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28

Feb
2014

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By Stefano Schiavo

Social Media Week! Il video!

On 28, Feb 2014 | No Comments | In events, sharazad | By Stefano Schiavo

Il video dell’intervento di Stefano alla Social Media Week di Milano.

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27

Feb
2014

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By Stefano Schiavo

Renzi vuol ripartire dalla formazione e noi abbiamo messo gli insegnanti di fronte ai dilemmi dell’innovazione! A Verona dieci docenti e il mondo del lavoro che cambia…

On 27, Feb 2014 | No Comments | In Futuro, News, school, sharazad | By Stefano Schiavo

L’opportunità di incontrare dieci insegnanti quotidianamente alle prese con la formazione di ragazzi sotto i vent’anni e di confrontarsi con loro sui nuovi sviluppi del mondo del lavoro non era davvero male!

E infatti le tre ore organizzate da Verona Innovazione (complimenti a Marco, Paola e Lilli!) sono state davvero utili. A noi sicuramente che ci siamo resi conto delle qualità dei nostri docenti, lucidi e precisi nell’analisi degli sviluppi sociali che li circondano. Speriamo anche a loro che in alcuni casi per la prima volta si trovavano di fronte ai temi del coworking, del long tail, del crowdfunding e delle startup.

Per sviluppare la giornata abbiamo sfruttato quel grande esperimento di esplorazione del mondo del lavoro che è Uncomag. Un sito che racconta attraverso interviste le storie di chi si è inventato un lavoro cambiando radicalmente vita e girando le difficoltà della crisi in un’opportunità di impegno in avventure nuove e stimolanti.

verona innovazione insegnanti

Abbiamo selezionato un po’ di casi e abbiamo chiesto ai nostri insegnanti cosa pensassero di queste storie così lontane dai tradizionali percorsi di carriera, lontani dal posto fisso, dalle grandi aziende, dall’economia cui siamo abituati a pensare.

Le domande erano legate alla sostenibilità e alla fondatezza di un modello che basa sull’iniziativa del singolo la creazione di nuove proposte economiche… avventure naif o rinascita dello spirito imprenditoriale? replicabili e scalabili o destinate a schiantarsi al crescere dei volumi di business? troppo basate su individualità e passione o capaci di farsi portabandiera di un nuovo modello economico?

Tra futuro artigiano e agenda digitale, le risposte sono state lucide e si sono sviluppate in un confronto appassionato attraverso un gioco di ruolo tra due squadre, una pro e una contro, che hanno difeso le loro posizioni in modo costruttivo. Insegnanti quindi anche capaci di ascoltare e non solo impartire lezioni. Ne è uscita una sintesi interessante che, pur evidenziando gli attuali limiti dell’impostazione economica (e ancor più finanziaria), pur sottolineando lo scollamento con il mondo che conta (quello dei volumi e delle economie di scala), hanno trovato nelle storie di Uncomag la base ideale per un nuovo pensiero sulla nostra struttura economica, il modo per ripensare alle priorità e specificità delle nostra produzione materiale e culturale all’interno di un mondo in rapido cambiamento.

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21

Feb
2014

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By Stefano Schiavo

La Social Media Week alle prese con il processo di sviluppo organizzativo: Sharazad insieme ad Adecco parla ai manager HR

On 21, Feb 2014 | No Comments | In events, News, report, sharazad | By Stefano Schiavo

E’ ben organizzata e ricca di eventi la Social Media Week meneghina. Tra un intervento di Marco Massarotto, un approfondimento su Instagram e sulle Social Street, un’incursione di Domitilla e qualche esperimento con i wearables, è capitato che anche Sharazad fosse presente.

