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Laboratori Archives - Sharazad

Il Lean Startup nel processo di innovazione: il caso CDK

On 02, Lug 2018 | In Design Thinking, Laboratori, Lean Startup, Lean Thinking, News, Organizzazione | By stefanoschiavo

La possibilità di confrontarsi con un’azienda molto evoluta come CDK Global è già un’occasione cui brindare. Ancor più interessante è stato però poter svolgere una serie di sessioni con un team ben selezionato di manager aziendali. Grazie a Mylia abbiamo infatti potuto attivare una serie di incontri finalizzati alla diffusione della cultura del Lean Startup nell’azienda.

CDK Global è tra i più grandi provider tecnologici per il settore automotive. In un contesto così strutturato era sfidante l’idea di confrontarsi con la cultura dell’innovazione snella e del design thinking. Ma i risultati sono stati molto positivi.

I valori di CDK Global

La sfida: Lean Startup e aziende

In qualche modo all’inizio si trattava di formazione e didattica. Nella pratica però tutto il progetto si è trasformato in una serie di sessioni applicative su temi dell’innovazione realmente dibattuti in azienda.
La cultura del Lean Startup ha molti aspetti in comune con gli approcci Agile e del Design Thinking.

  • Una certa visione del cliente e del valore da produrre
  • Una lettura sperimentale del processo di innovazione
  • La propensione per prototipi e iterazioni, retrospettive ed esperimenti
  • Molti strumenti operativi per la gestione del processo di innovazione

La differenza più consistente sta forse nel background da cui provengono queste discipline.

Alla radice del Lean Thinking sta il mondo Toyota e il filtro ad esso portato dal MIT di Boston. E poi gli studi di Steve Blank e Eric Ries (con qualche recente débâcle ben analizzata qua da Andrea) che hanno sviluppato il movimento del Lean Startup.

Bisogna risalire a Ideo e a un’intera cultura di designer per avvicinarci invece all’origine del Design Thinking. Il mondo del software tra XP programming, Scrum e altre strade che hanno portate all’Agile Manifesto sono invece le basi di riferimento dell’Agile.

Tanti gli input provenienti da questi approcci. Tanti i tool a disposizione per la costruzione di un processo di innovazione adeguato ai tempi. Potevano essere recepiti da un’azienda con un forte posizionamento sul mercato e dai processi di business molto strutturati? Questo percorso poteva innestarsi senza confliggere con quello della programmazione Agile già in corso?

Gli strumenti per la formazione Lean Startup

Il percorso

Già nel metodo abbiamo evitato gli stereotipi della formazione fine a se stessa. Lezioni frontali e lavori in team su case study non potevano far entrare i partecipanti nella cultura Lean.

Ci voleva una dinamica più relazionale.

  1. Partire simulando situazioni di business. Far giocare, come nostro solito, ma anche mettere a disagio il gruppo attraverso qualche esperimento comportamentale. Perché era importante mostrare agli ingegneri e ai tecnici che la realtà non si conforma quasi mai a un modello razionale. L’attitudine a osservare e comprendere il contesto, a dare priorità al contesto anziché al contenuto, era di fondamentale importanza.
  2. Giochi ed esercizi di ambientamento sono stati seguiti da lezioni più tradizionali, ma in cui ogni slide sfidava le opinioni correnti del gruppo. Ogni frase e ogni immagine stimolava a una reazione che accendeva il confronto. I tool mostrati erano risposta a quanto emerso nei passi precedenti, nelle esperienze reali. E i partecipanti sono stati al gioco, appassionandosi, impegnandosi e pensando continuamente alla relazione tra quanto detto e quanto vissuto ogni giorno.
  3. Eravamo pronti per il terzo passo, quello dell’applicazione ai contesti reali di business. Anche qui bisognava rimuovere un approccio troppo orientato all’esecuzione e al confronto dialettico. Ognuno porta la sua visione e si arriva a un compromesso. Così non funziona l’innovazione, come racconta bene Richard Sennett in Together. Serve divergere, serve per questo un approccio dialogico che mantenga le diverse posizioni e lasci spazio all’elaborazione non mediata sulle posizioni degli altri. Abbiamo applicato riti organizzativi per giungere a questo risultato con il risultato di una mappatura dei progetti di innovazione risultante da un confronto aperto e da una comprensione reciproca delle persone coinvolte.

