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design Archives - Sharazad

Lean vs Design Thinking! Cosa è successo ieri a Trieste?

On 21, Jul 2017 | In Action Learning, Business Model, Design Thinking, Laboratori, Lean Startup, Lean Thinking | By stefanoschiavo

Ieri abbiamo sperimentato un confronto tra discipline che mettono al centro del loro approccio la persona. Inevitabile in questi casi pensare al Lean e al Design Thinking.

Ospitati da Area Science Park, abbiamo coinvolto dei partecipanti entusiasti in un’esplorazione culturale e metodologica di princìpi, rituali e strumenti delle due filosofie human-centered. Abbiamo iniziato evidenziando le peculiarità nella visione del ruolo delle persone nei processi di innovazione, ma quasi subito abbiamo provato a testare quanto raccontato.

Ci siamo dedicati alla tradizionale prova di riprogettazione della pausa caffè, ma con una certa attenzione a non pensare tanto all’area caffè (con lo spazio, gli oggetti, le persone, …), quanto all’idea stessa di pausa in cui rilassarsi, parlare, sfogarsi, divertirsi, ritemprarsi, perder tempo, essere inefficienti o forse creativi…

Per ampliare così tanto la visione abbiamo usato i tool che ci suggerisce IDEO nelle sue pubblicazioni e abbiamo però dato una nostra interpretazione che lega i momenti divergenti della progettazione design-driven con quelli business oriented del Lean Startup.

Il risultato, lo ammettiamo, è andato oltre le aspettative. La complementarietà, in alcuni quasi sequenzialità, dei due approcci è stata sorprendente. Momenti diversi nella comprensione del contesto, nella generazione di idee, nell’esplorazione di problemi e soluzioni, nelle fasi di test e prototipazione hanno evidenziato come le due discipline siano parte di un percorso integrabile in cui il principio creativo della divergenza si sposa con l’iterazione sperimentale nel test di mercato.

Vari i momenti divertenti tra cui quello in cui il metodo Fly on the Wall si è quasi trasformato in una scuola di stalking 🙂

Alla fine la conferma da parte dei partecipanti del valore e dell’applicabilità operativa di quanto appreso e questa è stata la massima soddisfazione in una giornata da ricordare.

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29

Mar
2016

In events
Futuro

By stefanoschiavo

Lino’s & Co alla Triennale di Milano per New Craft

On 29, Mar 2016 | In events, Futuro | By stefanoschiavo

Si avvicina l’apertura di New Craft, il progetto ideato e curato da Stefano Micelli e presentato alla Fabbrica del Vapore per la XXI Esposizione Internazionale della Triennale di Milano: è una mostra che rende visibile l’incontro tra innovazione tecnologica e manifattura d’eccellenza. Esplora diversi aspetti dell’artigianato e della produzione mettendoli a confronto con l’evoluzione del digital manufacturing e di quella che si suol definire Terza Rivoluzione industriale.

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Ne abbiamo già parlato tanto e quindi non ci dilunghiamo nel raccontare dei contenuti che la mostra saprà esporre al meglio. La cosa che ci piace però dire qui è che a progettare lo spazio tipografia e letterpress di New Craft, Stefano Micelli ha chiamato Lino’s & Co, il nostro progetto di rilancio del mondo tipografico.

Nicola si è subito messo al lavoro e ha recuperato materiali, idee e collaborazioni che renderanno questa occasione un modo per studiare lo stato della stampa oggi. Pensiamo infatti che una mostra su questi argomenti non possa che essere un momento di analisi dello stato dell’arte, aperto a chi voglia partecipare portando spunti e nuove idee. Lo spirito di Lino’s & Co è aperto di natura e anche in questa occasione vorremmo essere una piattaforma che ospita tutti coloro che vogliono contribuire al racconto di un momento di grande innovazione. Presto nuove info sul sito di Lino’s & Co! Vi aspettiamo 🙂

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02

Oct
2014

In News
Non categorizzato

By stefanoschiavo

“L’arredamento deve adeguarsi alle nuove relazioni sociali”, l’intervista a Stefano

On 02, Oct 2014 | In News, Non categorizzato | By stefanoschiavo

Ecco l’intervista della brava Eleonora Vallin a Stefano. Si parla di Design, sistema Arredo, spazi sociali e commerciali e altre cose belle.