Grazie ad Adecco che ha creato un evento davvero intenso e partecipato in cui brand come Amadori e Reale Mutua hanno potuto raccontare le loro esperienze di social enterprise ad una platea di HR manager che non ha mancato di porre una fitta serie di domande.

roberto bonzio

Sul palco Jennifer ha raccontato la sua esperienza e Roberto ha fatto un intervento appassionato. Poi è toccato a Stefano proporre un approccio allo sviluppo della Social Enterprise in azienda attraverso la commistione di principi Lean e di Design Thinking e una grande attenzione alle dinamiche culturali e relazionali tra i dipendenti. Due equivoci da sfatare e alcune proposte per un’introduzione di queste tematiche attraverso una didattica evoluta e un percorso partecipato.

E’ andata molto bene e i complimenti vanno a tutta Adecco, in particolare a Nina e a Silvia, capace di condurre la sessione con ritmo e competenza.

Le domande hanno toccato anche gli aspetti del rapporto tra vita privata e vita professionale ai tempi del web… Questioni importanti che hanno sfiorato problematiche filosofiche… Fuori intanto due vigili, che non avrebbero sfigurato sul palco, si lamentavano della censura sui loro profili facebook da parte dei loro superiori. A dire che i temi trattati non erano per una volta lontani da quelli toccati quotidianamente da tutti noi…

Anche Wired ha voluto raccontare la giornata, facendolo in modo preciso qua!

vigili

 

Qua sotto riportiamo il testo introduttivo della sessione didattica che Sharazad ha sviluppato sulla Social Enterprise.

La Social Enterprise emerge in un contesto nuovo. Si confronta con un mercato caratterizzato da consumatori e imprese che adottano “comportamenti” diversi dal passato. L’inizio del percorso di costruzione della Social Enterprise passa attraverso una consapevolezza di queste evoluzioni. Il focus diventa il consumatore, sempre più mutevole ed in cerca di nuove esperienze nell’acquisto quotidiano. Le aziende e i partner si adattano alle nuove condizioni. Nuovi business nascono ogni giorno per cogliere queste nicchie di valore. Le organizzazioni aziendali devono rispondere alle evoluzioni dei mercati ripensando il proprio modello di business, ma anche le proprie dinamiche interne.

La Social Enterprise risponde alla richiesta di flessibilità e reattività che può essere affrontata attraverso modelli organizzativi adatti al nuovo contesto: design thinking, lean production e social organization si integrano in un approccio che l’azienda poi sviluppa secondo il proprio stile organizzativo. L’Enterprise 2.0 comprende gli strumenti di partecipazione interna più innovativi per creare l’engagement dei collaboratori, in connessione con le aree del Controllo di Gestione e della Qualità.

Questi approcci permettono un cambiamento nelle aziende fatto di emersione dei talenti, miglioramento del processo di decision making, riduzione del tempo speso in riunioni a non valore aggiunto, attivazione della serendipity, sedimentazione del know-how aziendale. La Social Enterprise vive del contributo delle persone. Della loro collaborazione, di un loro atteggiamento proattivo e aperto. Le reti di relazioni in azienda costituiscono l’essenza dell’organizzazione e ne condizionano fortemente l’andamento, sia all’interno che all’esterno. Coinvolgere i collaboratori valorizzando il fattore umano permette di attivare nuove energie che facilitano le relazioni e le rendono più armoniche. Servono visioni e strumenti per creare il contesto necessario alla costruzione di un ambiente collaborativo. Le parole chiave sono motivazione, feedback, consapevolezza e ascolto.

Creare l’ambiente sociale adatto è solo il primo passo, ma il punto di partenza nella proposta di valore di un’azienda è il prodotto e il servizio offerto al mercato. Per questo motivo la Social Enterprise sa ripensare questa fase fondamentale attraverso un approccio collaborativo adeguato. Lo sviluppo di nuovi prodotti o servizi è un fenomeno sociale, che si estende all’intero ecosistema nel quale le aziende operano. Un migliore coinvolgimento dei diversi attori interni ed esterni all’azienda permette quindi di aumentare il profitto aziendale, riducendo nello stesso tempo i rischi connessi alle attività di innovazione. Il punto di partenza per sviluppare un nuovo prodotto o servizio vincente è la comprensione dei bisogni e dei desideri dei clienti. Bisogna attivare metodi di coinvolgimento degli utilizzatori nell’analisi dei bisogni e nella definizione dei requisiti dei nuovi prodotti. Per avere successo nello sviluppo dei nuovi prodotti è necessario un forte coinvolgimento interdisciplinare ed un’assunzione di responsabilità da parte di tutti i partecipanti. Esistono strumenti collaborativi per il governo dei progetti di sviluppo dei nuovi prodotti. Sono i concetti e le opportunità di applicazione della “open innovation”.