Il gruppo di lavoro all'opera

Il processo di innovazione e il Lean Startup

Non serve qua raccontare i contenuti delle sessioni. Li abbiamo visti e continueremo a vederli nei post di questo sito. Mi interessa di più parlare descrivere ciò che è piaciuto al team di CDK. Portare temi come il Lean Startup in quei processi di business infatti è un’occasione per comprendere dove certe attitudini da startupper possono essere abbandonate e dove invece nasce l’interesse in una realtà industriale.

  1. La mia impressione è stata che l’anticipo del confronto con il cliente e il coinvolgimento di questo nel processo di innovazione in una fase antecedente ai test sui prototipi siano un’urgenza molto sentita. Modificare il tema di cosa debba essere l’oggetto del confronto da una verifica sulle feature a un’indagine sul valore rappresenta una conquista decisiva in questa evoluzione. Customer Conversation, Risk Dashboard, Minimum Viable Product e Pretotipi. I temi dell’approccio sperimentale e iterativo allo sviluppo dell’idea risultano utili per evitare di lavorare troppo sulla costruzione di idee che non toccano reali problemi del cliente. Anche del cliente interno.
  2. Un altro aspetto che ha trovato l’interesse dei partecipanti è quello della ritualità organizzativa come base per la costruzione di un ambiente collaborativo adatto all’innovazione. Ritualità fondata su ripetizioni, retrospettive, post-it e canvas, messe in scena e oggetti simbolici. Molto spesso emergeva come fossero cose già sperimentate in azienda, ma non progettate. L’esercizio sulla gestione del portafoglio delle idee è stato molto utile in questo senso.
  3. La rimozione dell’attitudine innata nei tecnici e negli specialisti di mettere la tecnologia davanti al valore per il cliente. Non è un aspetto tecnico, ma culturale, E viene assecondato da una retorica dell’innovazione technology-driven che rischia di far perdere di vista il reale obiettivo di un business. Cioè soddisfare un cliente e vendere. In questo il Lean Startup, ma più in generale il Lean Thinking ha ancora molto da dare ed esperienze come queste risultano significative per fare degli importanti passi avanti.

Conclusioni

Devo ringraziare tutto il team di CDK Global per la disponibilità a percorrere una strada originale nel modo in cui fare formazione. I risultati sono nati da un metodo probabilmente adatto al contesto, ma ancor più dallo spirito di un’azienda che ha deciso di mettersi in gioco. Con modalità lontane dalla sua tradizione e vicine al modo in cui sta costruendo il suo futuro.

Presto avremo l’occasione di sviluppare percorsi simili in altre aziende e settori.  Ve ne parlerò. Questa esperienza può diventare la base per un modello formativo e culturale sul management nuovo e adatto ai contesti di business attuali.

La sessione didattica

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Quattro rituali utili per un management innovativo

Insieme di Richard SennettIl management richiede rituali. Far collaborare e coinvolgere le persone non è facile. Può sembrare una questione di strumenti, ma come sempre non è così. Per rompere schemi e pratiche orientate all’efficienza individuale serve toccare aspetti delicati.

Ce l’ha insegnato il solito Richard Sennett in Insieme. Che a un certo punto ci ha parlato di rituali come grimaldello giusto per attivare la collaborazione.

In questo post provo a collegare alcuni approcci manageriali che fanno leva sui riti. Penso che senza la consapevolezza di questi aspetti sia difficile intraprendere un percorso di innovazione sia organizzativa che di modello di business.

Gli scambi tra le persone

Sennett ci ha spiegato come esista un numero limitato di scambi tra le persone. In particolare fa riferimento a cinque. Due di essi poi li mette subito fuori. Dice che non hanno a che vedere con le pratiche aziendali. Nessun bisogno di troppa ritualità in queste situazioni…

Gli scambi che possiamo trascurare…

Il primo scambio da scartare è quello in cui un soggetto annienta l’altro (asso piglia tutto). Evidentemente così si scatena una dinamica che non permette lo sviluppo di regole comuni. Nemmeno quelle più basilari del business. L’avversario deve invece potenzialmente sopravvivere all’interno di un’arena competitiva condivisa.

Qui vietate le armi!

Il secondo è al contrario lo scambio in cui si regala all’altro. L’altruismo puro è dall’altra parte della scala rispetto al precedente scambio. Anche questo non si inserisce nelle dinamiche di confronto tra soggetti economici, se non in particolarissimi casi.

