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andrea de muri

21

Jan
2013

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In cool
Futuro
News
the fab

By Stefano Schiavo

Una bella intervista a Stefano su Ninja Marketing. Sharazad, The Fab, Lino’s Type e la formazione che serve per diventare Futuro Artigiano.

On 21, Jan 2013 | No Comments | In cool, Futuro, News, the fab | By Stefano Schiavo

L’intervista che ci ha fatto Ninja Marketing è stata davvero una bella occasione per illustrare il nostro approccio. Abbiamo parlato dello spazio The Fab, di Lino’s Type, la start up artigiana che vi è ospitata, di The Fab Sessions, i momenti formativi che vi si svolgono. Alberto Maestri, che ha svolto l’intervista, è stato davvero bravo e lo ringraziamo anche qui.

Ma già venerdì sera, ci dicevamo, l’intervista sembrava in qualche modo quasi superata. Tanto è il ritmo di innovazione, tanta è la velocità con cui nascono nuove idee e iniziative. Dobbiamo constatare che la formula che mette insieme uno spazio manifatturiero con chi di solito si chiude in una stanza a ragionare su astratti progetti di business ha superato le nostre più ottimistiche aspettative. Il corto circuito tra spazio strategico e produttivo era la nostra maggior scommessa. La tensione a rendere visibile e tangibile ogni processo astratto è nel nostro DNA che oscilla tra Design Thinking e Lean Manufacturing.

La mattina, mentre stavamo definendo una partnership con un’importante istituzione nordestina, venti studenti delle scuole superiori di Verona erano in visita guidata da Giovanni tra le macchine letterpress del laboratorio tipografico. Subito dopo ci raggiungeva Andrea e insieme sviluppavamo un’idea di The Fab Way da applicare alle realtà produttive che vogliono sviluppare un nuovo percorso di crescita. Nel frattempo Sara ci proponeva una bellissima idea di eventi aperti al pubblico da sviluppare a The Fab, in spazi produttivi e dentro i teatri nel corso dell’anno.

Insomma, un fermento che sinceramente non sentiamo quando siamo dentro le aziende, spesso vincolate a tempistiche e passaggi burocratici inadeguati all’innovazione al tempo dei makers… Un passaggio che ci piacerebbe ipotizzare è quello di sviluppare spazi analoghi dentro le aziende. La ricetta la stiamo testando e siamo pronti ora ad applicarla in nuovi contesti che abbiamo la stessa idea di futuro e di innovazione.

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04

Jan
2013

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In Futuro
News
the fab

By Stefano Schiavo

Un cardigan a Venezia e la costruzione del gusto moderno

On 04, Jan 2013 | 3 Comments | In Futuro, News, the fab | By Stefano Schiavo

Un lord inglese non avrebbe mai indossato un cardigan fuori dalla sua dimora. Perché un ragazzo che lo indossa bevendo uno spritz in un bàcaro di Venezia non ci sorprende?

Quel ragazzo ha un codice di comportamento che attraversa la musica che ascolta, le cose che mangia e beve, i vestiti che indossa, i prodotti che acquista, i libri che legge, i film che guarda e tante altre dimensioni della sua complessa personalità.

Da un po’ parliamo di Futuro Artigiano, dello sviluppo di un nuovo modello di economia che recupera il saper fare manuale, la produzione manifatturiera e la proietta su una dimensione nuova che mette insieme modelli di business innovativi, nuove tecnologie e fulgenti mezzi di comunicazione, internazionalizzazione e modelli organizzativi agili.

Abbiamo costruito i percorsi didattici di The Fab Sessions, li abbiamo sperimentati nello spazio di The Fab, in mezzo alle vecchie macchine tipografiche di Lino’s Type. Ma c’è qualcosa che ancora manca. Per andare oltre il contadino che muove il calice con lo sfondo di zolle manzoniane, per poter veramente confrontarsi con quanto accade nel mondo bisogna interrogarsi sulla costruzione di un gusto moderno.