Una volta affrontate le tematiche legate allo sviluppo della value proposition, all’organizzazione delle risorse interne, all’attivazione di engagement e collaborazione tra le risorse coinvolte, la social enterprise può affrontare il mercato con consapevolezza. La comunicazione nel web mette infatti allo scoperto criticità ed elementi deboli dei sistemi aziendali. Trasparenza ed autenticità sono la base per instaurare una conversazione aperta con il mercato. Quali cambiamenti hanno portato le aziende ed i consumatori a dialogare in modo aperto e sincero? Quali sono gli strumenti più efficaci per raggiungere il proprio segmento target attraverso i social networks? Perché il web marketing si sta sviluppando sempre più nell’ambito social? I contenuti tornano ad essere i protagonisti nella comunicazione dell’azienda e i consumatori diventano i portavoce del prodotto, creando un nuovo modo per veicolare i messaggi “pubblicitari”. La Social Enterprise cambia il modo di pensare al proprio ruolo nel mercato, alla propria mission, attraverso una visione innovativa dello sviluppo del business.

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Sul Corriere la nostra guida per Venezie Post. I dieci esercizi per attivare nuove imprese.

On 18, Oct 2013 | No Comments | In benfatto, cool, Futuro, News, report, sharazad, the fab | By Stefano Schiavo

L’occasione è stata davvero straordinaria. Una Guida turistica per Nuovi Artigiani. L’uscita del nuovo numero di VeneziePost, ci ha dato la possibilità di tracciare, a nostro modo, una specie di guida turistica dei territori del nuovo artigianato. E oggi ne parla anche il Corriere della Sera, con un’intervista a Nicola che delinea gli aspetti chiave di questa ricerca, tra gli spazi di The Fab e le proposte di Benfatto.

Nati per Fare

Il titolo dello speciale della rivista, Mappe, dal tema Nati per Fare, si lega straordinariamente a questa nostra esplorazione. Vi si parla di Hi-tech, prodotti unici e web: a Nordest l’«artigiano 2.0». Una mappa delle relazioni e delle emozioni che intercorrono nel mondo del fare. Insieme a noi Stefano Micelli, Eleonora Vallin, Marco Bettiol, Antonio Calabrò, Francesco Jori, Alessia Cerantola, Roberta Voltan, Daniele Capra e tanti altri amici che tracciano un percorso ideale nel nuovo Nordest, cresciuto all’ombra dei capannoni e delle mostre d’arte, del design e della globalizzazione.

L’articolo che si può leggere su Venezie Post, presenta Dieci semplici esercizi per attivare nuove imprese. Un viaggio insolito attraverso le best practice del territorio, mai sotto i riflettori. Sono dinamiche non ancora così visibili, ma già capaci di trascinare una generazione di persone appassionate. E ci piace farne parte per raccontarle, ma anche per viverle.

L'articolo sul Corriere della Sera

 

 

 

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23

Sep
2013

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By Stefano Schiavo

Ode al prodotto precario, al primo prototipo non ancora industriale

On 23, Sep 2013 | No Comments | In Futuro, News, sharazad | By Stefano Schiavo

Ci perdoneranno gli economisti per le considerazioni che scriviamo oggi. Sparse qua e là, senza un quadro unitario. E un po’ banali anche. Sono alcune idee su cosa è per noi un maker

L’altro giorno abbiamo visto un prototipo in un’officina e ci han detto che c’erano volute sessanta ore per farlo. Che a regime, una volta “industrializzato”, non avrebbe avuto quei problemi, che il materiale sarebbe stato quello giusto per la qualità che si voleva trovare e per il prezzo che si voleva raggiungere. Che le imperfezioni evidenti a tutti erano figlie di quelle tante ore di ripensamenti e dubbi e lavoro umano, ma poi “tutto sarebbe cambiato” con la produzione di migliaia di pezzi tutti uguali, perfetti, puliti e sostenibili.