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29

Apr
2014

In Futuro
News
Non categorizzato

By stefanoschiavo

Milldue, un’esperienza di lean design in salsa artigiana

On 29, Apr 2014 | In Futuro, News, Non categorizzato | By stefanoschiavo

Parliamo tanto di artigianato, di makers, di piccoli produttori eroici che sembrano sfidare il mercato con un afflato romantico che conquista e affascina tutti noi.

Ci piace però pensare che questo movimento nasconda una prospettiva economica virtuosa che coglie il meglio della piccola e media industria italiana. L’innovazione rapida e creativa, la reattività, la customizzazione e la personalizzazione, la competenza tecnica, il gusto e lo stile.

Molti pongono nella grande dimensione la capacità di investire in nuove soluzioni, ma forse è vero il contrario. Contro lo spreco e l’utilizzo inefficiente delle risorse, la piccola azienda (al suo meglio) riesce a sviluppare un’efficienza e una determinazione per tentare soluzioni nuove anche in presenza di risorse limitate. Sa anche farsi carico di soluzioni coraggiose che non possono rientrare nei piani ingessati della grande azienda. Costituiscono, spesso a proprio danno, il vero terreno di sperimentazione delle idee più innovative.

Un caso che ci piace raccontare e che Sharazad da ormai un po’ di tempo segue da vicino è quello di Milldue, un’azienda del Design che riesce ad esprimere al meglio tutto ciò che sta sotto etichetta di “futuro artigiano”. Lo fa perseguendo allo stesso tempo una solidità internazionale con razionalità economica e visione strategica. Milldue progetta, produce e distribuisce soluzioni di Arredo Bagno. Al Salone Milldue ha fatto qualcosa di eccezionale, ma ve lo raccontiamo fra poco…

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Caso tipico delle migliori aziende del design italiano, sa sposare stile e bellezza con soluzioni tecniche eccezionali. I bagni non sono normali pezzi d’arredo perché devono contemplare singolari problematiche tecniche come l’integrazione con gli impianti, la presenza di acqua e l’utilizzo di materiali adeguati, l’ambito contemporaneo del design, del benessere e della cura del corpo, l’integrazione con altri settori come la rubinetteria e l’oggettistica.

Milldue è appieno nell’ambito del Futuro Artigiano si diceva. La presenza nell’esperienza newyorkese del nostro amico Diego di Design-Apart lo attesta. Ha tutte le caratteristiche per proporre un design originale, ma capace di adattarsi alle esigenze specifiche dei mercati che va a toccare, che siano le fredde lande russe o il continente americano, l’Africa, l’India o l’Europa. La competenza tecnica, il design modulare e il modo snello di progettare fondano la capacità di customizzare i prodotti e ne fanno un operatore adeguato al mercato globale senza però perdere la profonda relazione con il territorio in cui nasce.

Stefano e Giorgio sono imprenditori giovani che continuano un’esperienza familiare in un classico dell’economia veneta, ma il passaggio generazionale è stato capace di innovare l’organizzazione e la filosofia aziendale in senso lean e design-driven.

milldue5Nell’ultimo Salone del Mobile abbiamo parlato molto di Fuorisalone e di tutte le straordinarie esperienze di Zona Tortona, Lambrate, Brera e così via. Non abbiamo invece fin qui parlato abbastanza del Salone vero e proprio. E quindi parlare di quel che lì ha fatto Milldue ci permette di evidenziare un’espressione chiara della capacità inventiva e creativa del settore.

Senza probabilmente concepirlo in maniera strutturata sono stati protagonisti di un progetto tipico della cultura lean in salsa PMI. In questa occasione infatti le scelte di sviluppo prodotto e di innovazione avevano portato a una forte pressione sui tempi di sviluppo delle nuove collezioni.

Invece di arrendersi alla necessità di presentare al mercato i prodotti senza il corretto insieme di materiali di comunicazione, l’idea è stata quella di utilizzare la Fiera per forzare i tempi e comprimere tutta la tradizionale filiera di produzione. Per far questo l’azienda ha adottato una strategia di riduzione di spazi e tempi. Gruppi di lavoro con sprint quotidiani per lo sviluppo e la produzione dei prototipi con un eccezionale sforzo produttivo che spiega la forza di un’azienda che mantiene la produzione in casa. Utilizzo dello spazio di esposizione presso la Fiera per riunire fotografo, grafico, designer, marketing e tipografia con un contatto diretto e continuativo. Ne è risultata la produzione di un catalogo di grande pregio.

