo noi stessi assimilando la loro cultura, ci scontriamo con gli stessi problemi e in qualche modo stiamo evolvendo. Fino ciò che abbiamo capito è che l’unico modo per comprendere questa rivoluzione è farne parte.

Il nuovo trend del design, che cambia radicalmente il ruolo dei designer, degli stilisti, degli intermediari culturali tra idea e prodotto, sta sviluppandosi nei centri delle nostre città, in spazi industriali aperti nelle zone più vitali del nostro Paese. La città è fondamentale in questo nuovo Rinascimento che torna alle radici della cultura materiale proiettandola in una nuova estetica di incompiuto e relazioni. Un’estetica in altre parole aperta e partecipativa. The Fab a Verona è un primo esempio virtuoso, con la sua tipografia letterpress Lino’s Type, coworking artigiano, spazio d’eccezione che continuamente esplora questa nuova estetica e in questo modo un nuovo concetto di design.

Dal nostro punto di vista le due figure che abbiamo di fronte non si escludono, ma nemmeno si integrano come fossero professioni complementari. Sono piuttosto da integrare in maniera nuova, con designer meno patinati che cercano il rapporto con l’esperienza produttiva (ho visto di recente un workshop di Lagostudio in cui i giovani studenti producevano le loro creazioni in totale assenza di supporti digitali, come a dire che la creatività cresce nella relazione fisica con la materia) e artigiani che integrino nella loro cultura una certa imprescindibile visione del mondo e delle persone.

 

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19

Mar
2013

One Comment

In events
Futuro
News

By Stefano Schiavo

Nicola sul Corriere del Veneto per il lancio di Venezie Post

On 19, Mar 2013 | One Comment | In events, Futuro, News | By Stefano Schiavo

Sabato c’è stata la presentazione di Venezie Post, di quella cioè che è l’evoluzione dello storico Nordesteuropa che nel corso degli anni ci ha accompagnato raccontando in modo intelligente i fatti e le economie del Nordest.

Siamo stati presenti sul palco con l’intervento, come al solito sferzante, di Nicola. Nella cornice della Fondazione CUOA si sono succeduti Stefano Micelli, Aldo Bonomi e tanti altri amici.

Il Corriere del Veneto ha raccontato l’evento con un articolo di Federico Nicoletti che vi riportiamo qua sotto.

MANIFATTURA VENETO

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04

Jan
2013

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In Futuro
News
the fab

By Stefano Schiavo

Un cardigan a Venezia e la costruzione del gusto moderno

On 04, Jan 2013 | 3 Comments | In Futuro, News, the fab | By Stefano Schiavo

Un lord inglese non avrebbe mai indossato un cardigan fuori dalla sua dimora. Perché un ragazzo che lo indossa bevendo uno spritz in un bàcaro di Venezia non ci sorprende?

Quel ragazzo ha un codice di comportamento che attraversa la musica che ascolta, le cose che mangia e beve, i vestiti che indossa, i prodotti che acquista, i libri che legge, i film che guarda e tante altre dimensioni della sua complessa personalità.

Da un po’ parliamo di Futuro Artigiano, dello sviluppo di un nuovo modello di economia che recupera il saper fare manuale, la produzione manifatturiera e la proietta su una dimensione nuova che mette insieme modelli di business innovativi, nuove tecnologie e fulgenti mezzi di comunicazione, internazionalizzazione e modelli organizzativi agili.

Abbiamo costruito i percorsi didattici di The Fab Sessions, li abbiamo sperimentati nello spazio di The Fab, in mezzo alle vecchie macchine tipografiche di Lino’s Type. Ma c’è qualcosa che ancora manca. Per andare oltre il contadino che muove il calice con lo sfondo di zolle manzoniane, per poter veramente confrontarsi con quanto accade nel mondo bisogna interrogarsi sulla costruzione di un gusto moderno.

