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04

Jun
2012

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By Stefano Schiavo

Il Festival dell’Economia e quel fabbro di Saccolongo

On 04, Jun 2012 | No Comments | In events, report | By Stefano Schiavo

Tra Corrado Passera e Elsa Fornero che descrivono a tinte grigie il futuro prossimo della nostra economia, George Soros e Serge Latouche apocalittici e complementari, e poi tanti economisti che oscillavano tra mea culpa e nuove lezioni, il Festival dell’Economia si è confermato un momento da non perdere, ben organizzato e decisamente interessante.

- george soros -

C’eravamo, abbiamo seguito il confronto tra Alberto Bisin e Noreena Hertz, che parlavano di Coop Capitalism, Ilvo Diamanti che ci ha detto che l’80% degli italiani considerano gli altri un problema e un rischio (!), Stefano Micelli che raccontava la valenza economica del Futuro Artigiano, Adair J. Turner che faceva l’impeccabile inglese, ma ci dava qualche speranza sull’Euro. Dale T. Mortensen lo abbiamo seguito poi in streaming nell’avventuroso viaggio di ritorno tra le vallate trentine.

Temi alti, discussioni a volte più filosofiche che da economisti (ma le due aree si compenetrano, si sa) e un pensiero rivolto al fabbro di Saccolongo che abbiamo incontrato giovedì e che sta cercando la sua strada in un mercato che gli sembra incomprensibile e che non sta più dentro le relazioni sociali ristrette e locali di qualche anno fa.

Gli interventi del Festival, per quanto spesso improntati ad un sobrio pessimismo per il nostro Paese, a prospettive regressive per l’Europa e ad un ruolo secondario nelle dinamiche economiche mondiali, ci hanno però confermato che proprio nelle pieghe di questa visione sta la soluzione per il nostro fabbro. Perché in un mondo di flussi finanziari incontrollati, di politiche monetarie traballanti, di sfiducia ineludibile verso l’azione politica, possiamo con maggior tenacia e convinzione tornare all’essenza del lavoro, alla trasformazione, alla produzione. Il fabbro può farcela se esce dal suo orticello e impara a dialogare con il mondo intero.

- tito boeri ascolta serge latouche -

La nostra crisi occidentale è in fondo una crisi locale e un mondo intero è a disposizione. I piccoli produttori possono uscire dal loro ambito locale e possono confrontarsi con gli altri, con la stessa intuizione di Carlin Petrini e della straordinaria esperienza di Terra Madre… non solo l’agricoltura nasconde Presidi da conservare, rilanciare e far crescere. Tutta l’attività manifatturiera ha le stesse potenzialità e sta a noi il dovere di scoprirle e aiutarle a esprimersi. Impariamo insieme la lingua della modernità.

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