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La compressione di tempi e spazi, tipici della Kaizen Week, se da una parte nasce dall’esigenza di rispondere nei tempi necessari, dall’altra crea le condizioni ideali per uno scambio mai così efficiente di feedback e informazioni tra gli attori della filiera. I professionisti potevano dialogare direttamente sul prototipo, in un approccio da Design Thinking.

I processi strutturati a volte aggiungono transazioni informative talmente inefficienti da compensare, in progetti veloci e complessi, il miglioramento dell’efficienza locale. Il risultato è stato un fantastico stand e una documentazione di supporto alla vendita arrivata in tempi rapidissimi nonché un successo commerciale come poche volte in passato. Complimenti all’intera squadra che ha fatto tesoro di un esercizio di coordinamento leggero come quello messo in atto attraverso i metodi Lean.

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19

Sep
2013

In events
Futuro
News
the fab

By stefanoschiavo

Il design tra il rimpianto dei distretti e la nuova distribuzione

On 19, Sep 2013 | In events, Futuro, News, the fab | By stefanoschiavo

C’è un’area del saper fare italiano che per ragioni personali e professionali ci sta molto a cuore. Parliamo del design e di tutti gli annessi e connessi. Abbiamo lavorato e ancora collaboriamo con una realtà come Lago, ci troviamo ogni giorno a fianco di designer nuovi o affermati, di imprenditori, di falegnami e tecnici, di esperti di interior e manager e cogliamo costantemente il patrimonio di conoscenze, di esperienza e di entusiasmo che questo settore ancora esprime in Italia.

Eppure qualcosa negli ultimi anni si è rotto… Da traino di un’economia orientata all’export e capace di cogliere opportunità in ogni parte del pianeta è come se si fosse perso un legame. Chiusi a guardarsi l’ombelico tra proteste fiscali e mancata inclusione dei giovani, in difficoltà nella comprensione di quel che avveniva nel mondo, ora l’arredo-design sembra non trovare strade nuove per ripartire, se non assistendo attonito alla calata di Ikea…

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Dal nostro punto di vista, che sposa come sempre un’attenzione alla produzione di qualità ad un’inguaribile curiosità per i nuovi modi di esprimersi nel mercato, dal questo nostro punto di osservazione ci sembra che quel legame perso sia figlio di una cesura generazionale e culturale tra chi ha inventato e fondato il Made in Italy dei distretti e chi oggi si trova a emigrare per dar sfogo a quella voglia di cambiare le cose che qui non sembra trovar ascolto.

Un aspetto di questa complessa situazione che più di altri ci piace esplorare è quello della distribuzione:

– del nuovo modo di fare retail (ci è piaciuto recentemente questo bel video di Monocle anche se i prodotti presentati necessiterebbero di qualche intervento… ma in ogni caso di grande valore per la nostra startup tipografica Lino’s Type)

– del nuovo modo di vendere che passa anche attraverso un uso più evoluto del web, non più vetrina, ma luogo di eccellenza per l’attivazione di relazioni continuative

– di nuovi e fondamentali spazi reali in cui cementare i contatti virtuali, in cui toccare gli oggetti, parlare alle persone, esprimere la convivialità

Recentemente abbiamo visto nascere l’esperienza berlinese di Fab.com, quella californiana di Zanoby con il nostro amico Roberto e poi MakeTank, recentemente ospiti a The Fab, Buru BuruFormabilio e tanti altri. Confrontandoci con alcuni di loro abbiamo capito che il gap di cui parlavamo prima è ancora più profondo di quello che immaginavamo. La comprensione delle esigenze di questo tipo di distribuzione non è alla portata delle nostre aziende manifatturiere, bollite come la famosa rana nella pentola del fare quotidiano, incapaci di affrontare adeguamenti creativi, organizzativi e culturali.

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Pensiamo che sarebbe bello portare un po’ di questi esempi all’interno degli spazi di confronto degli operatori del settore, creando un momento di crescita e tracciando la strada per un adeguamento delle nostre aziende ai nuovi standard richiesti dal mercato. Non è questione di consulenze o agenzie di commercio, di management o nuova imprenditorialità. Pensiamo basti cominciare mettendo in contatto chi sa fare, chi ha idee e chi può diffonderle.