Ne parlavamo a dicembre con Stefano, che ci dava le sue impressioni sul tema. Ci parlava del cardigan, dell’evoluzione del vestito maschile, ci dava fondamentali spunti su come sviluppare una didattica nuova. Poneva poi una questione di verità. Parola pesante e quanto meno impegnativa. Dopo tante verità ambiziose che miravano a colonizzare il gusto degli altri, dobbiamo porci di fronte allo sviluppo di sensibilità personali in grado di comprendere e vivere lo spirito del tempo. Se sul serio si vuole tentare di portare le nostre imprese a confrontarsi con un mercato internazionale bisogna viverne le dinamiche, quelle più profonde e nuove.

Attraverso un processo che parte da una rottura, da un momento di consapevolezza che mostra i limiti degli atteggiamenti in cui siamo immersi quotidianamente. Nelle Fab Sessions che abbiamo finora sviluppato abbiamo visto spesso manager e imprenditori di fronte a un attimo di crisi, di comprensione profonda e spesso difficile di qualcosa che non andava nei meccanismi ridondanti e stanchi delle proprie prospettive. Da questa distruzione può nascere un atteggiamento di ascolto a proposte alternative come quelle che racconta Andrea durante le sessioni formative. E’ una dialettica necessaria. Costruire sulle macerie delle proprie certezze. E’ per questo che The Fab Sessions amano giocare, perché nella simulazione è più facile abbattere quelle barriere che rendono così difficile il cambiamento.

La verità che cerchiamo è quindi la costruzione di un gusto e di un atteggiamento estetico personale in grado di comprendere cosa è moderno, o almeno di provarci. Il faut être absolument moderne, diceva Rimbaud. Forse quello che abbiamo perso negli ultimi anni è stata la capacità di cogliere i caratteri di questa modernità. Senza questo passaggio che è culturale e non di metodo, tutto ciò che esploriamo nella tecnologia, nell’economia, nella proposta di strategia di sviluppo, risulta parziale.

La prossima Fab Session, che completa quelle dedicate al modello strategico, alla leggerezza organizzativa, alla ricerca di ciò che sfugge agli analisti simbolici, sarà su un’estetica delle relazioni e dell’incompiuto, ma all’interno della costruzione di un gusto contemporaneo. Dovremo pur capire, davanti a un quadro, leggendo dieci righe di un romanzo, osservando una vetrina di un negozio, se siamo di fronte non al bello o al brutto, ma a qualcosa che coglie o meno il suo tempo e lo racconta, come sempre, a modo suo.

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06

Nov
2012

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In cool
events
Laboratori
News

By Stefano Schiavo

L’autoproduzione tra il festival Operae di Torino e un esperimento affascinante nella cosmesi DIY

On 06, Nov 2012 | No Comments | In cool, events, Laboratori, News | By Stefano Schiavo

Questo weekend grandi eventi a Torino tra Artissima, la Design Week e Operae. Siamo appena stati al Salone del Gusto, ma la tentazione di tornare sotto la Mole è forte…

In particolare al terzo evento siamo molto interessati noi di Sharazad. Un po’ perché c’è il nostro amico Stefano, un po’ perché è inevitabile alzare le orecchie attenti e vigili quando si parla di una mostra-mercato di design autoprodotto. Sa di Futuro Artigiano, sa di The Fab. Il corto circuito ormai palese tra “maker” e consumatore ha mille rivoli che vanno dalle ragazze che caricano le loro invenzioni su etsy.com o blomming a stampanti 3D che si interfacciano con vecchie Heidelberg grazie ad Arduino fino a un’informazione che si fa più su twitter che sui media tradizionali. Tutto questo dà vigore e slancio a chi è in grado di creare soluzioni originali che esprimono, come si soleva dire, lo spirito del tempo.