La democraticità del design, pensavamo noi, richiede quella banalizzazione del prodotto e del processo per realizzarlo. Come le macchine fotografiche alla portata di tutti e non quei laboratori ambulanti di due secoli fa… Macchinari più o meno impegnativi e la cultura delle persone che le sanno usare, la ricerca sui meccanismi e sui movimenti di persone e materiali.

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Ma in mano a tutti l’oggetto si abbassa inevitabilmente di valore. Non solo perché è poco esclusivo, ma anche perché, come nel caso delle foto scattate ogni giorno dai nostri smartphone, trasformate e trasfigurate da Instagram e Facebook, la diffusione impoverisce la cultura, perché da appassionati visionari ed entusiasti pionieri si passa a chi si diverte a tempo perso… e non diciamo che necessariamente è male…

Ci siamo chiesti quanto valesse quel prototipo. Come determinarne il prezzo? Con le ore spese sarebbe stato davvero arduo perché sessanta ore per un oggetto di quel tipo sembrano davvero tante. Si andranno a ripartire, ci dice il controller aziendale, nel margine che faranno i suoi figli, migliaia di pezzi in rapida serie in cui mezzora di lavoro basta e avanza. Al millesimo pezzo (break-even point c’ha detto) sarebbe scomparso anche il ricordo di quelle prime squinternate ore.

E quindi il prototipo non si vende, ha aggiunto, ma a noi sembrava un peccato. Le ore spese a pensare, scoprire e inventare sono davvero solo un costo da ammortizzare? Un’inevitabile perdita di valore da coprire con un margine adeguato per il prodotto realmente distribuito? Ma in quel prodotto, quello in vetrina intendiamo, c’è dentro ancora tutto quel che è successo nella fase di ricerca? O forse lo scotto per portare a tutti la bellezza si porta dietro una perdita immensa? Anche fosse identico e perfetto il primo pezzo prototipo e si arrivasse poi solo a produrre quello in vendita in una frazione del suo tempo, sarebbero uguali i due prodotti?

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Seguire un’altra strada, di nicchia direbbero, di non industrializzazione, di preservazione dell’unicità, dell’esperienza della scoperta, richiederebbe un racconto adeguato, una fabbrica lenta, un rapporto diretto tra l’inventore e le persone che acquisteranno quell’oggetto… Ma bisogna capirsi… Nicchia non vuol dir soltanto un pubblico educato, racchiuso in un pensiero adatto a pochi capaci di comprendere il valore dei tannini di un brunello, del profumo di una resina sul metallo, del suono del motore di una Ferrari.

Nicchia vuol dire anche capire il valore di un errore, del tempo perso a trovare una soluzione a un problema che non sembrava alla portata. E’ una nicchia democratica, concessa solo adesso dagli spazi nuovi di comunicazione e distribuzione. Una nicchia non ad alto costo economico, ma ad alto impegno relazionale, una nicchia culturale in qualche modo. E non si può fondare sull’attuale modo di coprire i costi, i margini del canale di distribuzione, dell’equilibrio dei costi fissi della struttura industriale. Non ci si sta dentro in questo modo e in qualche modo non sarebbe nemmeno corretto per chi inventa chi produce e chi compra alla fine.

La struttura dei costi di un maker/artigiano come lo stiamo intendendo non è granché sostenibile in una supply chain organizzata per economie di scala. Anche solo per la mancanza di costi fissi individuali. L’unica strada sembra quella di andare su di prezzo per coprire l’azione di tutti gli intermediari e poi fare una promozione / comunicazione non gestibile dal singolo… e da qui nascono Formabilio, Fab.com, Zanoby e così via.