A volte è solo una questione di prospettiva con cui si guardano le cose. L’obiettivo è anche capire di cosa ha bisogno chi può portarti a vendere in nuovi modi e in culture lontane. L’occasione è forse più vicina del previsto, ma ve ne parleremo a tempo debito… Intanto continuiamo ad affrontare questo tema che sempre più ci interessa approfondire.

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13

Sep
2013

In events
Futuro
News
report
the fab

By stefanoschiavo

MakeTank, il marketplace cucito su misura per i nuovi makers si presenta a Verona

On 13, Sep 2013 | In events, Futuro, News, report, the fab | By stefanoschiavo

Un tavolo pensato per degustare dei buoni vini; lampade di cartone; gioielli creati da una stampante 3D; un portachiavi per chi, al posto delle chiavi di casa, usa un chip RFID. L’autore di quest’ultimo, peraltro, si fa ritrarre in posizione yogica: spiritualità ed inventiva, potremmo dire.

Sono, questi, alcuni esempi di creazioni dei nuovi artigiani, che chiameremo “makers” con gratitudine verso l’essenzialità dell’inglese. Tutti questi oggetti – e molti altri – sono acquistabili su MakeTank, un marketplace online cucito su misura per i nuovi makers.

I fondatori, sono stati ospiti di quella fucina creativa che è, in tutti i sensi, The Fab, e ci hanno raccontato con dovizia di particolari il loro modello di business.

Tutto nasce da un’idea: favorire la diffusione del lavoro degli artigiani digitali mettendoli in condizione di vendere e produrre senza dover affrontare investimenti potenzialmente insormontabili. MakeTank di fatto non vende niente, ma mette in contatto artigiani e clienti finali offrendo ad entrambi la piattaforma per concludere l’affare.

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E dunque, qual è la ricetta per il successo? I ragazzi ce l’hanno spiegata così:
– si scelgono attentamente i makers per offrire una vetrina di prodotti di qualità
– si creano un marchio e un logo che, col tempo, trasmettano fiducia
– si attirano, in questo modo, clienti potenziali che cercano qualcosa di speciale, unico – o, comunque, raro – per il quale sono disposti a spendere un po’ di più
– si offre, ai venditori, un servizio gratuito di consulenza e assistenza, condividendo esperienza e competenza sul prezzo, sulle spedizioni, sul rapporto da instaurare con il cliente finale
– infine, si garantisce a quest’ultimo una vetrina online semplice da utilizzare, bella da vedere, ricca di informazioni, umana e personale.

Tutto questo è MakeTank. La presentazione di Laura, come è immaginabile, ha suscitato una sessione di domande e risposte appassionata ed appassionante, grazie al pubblico coinvolto a più livelli. C’era chi, con un occhio al marketing, si informava sul profilo del vendor e sul perché, tra tanti siti che offrono servizi analoghi, qualcuno dovesse proprio rivolgersi a loro; c’era chi, invece, sondava le opportunità per la propria impresa, o negozio; c’era infine chi si interrogava su questa certamente inconsueta strategia di approccio al mercato che spesso sembra così aliena alle metodologie tipiche del mercato di massa.

Del resto, MakeTank opera, per istinto, passione e assieme razionale consapevolezza, in un ambito di nicchia tecnicamente inteso, che veste magnificamente la filosofia produttiva di chi predilige l’artigianato e la personalizzazione alla produzione industriale massificata. Infatti, molte sono le parole chiave risuonate nel corso dell’ora di dibattito che dovrebbero far rizzare le antenne a chi si intende di niche markets: qualità del prodotto, qualità del servizio, individualità, personalizzazione, manualità, unicità, prezzo superiore a quello del prodotto “generico”, contatto personale tra venditore e cliente, fiducia, innovazione costante, cliente finale selezionato e individuato.

Infine, una pizza a tarda sera ha stimolato ulteriori conversazioni su futuro, opportunità e sfide. Effettivamente, è innegabile che MakeTank viva un momento di grande fermento e di conseguenti decisioni da prendere per il futuro; nel contempo, cominciano a delinearsi le opportunità di un business che sta prendendo forma.