Una di queste creazioni sono sicuramente le creme di Giovanna, di cui vi abbiamo già parlato in occasione del workshop tenuto a The Fab che insegnava a creare cosmesi a partire da ottimi ingredienti selezionati dalla nostra amica farmacista e da qualche semplice istruzione di lavoro. L’intermediario produttivo prende un nuovo ruolo, più educativo, formativo, culturale. Dà gli strumenti e l’idea per autoprodurre soluzioni originali. Un po’ come nella splendida intuizione di Enzo Mari di cui spesso ci ha parlato Matteo di Amplificatore Culturale (seguiteli in rete perché i loro progetti sono davvero interessanti!).

Così ci troviamo stasera a cercare la location per il prossimo workshop (a Venezia con ogni probabilità), ma anche a cercare una formula per rendere semplice e diffusa questa pratica che sposta la produzione da laboratori industriali alle case dei consumatori. Giovanna ci ha promesso a breve un kit e delle semplici soluzioni per realizzare, da soli in una serata di relax o in compagnia di amici, la propria cosmesi DIY a casa. Al tempo stesso divertendosi, risparmiando e imparando a fare. A dicembre, per chi vorrà partecipare, il primo test! Sentiamo già il profumo di calendula e rosa canina nell’aria :) A prestissimo per i dettagli!

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25

Jun
2012

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In cool
projects
sharazad

By Stefano Schiavo

Tra il dire e il fare ci son di mezzo per lo meno due Heidelberg

On 25, Jun 2012 | 4 Comments | In cool, projects, sharazad | By Stefano Schiavo

Sharazad, tra l’altro, si occupa di consulenza. Su varie cose. Organizzazione, marketing, strategia, retail, web, … Tutto con un bel fil rouge. L’idea che il rapporto con il mercato sia cambiato. Che trasparenza, autenticità, esperienza, partecipazione non siano slogan, ma l’unico vero modo in cui fare una seria attività al giorno d’oggi… Dietro a tutto questo ci sono le cose di cui abbiamo parlato nell’ultimo post dedicato alla formazione.

Ma parlare solo non ci soddisfa. Se vogliamo essere coerenti, dobbiamo mettere questi nostri pensieri in azione. Ci infiammano persone come Ezio e tutti i suoi colleghi di Contempo. Ci sono piaciuti venerdì a Bassano del Grappa mentre ci raccontavano, dopo un bell’intervento del nostro amico Stefano, quello che fanno tra recupero di materiale di scarto industriale e creazione di prodotti straordinari per il retail… tavoli, lampade, arredo di ogni genere, unico, ma per una volta ripetibile!

Contempo e il mondo di Futuro Artigiano sono uno stimolo per noi che, umilmente, ci proviamo. Ci siamo così dati da fare nel creare un esempio di come trasformare quello che può essere letto come un distretto poco dinamico, la tipografia di Verona, in un laboratorio di incontro tra digitale e analogico, tra il pensiero creativo e la sapienza manifatturiera, in una fusione ricca di entusiasmo e fantasia.

Il primo passo è stato l’acquisto di due belle Heidelberg. Arriveranno a settembre. Poi uno spazio a Verona, in centro, vicino a Castelvecchio, dove si sono raccolte un po’ di realtà che condividono una visione del futuro industriale italiano, innanzitutto contro la retorica della crisi.

Poi l’altro giorno il trasloco. Impegnativo, dobbiamo dire, ma anche divertente e pieno di stimoli. Fra poco la location si apre a eventi e alla produzione. Tutto questo lo vedrete su un nuovo canale, figlio di Sharazad e di tanti nuovi compagni di viaggio. A presto per le news!

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04

Jun
2012

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In events
report

By Stefano Schiavo

Il Festival dell’Economia e quel fabbro di Saccolongo

On 04, Jun 2012 | No Comments | In events, report | By Stefano Schiavo

Tra Corrado Passera e Elsa Fornero che descrivono a tinte grigie il futuro prossimo della nostra economia, George Soros e Serge Latouche apocalittici e complementari, e poi tanti economisti che oscillavano tra mea culpa e nuove lezioni, il Festival dell’Economia si è confermato un momento da non perdere, ben organizzato e decisamente interessante.