Regali altruistici

…e quelli di nostro interesse

Ricordo ancora un progetto di cambio dell’ERP di un’azienda in cui ero coinvolto come giovane manager. Il confronto tra l’ICT manager e la software house è stato di questo tipo:

Azienda – Siamo una bella azienda ed è un onore per voi lavorare con noi…
Fornitore – E infatti è un piacere iniziare questa collaborazione…
Azienda – Quindi ci regalerete le licenze software!
Fornitore – Non se ne parla nemmeno… Le dovete pagare interamente…
Azienda – Ok finisce qui!
Fornitore – Anche per noi!

Capirete la mia costrizione… Dopo qualche mese di lavoro per portare i due al tavolo e una selezione di soluzioni molto onerosa, questo epilogo un po’ precipitoso mi aveva lasciato a dir poco perplesso.

Probabilmente i due hanno adottato una strategia di confronto aggressiva, ma altrettanto probabilmente questo atteggiamento era del tutto inutile.

Ci sono voluti poi tre mesi per riportarli al tavolo e per arrivare alla conclusione esattamente intermedia tra le due richieste. Tre mesi che potevano essere risparmiati così come le innumerevoli telefonate di mediazione.

Eppure lo scambio era profittevole e ideale da subito. L’avevo preparato con ogni cura. Cosa avevo sbagliato? Tecnicamente tutto sembrava portare verso una soluzione rapida e profittevole, ma non avevo ancora capito la potenza dei rituali…

Rituali

L’importante è capirsi…

Eccoci quindi al terzo tipo di scambio. Quello differenziante. Molto importante per l’invero. È il confronto in cui ci si studia. È quello in cui i soggetti si conoscono. Servono a definire aspettative e regole del confronto.

È un passaggio fondamentale perché l’alternativa è un blocco delle negoziazioni. Uno stallo dettato da una diffidenza verso lo sconosciuto e l’ignoto.

Spesso è propedeutico alle altre due forme e permette di arrivare a quella del win-win e di quello a somma zero. Facilitare questi confronti iniziali è di fondamentale importanza. A questo si dedicano molte delle energie commerciali delle aziende. La negoziazione è qualcosa che avviene in una fase finale del percorso di conoscenza. Prima il contatto va coltivato e alimentato con occasioni di scambio.

Ricorda un po’ la visione che proviene dal marketing quando si parla di lead management. Il nostro intento deve essere quello di accompagnare il nostro prospect in un viaggio. Un percorso che va da un’iniziale fase di consapevolezza a quelle successive di considerazione e decisione. Ne parleremo in altre occasioni, ma le connessioni con i riti relazionali che descrivo qui sono importanti.

funnel del marketing

Somma zero e win-win

Eccoci agli scambi che invece concludono un confronto di business.

Lo scambio a somma zero non è altro che la classica situazione in cui una parte vince e una perde, ma con un equilibrio finale che non annienta i soggetti in gioco. Garantire di non annientare la controparte serve a far continuare il gioco. Lo si sa bene quando si pensa al fornitore come a un partner e non come a un avversario da battere.

Ovviamente la soluzione win-win presenta infine caratteri interessanti e di sicuro vantaggio grazie anche all’energia che riesce a infondere in tutte le persone coinvolte.

La funzione dei rituali

Alla luce di questa lettura, ci si può chiedere come si possa facilitare un confronto che porti a degli scambi virtuosi. Come raggiungere il giusto grado di collaborazione, tra partner, tra colleghi, tra clienti e fornitori? Come ingaggiare le persone che hanno influenza nella nostra avventura professionale?

Sennett ci aiuta ancora suggerendoci che la collaborazione è attivabile grazie ai rituali. Sono momenti di relazione tra le persone caratterizzate da tre aspetti:

  1. ripetitività
  2. elemento simbolico
  3. messa in scena

Solo avendo predisposto questi aspetti, possiamo pensare di costruire il contesto giusto per la collaborazione. Li racconto un po’ meglio e poi arrivo a elencare alcuni casi applicativi concreti.

Ripetizione

1. Ripetitività

Perché si configuri un rituale serve che il confronto sia ripetuto secondo regole condivise con una temporalità periodica. Come la messa o la partita di calcio, la pausa caffè o il calcetto tra amici.

La ripetizione periodica aiuta a costruire un confronto secondo regole precise e a interiorizzare l’abitudine allo scambio. Paradossalmente, ma non troppo, proprio i progetti più innovativi e lontani dalle abitudini aziendali hanno bisogno di una cadenza standardizzata.

2. Aspetto simbolico

Per dare il giusto approccio ai confronti rituali serve aggiungere un elemento che faccia da simbolo. La tazzina del caffè è simbolo di condivisione e convivialità. Allinea rispetto a un terreno quotidiano di scambio perché richiama la pausa che permette di ragionare al di fuori degli obblighi dettati dalle procedure aziendali.