Potremmo anzi dire che opportunità e sfide viaggiano assieme: per esempio, l’opportunità di valorizzare sempre più la qualità dei prodotti – e dei produttori! – si accompagna alla sfida di evolvere e chiarire i parametri di selezione dei vendor stessi, a tutto beneficio del cliente finale. Il carattere artigianale del prodotto mostrato su MakeTank, poi, sta già evidenziando l’opportunità di farlo toccare con mano a chiunque sia interessato; contemporaneamente, la sfida è di individuare modalità sempre più creative per avvicinare il prodotto al cliente senza snaturare il modello di business, anzi, rafforzandolo.

Speriamo, dunque, sia valsa la pena di ritardare il lungo viaggio verso Firenze di qualche ora! Da parte mia, va a loro solo un grazie per aver alimentato una chiacchierata così entusiasmante.
Nel frattempo, i ragazzi di MakeTank si stanno dando da fare: potrete trovarli là dove sentirete parlare di “makers”.

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26

Jun
2013

In News
the fab

By stefanoschiavo

Siamo designer o artigiani? Ovvero l’unico modo per comprendere questa rivoluzione è farne parte

On 26, Jun 2013 | In News, the fab | By stefanoschiavo

Per noi che ci siamo inebriati delle idee di Roberto Verganti, che abbiamo vissuto una stagione di emozionanti scoperte circondati da designer provenienti da tutto il mondo, che abbiamo frequentato straordinari creativi con uno sguardo visionario sulla società e sulle cose, per noi ciò che oggi sta avvenendo apre questioni importanti e difficili.

Mi riferisco a quanto accade nel mondo della produzione e dell’economia manifatturiera, a Futuro Artigiano e a quanto gira attorno ai concetti che da un po’ esploriamo in prima persona. I problemi si riferiscono al rapporto con i designer, alla funzione di questi in questo nuovo paradigma, alla sintesi tra le nuove professionalità emergenti. La citata design-driven innovation ha rappresentato una visione affascinante che ha dato un senso nuovo alla creatività italiana superando quel complesso nei confronti dello sviluppo formalmente manageriale dell’universo aziendale.

Essa poneva l’accento su un designer in grado di sviluppare un’innovazione radicale di senso e significato partendo da una forte sensibilità nei confronti di quanto emerge nella società, anticipando e mediando tra un proprio approccio personale e i segnali meno espliciti del mercato. 

La centralità del designer, la sua cultura aperta, la sua empatia con lo scorrere delle cose si sviluppavano in una ricerca virtuosa fatta di creatività, perizia e intuizione. Una figura titanica e romantica che forse oggi scricchiola.

Scricchiola perché sta emergendo una nuova figura chiamata in tanti modi diversi, maker, crafter o più sobriamente artigiano. Essa ha un carattere meno eroico, si fonda su una profonda conoscenza materiale, su ore di duro lavoro necessario ad accumulare un saper fare che non può essere studiato a tavolino o imparato sui libri.

La centralità della cultura materiale dell’artigiano sembra un arretramento rispetto alla capacità di lettura dei bisogni latenti della società che caratterizzava il designer. Sembra quasi che l’aspetto tecnico, l’innamoramento per il proprio prodotto, al di là e quasi contro il resto del mondo, prevalga.

Ma così non è. E questa è la grande novità.

L’artigiano di oggi non è chiuso nella sua bottega a provare e riprovare gli stessi schemi, dimentico degli altri e restio ad ogni contaminazione. Al contrario il protagonista di questa sorta di craft-driven innovation apre il suo laboratorio alle persone curiose di sperimentare e recuperare un rapporto con la produzione (spesso autoproduzione), confonde la propria competenza con nuovi stimoli tecnologici più o meno digitali (la stampa 3D, Arduino e tutto l’armamentario dei Fab Lab), viaggia, si arricchisce di esperienze, è aperto alla collaborazione, alla rete, alla trasparenza e a tutto il meglio della cultura “social” dell’ultimo decennio e infine fa il designer e anche qualcosa di più. Si sporca le mani e, parafrasando, sta sopra il suo tempo senza starne fuori.

La figura che ne esce è quanto di più lontano dal vecchio e stantio paradigma dell’artigiano in autoesilio, ma anche da quell’improbabile entità salvifica del designer capace di trasformare in oro ogni suggestione che la società gli offra.