- george soros -

C’eravamo, abbiamo seguito il confronto tra Alberto Bisin e Noreena Hertz, che parlavano di Coop Capitalism, Ilvo Diamanti che ci ha detto che l’80% degli italiani considerano gli altri un problema e un rischio (!), Stefano Micelli che raccontava la valenza economica del Futuro Artigiano, Adair J. Turner che faceva l’impeccabile inglese, ma ci dava qualche speranza sull’Euro. Dale T. Mortensen lo abbiamo seguito poi in streaming nell’avventuroso viaggio di ritorno tra le vallate trentine.

Temi alti, discussioni a volte più filosofiche che da economisti (ma le due aree si compenetrano, si sa) e un pensiero rivolto al fabbro di Saccolongo che abbiamo incontrato giovedì e che sta cercando la sua strada in un mercato che gli sembra incomprensibile e che non sta più dentro le relazioni sociali ristrette e locali di qualche anno fa.

Gli interventi del Festival, per quanto spesso improntati ad un sobrio pessimismo per il nostro Paese, a prospettive regressive per l’Europa e ad un ruolo secondario nelle dinamiche economiche mondiali, ci hanno però confermato che proprio nelle pieghe di questa visione sta la soluzione per il nostro fabbro. Perché in un mondo di flussi finanziari incontrollati, di politiche monetarie traballanti, di sfiducia ineludibile verso l’azione politica, possiamo con maggior tenacia e convinzione tornare all’essenza del lavoro, alla trasformazione, alla produzione. Il fabbro può farcela se esce dal suo orticello e impara a dialogare con il mondo intero.

- tito boeri ascolta serge latouche -

La nostra crisi occidentale è in fondo una crisi locale e un mondo intero è a disposizione. I piccoli produttori possono uscire dal loro ambito locale e possono confrontarsi con gli altri, con la stessa intuizione di Carlin Petrini e della straordinaria esperienza di Terra Madre… non solo l’agricoltura nasconde Presidi da conservare, rilanciare e far crescere. Tutta l’attività manifatturiera ha le stesse potenzialità e sta a noi il dovere di scoprirle e aiutarle a esprimersi. Impariamo insieme la lingua della modernità.

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09

May
2012

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In cool
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projects
sharazad

By Stefano Schiavo

Nuovi Italians Crescono con la cosmesi naturale di Taylor&Greene e i caratteri 3D di Lino’s Type

On 09, May 2012 | One Comment | In cool, events, projects, sharazad | By Stefano Schiavo

Cosa dire di Nuovi Italians Crescono? Sull’evento si è detto moltissimo. Bello vedere l’interesse che si è creato attorno all’iniziativa condotta in modo brillante da Beppe Severgnini e guidata da Stefano Micelli.

- cliccate sull’immagine per rivedere l’intero evento -

Non volendo esagerare nei commenti, soddisfatti di quanto accaduto, cominciamo a parlare dei progetti di cui Nicola ha introdotto lo spirito durante il suo intervento.

Parliamo di Taylor&Greene e Lino’s Type.

Taylor&Greene ha un po’ l’ambizione di invertire il processo di marketing che di solito partirebbe da analisi di mercato con tutto un armamentario di cluster di consumo, target e profilazione, ricerca e sviluppo conseguente e poi svilupperebbe ottimi prodotti adatti a un possibile utilizzo. Lavoro encomiabile e utile, ma che abbiamo un po’ messo da parte…
L’idea nostra è stata invece di chiedere a tutti di raccontare il proprio lavoro, di narrare nel giusto spirito di Sharazad la storia delle proprie giornate lavorative, come hanno fatto con entusiasmo Raffaella, Cristina e Serena. Il prodotto lo sviluppiamo insieme a loro e ai designer/creativi/tecnici/artigiani più adatti. Più che una ricerca di mercato è un’indagine sociologica, un’esplorazione delle nuove necessità del mondo del lavoro da cui nascono la crema mani per l’utilizzatore di ipad o il contorno occhi per il social media manager.
Qualcuno Taylor&Greene è già in grado di distribuirlo, con tutti i test, le verifiche e i controlli richiesti e con prodotti rigorosamente naturali in cui il Green appunto si mischia con il Fatto su Misura…

Di Lino’s Type parliamo invece la prossima volta. Le macchine le abbiamo prese, la designer è cooptata e la stampante 3D è calda… ci manca giusto il dettaglio della location, ma è questione di pochissimo!