Ne parlavamo a dicembre con Stefano, che ci dava le sue impressioni sul tema. Ci parlava del cardigan, dell’evoluzione del vestito maschile, ci dava fondamentali spunti su come sviluppare una didattica nuova. Poneva poi una questione di verità. Parola pesante e quanto meno impegnativa. Dopo tante verità ambiziose che miravano a colonizzare il gusto degli altri, dobbiamo porci di fronte allo sviluppo di sensibilità personali in grado di comprendere e vivere lo spirito del tempo. Se sul serio si vuole tentare di portare le nostre imprese a confrontarsi con un mercato internazionale bisogna viverne le dinamiche, quelle più profonde e nuove.

Attraverso un processo che parte da una rottura, da un momento di consapevolezza che mostra i limiti degli atteggiamenti in cui siamo immersi quotidianamente. Nelle Fab Sessions che abbiamo finora sviluppato abbiamo visto spesso manager e imprenditori di fronte a un attimo di crisi, di comprensione profonda e spesso difficile di qualcosa che non andava nei meccanismi ridondanti e stanchi delle proprie prospettive. Da questa distruzione può nascere un atteggiamento di ascolto a proposte alternative come quelle che racconta Andrea durante le sessioni formative. E’ una dialettica necessaria. Costruire sulle macerie delle proprie certezze. E’ per questo che The Fab Sessions amano giocare, perché nella simulazione è più facile abbattere quelle barriere che rendono così difficile il cambiamento.

La verità che cerchiamo è quindi la costruzione di un gusto e di un atteggiamento estetico personale in grado di comprendere cosa è moderno, o almeno di provarci. Il faut être absolument moderne, diceva Rimbaud. Forse quello che abbiamo perso negli ultimi anni è stata la capacità di cogliere i caratteri di questa modernità. Senza questo passaggio che è culturale e non di metodo, tutto ciò che esploriamo nella tecnologia, nell’economia, nella proposta di strategia di sviluppo, risulta parziale.

La prossima Fab Session, che completa quelle dedicate al modello strategico, alla leggerezza organizzativa, alla ricerca di ciò che sfugge agli analisti simbolici, sarà su un’estetica delle relazioni e dell’incompiuto, ma all’interno della costruzione di un gusto contemporaneo. Dovremo pur capire, davanti a un quadro, leggendo dieci righe di un romanzo, osservando una vetrina di un negozio, se siamo di fronte non al bello o al brutto, ma a qualcosa che coglie o meno il suo tempo e lo racconta, come sempre, a modo suo.

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10

Sep
2012

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In cool
events
projects
school
the fab

By Stefano Schiavo

Ed ecco anche il Lean Startup workshop sul lancio snello di nuove idee di business (come promesso senza slide!)

On 10, Sep 2012 | 2 Comments | In cool, events, projects, school, the fab | By Stefano Schiavo

Eravamo in quindici a sperimentare il nostro approccio alla formazione. Un workshop destinato a chiunque (panettiere, programmatore, imprenditore o manager) abbia, in azienda o in proprio, un’idea da lanciare e lo voglia fare con spirito e strumenti adatti ai nostri tempi.

Abbiamo provato a ribaltare l’ordine. Avete mai imparato a giocare a un nuovo gioco a carte. L’estenuante sequenza di regole che fin che non cominci non ci si capisce niente. E poi qualcuno che dice “Dai iniziamo con un giro di prova!”. Ecco! Lo stesso accade quando si spiega come fare un business plan o come impostare un processo organizzativo.

Allora abbiamo deciso con Andrea di provare a cambiare l’ordine degli eventi e anche a togliere un po’ di cose… Prima si gioca, si simula, si sperimenta e poi ci si confronta, si spiega, si illustra. Come se l’insegnante di storia ci avesse fatto recitare la parte a teatro di Napoleone e Kutuzov prima di spiegarci di Austerlitz…

Il Lean Startup è un approccio al lancio di nuove idee di business che fa propri gli insegnamenti della Lean Production, ma anche del Design Thinking e del Social Business. Leap of Faith, Pivot, Canvas e molti altri strumenti che trasformano un progetto complicato e rischioso in un esperimento più snello e leggero. Tutto questo guidati da Andrea, oramai maestro nel condurre i partecipanti nel percorso di apprendimento.