Altra strada è rifondare il modello logistico e il canale di vendita, ma non è di breve termine… Ci piace l’idea di disintermediazione anche della fase produttiva e non solo di vendita… il contatto diretto (peer-to-peer) designer consumatore con semilavorati di grande produzione in scala e idea/finitura direttamente venduta dal designer/maker al consumatore che si finisce il prodotto in casa… atomi come bit si diceva… Le idee di Stefano Maffei in questa direzione ci piacciono sempre… Il web sembra aiutare.

Vediamo ogni giorno straordinarie persone che cercano e trovano un modo nuovo di fare le cose. Bisogna farle uscire dal loro anonimato e questa è l’essenza del lavoro di un Maker, come noi lo pensiamo ed intendiamo, non di certo l’utilizzo di un chip o di una saldatrice, che sono la tecnica, ma non la cornice.

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20

May
2013

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By Stefano Schiavo

Il retail del futuro all’Automotive Dealer Day

On 20, May 2013 | No Comments | In cool, events, News, report, sharazad | By Stefano Schiavo

Incursione insieme a Nicola all’Automotive Dealer Day di Verona. Bella occasione per incontrare qualche amico e presentarsi a un settore che non frequentiamo abitualmente, se non con qualche incursione insieme al grande Alessandro ‘Fox’

Tra gli stand e gli spazi di confronto e discussione perfettamente organizzati dal team di Quintegia sotto la direzione dell’inesauribile Leonardo Buzzavo (reduce dalla Ca’ Foscari Digital Week della settimana precedentemente), abbiamo incontrato Giacomo, aka Man on The River, Giorgio, Franco e tanti altri.

Nella nostra sessione abbiamo provato a fare una carrellata di situazioni di retail che mostrano un trend tra diversi settori… food, abbigliamento, design, … Ne è ventuo fuori un confronto interessante con sale sempre piene. Il dialogo che è iniziato con i partecipanti, siamo sicuri, continuerà anche al di fuori dell’evento.

Siamo rimasti affascinati anche dal lavoro di Claudia, che ci ha accompagnati in un percorso olfattivo tra fragranze di ogni tipo, adatte a progetti sinestetici nel retail e non solo…

 

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06

May
2013

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By Stefano Schiavo

Business Model Canvas e Lean Startup a The Fab

On 06, May 2013 | No Comments | In News, projects, sharazad, the fab | By Stefano Schiavo

La bella esperienza delle Fab Sessions è stata fondamentale per sviluppare dei modelli leggeri e dinamici di analisi dei business model aziendali. Insieme ad Andrea abbiamo quindi potuto adottare i famosi Canvas utilizzati per descrivere in maniera snella la strategia di business di un’azienda e costruire un percorso che è allo stesso tempo un’esperienza formativa per il team coinvolto e un’importante step per allinearsi e definire dei percorsi strategici coerenti.

Ciò che ci ha soddisfatti nelle ultime esperienze è stata la duttilità dei metodi e la capacità delle risorse coinvolte nell’applicare questi approcci a dimensioni e settori molto diversi (dai servizi assicurativi al fashion, dal design ai servizi turistici, per citare solo i casi più recenti).

Lean Startup, Business Model Canvas, Design Thinking sono filosofie in grado di accompagnare chiunque, startupper, artigiano, azienda consolidata, piccola impresa o multinazionale, nel proprio percorso di sviluppo di un’idea, senza cadere nella burocrazia un po’ irreale di certi business plan così contrari al motto che sempre ci piace: Done is better than Perfect!

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25

Oct
2012

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By Stefano Schiavo

MarketingArena ci è venuta a trovare e poi ci ha dedicato un bel post!