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08

Mar
2012

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In cool
events
sharazad

By Stefano Schiavo

La Notte di Sharazad Futuro Artigiano con Stefano Micelli

On 08, Mar 2012 | No Comments | In cool, events, sharazad | By Stefano Schiavo

Dobbiamo ammetterlo. C’è stato un momento ieri sera in cui ci siamo emozionati.

Avevamo da tempo organizzato la prima Notte di Sharazad. L’avevamo collegata all’argomento che più ci sta a cuore, quello che più ci appassiona e coinvolge. E’ per questo che l’ospite principale era Stefano Micelli, autore dell’oramai famoso libro Futuro Artigiano. Arrivavamo tra l’altro nel momento in cui quello che Stefano sta raccontando da tempo sembra aver superato i confini di convegni settoriali per diventare un argomento riconosciuto dalla stampa e dai media e oggetto di importanti eventi.

E’ per questa ragione che è stato per noi un passaggio forte e coinvolgente quando Stefano ha affermato che il nostro supporto, le nostre proposte e il nostro entusiasmo verso i suoi temi gli avevano dato la spinta giusta in un momento ancora di incertezza sugli esiti delle sue proposte. Era prima dell’estate scorsa e il libro cominciava a guadagnarsi alcuni spazi in importanti contesti, ma ancora non si percepiva la portata effettiva del fenomeno.

Ieri sera abbiamo raccolto un gruppo di persone che, ognuno a suo modo, rappresentavano differenti aspetti della cultura del Futuro Artigiano. Molti altri ne conosciamo e li vogliamo coinvolgere presto in questa avventura che ci vede al fianco di Stefano. Le iniziative sono molte e le vedrete nascere un po’ alla volta, quindi stay tuned. Intanto un grazie a chi ha partecipato ieri e un a presto a tutti quelli che vorranno unirsi a noi in futuro.

 

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16

Jan
2012

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In cool

By Stefano Schiavo

Oltre l'estro disorganizzato…

On 16, Jan 2012 | No Comments | In cool | By Stefano Schiavo

Sharazad si occupa di strategia. Che è fatta, ce lo dice anche il nostro amico Manuel, di un pensiero originale, di una visione profonda, di obiettivi cui orientarsi, di azioni da compiere e di persone che possono aiutare a raggiungerli. E’ per questo che ci affascinano le idee che aiutano a trovare la propria strada. Una di queste, ormai lo sapete, è quella sviluppata, sull’onda di Richard Sennett, da Stefano Micelli con il libro Futuro Artigiano.

Ne abbiamo già parlato in altri post. Ogni tanto ci piace spiegare meglio cosa intendiamo. E’ forte il rischio di pensare all’Artigiano in termini di piccola struttura naive che, come da titolo, si barcamena tra estri disorganizzati e dimensione locale con un recupero nostalgico se non addirittura regressivo di un passato superato.

Chi pensa alle future dinamiche produttive, al recupero della manualità e del saper fare, si riferisce a fenomeni che legano queste capacità ad una comunicazione innovativa, a dei prodotti nuovi e soprendenti, a collaborazioni internazionali, a una strategia insomma non da “piccolo orticello”, ma di chi sa mettersi in relazione con le idee più virtuose e originali al mondo.

Per farvi un’idea c’è questo bel video suggeritoci da Barbara. Magari guardatelo full screen. Ah! L’audio merita… :)

Dusty Signs from Hunter Johnson on Vimeo.

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