E alla fine anche modelli astratti e schemi di riferimento che però diventano naturale sbocco di quanto provato sul campo. Il risultato della prima edizione, ospitata da The Fab questo sabato, centrata sul progetto di Linostype, una tipografia veronese con una vision chiara, progetti ambiziosi e un business da costruire, è stato ottimo, con partecipanti entusiasti che ancora ci contattano per aggiungere nuove idee al carnet di Laura.

A ottobre la seconda edizione, aperta a chiunque voglia iscriversi, a numero necessariamente chiuso per dare qualità alla giornata. Vi terremo aggiornati. A presto.

PS Un grazie ai partecipanti che ci hanno accompagnato nella bella giornata di sabato: Marina, Mauro, Stefano, Mattia, Giorgia, Luca, Barbara, Matteo, Alessio, Isobel, Tommaso, Marco, Francesco e naturalmente Nicola, Laura e Andrea!

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16

Apr
2012

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In events
projects
sharazadontour

By Stefano Schiavo

Lean Production nelle startup e negli ambienti creativi con Andrea e Alessandro

On 16, Apr 2012 | No Comments | In events, projects, sharazadontour | By Stefano Schiavo

Diciamocelo. Al di là dei tentativi di applicazione degli approcci organizzativi del Lean Thinking ai processi di ufficio con razionalizzazioni varie di cicli attivi e passivi, della programmazione della produzione e degli acquisti e così via, non abbiamo visto esperimenti convincenti nell’ambito dei processi creativi. Ne avevamo accennato dopo il nostro intervento dagli amici di Frog Design.

Per “processi creativi”, magari in maniera non molto accademica, intendiamo quelli in cui l’aspetto intellettuale è fondante e non a servizio dell’attività di business. Ci riferiamo al mondo del design, dei servizi di marketing, degli studi professionali, delle famose startup, degli uffici di ricerca e sviluppo o dei laboratori creativi dei nostri artigiani.

Tutti ambiti cari a Sharazad un po’ perché da lì proviene la sua cultura, un po’ perché consideriamo l’organizzazione di queste aree basilare per produrre quella contaminazione tra mondo digitale (quello raccolto meritoriamente da h-farm a ca’ tron) e mondo manifatturiero (quello di futuro artigiano per intenderci).

Allora abbiamo apprezzato l’occasione di giovedì scorso quando Alessandro ci ha invitati a parlare di lean e scrum nella sua azienda di Mestre. Interlogica può essere definita un vero artigiano del software tra cura della costruzione di soluzioni personalizzate, capacità di interagire con le multinazionali globali su nicchie di specializzazione e cultura materiale profonda che viene da lunghe esperienze nel mondo dell’hacking.

Ne riparleremo di sicuro, ma intanto diamo merito a Andrea, nel suo intervento, di aver creato un ponte tra metodologie tipiche dell’ambito produttivo e i processi organizzativi di una software house così creativa. Il modello che abbiamo studiato insieme e che già abbiamo applicato in altri contesti simili si poggia su un’adozione intelligente di princìpi e logiche lean (pull, flow, kaizen, …) nelle dinamiche tipiche di chi deve mediare la divergenza del design thinking con la pressione di clienti industriali molto orientati all’efficienza.

I sette “muda” (sprechi) tipici del mondo Toyota sono ad esempio rianalizzati alla luce di ciò che avviene in un ambiente creativo… i magazzini non sono solo righe inutili di codice, ma ancor più accumuli di competenze non utilizzate, ambizioni di crescita delle risorse non riconosciute o sfruttate appieno.

La stessa reinterpretazione vale per altri strumenti (mappatura del flusso del valore, standardizzazione, miglioramento continuo, PDCA e A3, …) e pensiamo che tutti gli ambiti tirati dal lavoro intellettuale dovrebbero avvicinarsi a questi modi di interpretare l’attività aziendale, coniugando pressione verso il risultato e mantenimento di un ambiente creativo e aperto.

Pensiamo alle startup, come si diceva, ma anche ai servizi professionali (avvocati, commercialisti, architetti, …) e di marketing (agenzie, studi, …) o agli ambiti creativi delle aziende della moda e del design. Vi racconteremo gli sviluppi di tutto questo partendo dall’idea che esso sia un aspetto fondante di una strategia social che non può prescindere da un’organizzazione interna coerente con l’orientamento ad un rapporto trasparente con il mercato.

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