On 25, Oct 2012 | No Comments | In cool, events, News, sharazad, the fab | By Stefano Schiavo

Tra la splendida giornata con gli allievi del Master in Retail Management di Romano Cappellari alla Fondazione CUOA e la partecipazione con lo stand di Futuretail ad Abitare il Tempo 100% Project, non abbiamo avuto il tempo di ringraziare a dovere Mattia di MarketingArena che ci ha dedicato un post e un’intervista!

Non brevissimo magari, ma le cose da dire erano molte e le domande pertinenti. Riportiamo solo la prima e vi rimandiamo alla lettura dell’intero articolo qui.

Par­laci un po’ di The Fab.

Negli ultimi anni attorno a noi c’è stato un grande svi­luppo di ini­zia­tive rivolte al mondo digi­tale con­ta­mi­nato da design, crea­ti­vità e inno­va­zione. Abbiamo però visto che per­si­ste un’evidente frat­tura tra que­sto uni­verso e quello delle aziende mani­fat­tu­riere, degli arti­giani del fare, di tutto ciò che è legato alla pro­du­zione fisica di pro­dotti.

E’ come se i due livelli non comu­ni­cas­sero e non aves­sero nem­meno un ter­reno comune di con­fronto. Da una parte pro­getti spesso rivolti al digi­tale per il digi­tale, dall’altra interi distretti eco­no­mici in crisi di iden­tità e visione.

Noi veniamo da un’importante espe­rienza in una realtà che ha coniu­gato il mas­simo svi­luppo dei con­te­nuti web e design con il meglio della pro­du­zione che il nostro Paese sa esprimere. Da que­sta sin­tesi è nata l’idea di The Fab, un luogo che rie­sce a ospi­tare realtà mani­fat­tu­riere come la tipo­gra­fia Lino’s Type, con le sue Hei­del­berg acqui­state da un arti­giano del distretto vero­nese in crisi, arti­giano che andava in pen­sione al ter­mine di una straor­di­na­ria car­riera e che rischiava di lasciar sva­nire il pro­prio saper fare con la chiu­sura della sua azienda.

E qui noi abbiamo inne­stato la con­nes­sione tra que­ste abi­lità di arti­giani che non hanno più stru­menti di inter­pre­ta­zione dello svi­luppo sociale ed eco­no­mico e il mondo dei gio­vani desi­gner e crea­tivi del web che non tro­vano spazi di svi­luppo e rela­zione con il tes­suto impren­di­to­riale nordestino.

La nostra ricetta e The Fab vogliono met­tere insieme il meglio dei feno­meni makers, star­tup e digi­tal con quanto di mag­gior valore il nostro ter­ri­to­rio sa espri­mere, e mi rife­ri­sco alla pro­du­zione mani­fat­tu­riera arti­giana di alta qua­lità. In que­sto modo vogliamo dare un segnale di come pos­siamo uscire dalla crisi eco­no­mica con le nostre sole gambe. The Fab è anche un cowor­king di realtà sele­zio­nate e uno spa­zio per eventi for­ma­tivi e non solo.

 

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14

Sep
2012

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By Stefano Schiavo

Pronta la seconda edizione del workshop Lean Startup!

On 14, Sep 2012 | 3 Comments | In events, News, school, sharazad | By Stefano Schiavo

Con ancora fresca nel ricordo la prima straordinaria edizione del workshop sul lancio “lean” di idee e progetti, ci siamo messi a sviluppare ancor meglio il format per poter arrivare alla seconda edizione il più presto possibile.

Niente slide, lunghe presentazioni frontali e tutta la pesantezza da scuola di business. Abbiamo pensato a un’intera giornata di esperimenti, giochi e tanta pratica per un numero chiuso di dieci partecipanti.

Il corso è per chi ha idee da lanciare. Il risultato della giornata è l’apprendimento di un approccio al lancio di una nuova idea basato su un processo snello di sperimentazione. Attraverso lavori di gruppo, esperienze su un caso reale, schemi e modelli di riferimento e un confronto serrato sul metodo e sul comportamento, il partecipante sarà alla fine in grado di inserire le proprie idee progettuali in quello che viene definito il framework Lean Startup.