Non a caso è proprio nella pausa caffè che spesso emergono le posizioni “vere” delle risorse aziendali. Una specie di confessionale in cui ci si sente liberi di esprimere le proprie opinioni. Con maggior leggerezza e tranquillità che in un meeting ufficiale.

3. Messa in scena

Il terzo elemento del rituale è la messa in scena. Si tratta del contesto, dello scenario in cui si svolge il rito. L’ambiente esterno determina il modo in cui le persone si confrontano. Ne detta l’atmosfera, seria o rilassata, formale o informale e così via.

Uscire dagli abituali spazi in cui si svolge il lavoro quotidiano. Fuori dagli uffici, ma spesso anche dalle sale meeting, per sviluppare in spazi di eccezione un ambito di maggior libertà espressiva.

Quattro esempi di rituale adatti all’innovazione

Eccomi quindi, come promesso, a proporre in chiave rituale, quattro pratiche di management virtuose.

Possono servire

  • a rimuovere blocchi organizzativi,
  • a individuare nuove strade non ancora battute,
  • a costruire un contesto positivo rispetto a un progetto.

Aiutano anche a creare relazioni più evolute con clienti e fornitori.

In altri post parleremo di ognuno di questi approcci. Qui cercherò solo di evidenziarne i caratteri di ritualità rispetto ai tre elementi di cui ho appena parlato.

1. Visual management

visual management

Il visual management permette di affrontare la gestione di processi in maniera visuale attraverso tabelloni, foto, post-it.

Tipicamente si tratta di soluzioni che aiutano a far collaborare team di lavoro eterogenei. Questo principalmente attraverso l’allineamento dato dalla condivisione di una lettura comune. Si trovano metodi che si rifanno a questo approccio sia nel Lean Management che nel Design Thinking che nell’Agile Management.

La periodicità dei meeting di allineamento è un elemento comune. Permette di creare un contesto adatto a discutere quanto emerso tra un incontro e l’altro. Questo senza perdere focalizzazione e allineamento dei partecipanti.

post it colorati

Il post-it ovviamente rappresenta il simbolo principe di questo approccio. Significa che tutto ciò che si dice potrà essere modificato. Siamo in una fase di ricerca e niente è scritto col fuoco. Anzi, l’errore è previsto e può essere un elemento di crescita. Infine la possibilità di tradurre concetti astratti in un post-it consente anche di rendere più materico qualcosa di non percepibile.

La messa in scena prevede tabelloni e lay-out ad hoc, ma esistono diverse schematizzazioni standard.

  • Processi stage & gate con diverse colonne e passaggi da uno stadio all’altro
  • Funnel in cui si vede la progressione di un processo finalizzato a filtrare informazioni
  • Gantt in cui i post-it sostituiscono i task e consentono di appiattire la gerarchia organizzativa

2. Gli spazi del retail

Le esperienze di consumo tipiche degli scorsi decenni si sono modificate non solo per l’irrompere di Internet e dell’e-commerce, ma anche per un profondo cambiamento del rapporto dei consumatori con l’acquisto. Gli studi di Stefano Gnasso sono illuminanti a proposito.

Existential marketingÈ vero che, a partire dal mantra del UGC (user-generated content), si è cercato di far fare al cliente di tutto. Caricare nei nostri siti foto, testi, video. Commentare, partecipare a workshop, concorsi, competizioni. Anche farlo partecipare a flashmob finalizzati al marketing. Paolo Iabichino ha buon gioco a ironizzare su queste pratiche nel bel libro Existential marketing. I consumatori comprano, gli individui scelgono scritto a quattro mani con Gnasso.

Il coinvolgimento dei clienti nel processo di vendita non deve però ridursi a un’esperienza fine a se stessa. Deve avere un carattere trasformativo. Deve essere un passaggio da uno stato a un altro in cui il nostro cliente fa un percorso personale. Questo però richiede che esso si metta direttamente in gioco e non sia inibito nell’azione.

Il consumatore postmoderno

Stefano Gnasso ci dice che il consumatore postmoderno vive in una sorta di eterno presente. Il percorso di sviluppo temporale per la persona era tipico di società di massa in qualche modo superate. La scalata sociale o la costruzione di uno stile di vita condiviso con altri gruppi sociali dettavano un percorso in cui era chiaro il passaggio da passato a futuro. Oggi invece manca la costruzione condivisa di un futuro.