Questa strada battuta da Stefano Micelli sul percorso tracciato da Richard Sennett, che trova echi nelle più recenti evoluzioni californiane (abbiamo ancora in mente la bella serata del Galileo Innovactors’ Festival), mostra già esempi eccellenti, un’economia in sviluppo e un oceano di altri casi che un po’ alla volta stiamo scoprendo e catalogando. Li stiamo conoscendo questi artigiani e parlar con loro non è facile. Stiamo noi stessi assimilando la loro cultura, ci scontriamo con gli stessi problemi e in qualche modo stiamo evolvendo. Fino ciò che abbiamo capito è che l’unico modo per comprendere questa rivoluzione è farne parte.

Il nuovo trend del design, che cambia radicalmente il ruolo dei designer, degli stilisti, degli intermediari culturali tra idea e prodotto, sta sviluppandosi nei centri delle nostre città, in spazi industriali aperti nelle zone più vitali del nostro Paese. La città è fondamentale in questo nuovo Rinascimento che torna alle radici della cultura materiale proiettandola in una nuova estetica di incompiuto e relazioni. Un’estetica in altre parole aperta e partecipativa. The Fab a Verona è un primo esempio virtuoso, con la sua tipografia letterpress Lino’s Type, coworking artigiano, spazio d’eccezione che continuamente esplora questa nuova estetica e in questo modo un nuovo concetto di design.

Dal nostro punto di vista le due figure che abbiamo di fronte non si escludono, ma nemmeno si integrano come fossero professioni complementari. Sono piuttosto da integrare in maniera nuova, con designer meno patinati che cercano il rapporto con l’esperienza produttiva (ho visto di recente un workshop di Lagostudio in cui i giovani studenti producevano le loro creazioni in totale assenza di supporti digitali, come a dire che la creatività cresce nella relazione fisica con la materia) e artigiani che integrino nella loro cultura una certa imprescindibile visione del mondo e delle persone.

 

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06

Nov
2012

In cool
events
Laboratori
News

By stefanoschiavo

L’autoproduzione tra il festival Operae di Torino e un esperimento affascinante nella cosmesi DIY

On 06, Nov 2012 | In cool, events, Laboratori, News | By stefanoschiavo

Questo weekend grandi eventi a Torino tra Artissima, la Design Week e Operae. Siamo appena stati al Salone del Gusto, ma la tentazione di tornare sotto la Mole è forte…

In particolare al terzo evento siamo molto interessati noi di Sharazad. Un po’ perché c’è il nostro amico Stefano, un po’ perché è inevitabile alzare le orecchie attenti e vigili quando si parla di una mostra-mercato di design autoprodotto. Sa di Futuro Artigiano, sa di The Fab. Il corto circuito ormai palese tra “maker” e consumatore ha mille rivoli che vanno dalle ragazze che caricano le loro invenzioni su etsy.com o blomming a stampanti 3D che si interfacciano con vecchie Heidelberg grazie ad Arduino fino a un’informazione che si fa più su twitter che sui media tradizionali. Tutto questo dà vigore e slancio a chi è in grado di creare soluzioni originali che esprimono, come si soleva dire, lo spirito del tempo.

Una di queste creazioni sono sicuramente le creme di Giovanna, di cui vi abbiamo già parlato in occasione del workshop tenuto a The Fab che insegnava a creare cosmesi a partire da ottimi ingredienti selezionati dalla nostra amica farmacista e da qualche semplice istruzione di lavoro. L’intermediario produttivo prende un nuovo ruolo, più educativo, formativo, culturale. Dà gli strumenti e l’idea per autoprodurre soluzioni originali. Un po’ come nella splendida intuizione di Enzo Mari di cui spesso ci ha parlato Matteo di Amplificatore Culturale (seguiteli in rete perché i loro progetti sono davvero interessanti!).

Così ci troviamo stasera a cercare la location per il prossimo workshop (a Venezia con ogni probabilità), ma anche a cercare una formula per rendere semplice e diffusa questa pratica che sposta la produzione da laboratori industriali alle case dei consumatori. Giovanna ci ha promesso a breve un kit e delle semplici soluzioni per realizzare, da soli in una serata di relax o in compagnia di amici, la propria cosmesi DIY a casa. Al tempo stesso divertendosi, risparmiando e imparando a fare. A dicembre, per chi vorrà partecipare, il primo test! Sentiamo già il profumo di calendula e rosa canina nell’aria 🙂 A prestissimo per i dettagli!