E’ per il manager aziendale come per l’artigiano locale, per il giovane designer e per l’imprenditore che vuole ripensare la sua azienda. L’approccio è figlio degli stimoli di Futuro Artigiano e della leggerezza dell’impostazione snella di Eric Ries. Ci accompagna Andrea, grande esperto di questi temi, capace di mediare tra grande competenza tecnica e gestione brillante del gruppo di lavoro.

Altro valore aggiunto è il contesto del corso che, invece di essere svolto in una fredda aula, si terrà nella tipografia Lino’s Type ospitata da The Fab a Verona. E proprio su questa esperienza i partecipanti si eserciteranno: un caso reale, manifatturiero e creativo insieme, non un astratto esempio di scuola. Un modo nuovo per apprendere un modello di lancio di nuove idee che è sia un metodo, sia un approccio mentale.

Come partecipare

Per iscriversi al workshop basta mandare una mail all’indirizzo workshop@sharazad.com. Il costo dell’intera giornata formativa è di 300 euro + IVA e l’orario del workshop andrà dalle 9.30 alle 13 e dalle 14.30 alle 18 (per il pranzo, non incluso, ci si recherà in una vicina pizzeria). La data è sabato 13 ottobre 2012. Naturalmente a Verona, Vicoletto Valle 2.

 

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16

Jul
2012

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By Stefano Schiavo

Meet the Innovators a Verona nel nuovo spazio di Lino’s Type

On 16, Jul 2012 | One Comment | In cool, events, sharazad | By Stefano Schiavo

Tutto in una sera, verrebbe da dire.

Uno spazio manifatturiero, la nuova tipografia Lino’s Type, che accoglie il pensiero creativo. L’idea è che solo in questo incontro tra fare e pensare, tra esperta perizia delle mani e serrato baluginare dei pensieri, possa nascere la vera innovazione.

E’ infatti in questo stesso spazio veronese che si troveranno a lavorare insieme Uncò, Amplificatore Culturale, Sharazad e tutti quelli che vorranno prendere questo come luogo di lavoro e coworking.

Sono passati solo pochi giorni dall’evento che ha aperto per la prima volta la sede di vicoletto Valle e, come si usa dire, l’eco della magnifica serata non si è ancora spenta. Tra torchi da stampa, cucitrici e pareti grezze, sotto luci industriali e davanti a imprenditori, manager e studenti, si è svolto Meet the Innovators.

Erano tanti i partecipanti ad ascoltare gli innovatori che hanno portato i nostri amici di Quaeryon, Elena, Vito e Amina, che hanno presentato il manifesto dell’Humanistic Innovation.

A coordinare e accendere il tutto l’inesauribile Roberto Bonzio di Italiani di Frontiera. Attraverso il racconto delle storie di italiani che hanno conquistato la frontiera americana arricchendola di fantasia, intelligenza e creatività, Roberto ha introdotto i racconti incrociati di Marco di Local Italy, Massimo del Cowo, Maurizio di Ferroli, Nicola di B-sm@rk, l’imprenditore Romano e infine Vito di Quaeryon.

Tutti appassionanti e ricchi di spunti per quanti sono venuti a scoprire gli spazi di Lino’s Type. Il connubio tra location e evento è stato quanto mai azzeccato. La nostra scommessa sta tutta qua. Mani e voci che testimoniano di una cultura manifatturiera di cui siamo così ricchi, ma che non trova la capacità di ricollocarsi culturalmente nelle nuove dinamiche sociali.

- grazie a Andrea Pendin e Tenuta L’Armonia -

A meno di non creare un nuovo patto con una conoscenza fatta di creatività, pensiero, significato e design che sarebbe un peccato relegare in spazi chiusi di anonimi uffici. Stiamo provando a farli incontrare e giovedì è stata solo la prima di molte occasioni a venire.

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