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12

Oct
2012

In cool
Futuro
Laboratori

By stefanoschiavo

Il prossimo weekend siamo a Verona con Futuretail!

On 12, Oct 2012 | In cool, Futuro, Laboratori | By stefanoschiavo

Uno spazio virtuale e uno fisico per esplorare il Futuro del Retail.

Lo curerà tra il 21 e il 23 Ottobre Sharazad all’interno degli spazi della Fiera di Verona. Sarà un osservatorio che parte dai casi più interessanti che abbiamo colto in questi mesi attraverso uno sguardo attento sulle dinamiche in atto in tutto il mondo. Ma non solo.

Con la curiosità che ci accompagna sempre, partendo dall’appuntamento che ci ha già visti impegnati l’anno scorso, quest’anno siamo protagonisti nella costruzione di una parte di Abitare il Tempo 100% Project.

Ci stiamo dedicando alla produzione di materiale informativo (a modo nostro s’intende!) e di uno spazio dinamico e vissuto. Non sarà tanto uno stand quanto un luogo di incontro, esperienza e scambio di opinioni. Il nostro obiettivo è creare un ambito relazionale dove apprendere e confrontarsi su ciò che ci attende nel mondo del Retail.

Al centro e a supporto dell’iniziativa, andando oltre le tre giornate di Fiera, c’è il sito Futuretail. Servirà a sedimentare quanto emerso in questa ricerca attraverso approfondimenti e scambi di visioni e esperienze.

In perfetto stile Sharazad ci saranno workshop che spiegheranno i vari aspetti che contribuiscono allo sviluppo di un negozio, non perdendoci in roboanti prospettive strategiche, ma esplorando le azioni più concrete e quotidiane, tipo allestire la vetrina per intenderci, che messe tutte in fila però consentono di comprendere alcune grandi potenzialità di sviluppo.

Domenica 21 ottobre 2012

Tema: Shop

Mattino: Pillole di Visual Merchandising.

Pomeriggio: Allestire uno spazio attraverso i 5 sensi, il negozio del futuro.

Lunedì 22 ottobre 2012

Tema: Interior

Mattino: Progettare per crescere.

Pomeriggio: Bello o brutto? dipende da come lo illumini.

Martedì 23 ottobre 2012

Tema: Ecocasa

Mattino: Piccoli e grandi gesti sostenibili.

Pomeriggio: Laboratorio di Riciclo. Silvia Bragagnolo ci insegna a creare un oggetto utile dai rifiuti domestici.

Non resta che venirci a trovare. Attendiamo da tutti contributi e idee da discutere tra gli spazi mobili di Future Retail.

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17

Nov
2011

In events
sharazadontour

By stefanoschiavo

Lean Production in Frog Design

On 17, Nov 2011 | In events, sharazadontour | By stefanoschiavo

Cos’è lo spreco? In produzione l’abbiamo imparato. Ce l’hanno detto i giapponesi. Lo chiamano Muda e ci dicono che ce ne sono ben sette tipi: dal movimento alla rilavorazione, dalla sovraproduzione alla sovraqualità (!). Ma in un ambiente creativo cos’è lo spreco?

matteo penzo e alessandro galetto – frog design

Ce lo siamo chiesti ieri a Milano con i ragazzi di Frog Design che ci hanno invitato a condurre un incontro sull’applicazione della lean production all’interno di un contesto come il loro, fatto di programmazione agile e di straordinario design.

Il confronto è stato a mio parere molto utile e forse la cosa più interessante è stato esplorare il confine tra creatività e organizzazione.

Dove sta il limite tra la divergenza di chi deve creare una nuova strada e ha necessità di essere libero da ogni vincolo e l’esigenza d’altro canto di mantenere un equilibrio per così dire “economico”? Inutile dire che non c’è stata una risposta, ma ci siamo accorti che cercare di leggere il modo in cui la creatività si sviluppa con gli occhi di un lean manager può evidenziare grandi spazi di crescita.

lars von trier – the five obstructions

L’esercizio è aperto e anzi qualche spunto è gia nato… vi terremo aggiornati sugli esiti!

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