Come reagiscono i brand in questa condizione? Accompagnando il cliente in un percorso rituale. Nel libro più volte emerge questo aspetto del rito. Sempre più gli spazi di retail hanno rimosso quel carattere patinato e quel rapporto unidirezionale con il cliente. La lezione degli spazi incompiuti, dell’estetica relazionale, provenienti dal mondo dell’arte hanno lasciato spazio a esperimenti innovativi come l’atelier 3×1 di New York.

Il caso 3×1

Il cliente che entra nello spazio di Mercer street ha la possibilità di esplorare i servizi del negozio partendo da una proposta di jeans già pronta (ready). Può anche personalizzarla (custom) con vari accessori o inoltrarsi fino alla sartoria in fondo al negozio dove può avere una soluzione su misura (bespoke). Questa progressiva scoperta dello spazio vendita e delle sue proposte rappresenta un percorso che allo stesso tempo determina un rito e una trasformazione nel rapporto del cliente con il consumo del prodotto.

Atelier 3x1

Il cliente deve essere attore diretto della costruzione della propria soluzione. Come nel mondo virtuale del web le persone hanno rotto quello schermo che li separava da brand lontani e irreali, anche nella fisicità del retail ci si aspetta un rapporto nuovo.

Il rituale è entrato in maniera importante in questi contesti. Tutto ciò richiede un’apertura delle organizzazioni al confronto con il cliente. Il coinvolgimento dell’intera organizzazione e non solo dell’interfaccia marketing. Sfide che negli ultimi anni sono state vinte da molte aziende all’avanguardia, ma che ancora non sono giunte a coinvolgere molta parte del nostro tessuto economico.

3. Lo storytelling del marketing

Legandomi al punto precedente, mi viene facile citare i video di Monocle ed esperienze come Kakimori o Aroma-zone. Un retail evoluto che legge in forme rituali l’engagement dei consumatori ha bisogno di racconti adeguati dell’esperienza liminale che viene costruita.

Riprendo quanto detto nel punto precedente circa la necessità di costruire esperienze trasformative per il cliente. Lo storytelling aiuta in questa ricostruzione di una prospettiva temporale e di cambiamento apparentemente perduta.

Un esempio è quello di Uncomag che ha interpretato al meglio queste esigenze. Una rete che cresce costantemente in un racconto collettivo di un mondo professionale in profondo mutamento. Le letture rituali regalateci da Alessio Sartore ci aiutano a ritrovarci in un contesto sociale meno confuso e in un percorso identitario comune. Rispecchiano infine anche quel carattere archetipico di ogni racconto che richiama riti di passaggio tipici della narrazione.

4. Bootcamp e spazi di innovazione

Tornando su rituali forse più comuni, parlo dei bootcamp. Un evento che aiuta le aziende a studiare in maniera più aperta e condivisa temi di interesse che hanno bisogno di un confronto allargato.

Recentemente ho partecipato a quello organizzato da Marketing Arena per SAS Italia. Tutti i momenti della giornata avevano le caratteristiche di un rito fatto di elementi ripetuti, di simboli e di messe in scena evocative.

Un ingrediente interessante in questo ambito è stato quello del Visual Scribing, di una visualizzazione di quanto detto che allinea i partecipanti. Ancora una volta l’elemento visuale diventa centrale in un rito organizzativo confermando l’importanza di dominare questi strumenti.

Più in generale la simbologia degli eventi legati all’innovazione (bootcamp, hackathon, startup weekend, lean startup machine, …) richiama caratteri rituali. Le soluzioni di visual management per le fasi di idea generation o di selezione, le slide e i canvas, i pitch e gli interventi di persone autorevoli nel mezzo dell’evento. Si tratta di un insieme ben codificato di elementi utili a costruire un rito che costruisce un’esperienza coinvolgente e anche in questo caso trasformativa per i partecipanti.

Conclusioni

I rituali hanno la capacità di creare contesti collaborativi virtuosi.

Per costruirli però serve tenere in considerazione diversi aspetti. Serve anche saper contestualizzare le linee guida che ho introdotto nel post in ambiti diversi.

Che si tratti di organizzazione, di innovazione o di marketing, la consapevolezza del potere di cambiamento implicito nel rito è elemento di partenza per governare pienamente l’elemento relazionale che sta alla base di ogni momento di collaborazione.

In Sharazad abbiamo spesso avuto l’occasione di mettere in pratica queste indicazioni e sono nate iniziative come Lino’s & Co e le Fab Sessions.

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Lean vs Design Thinking! Cosa è successo ieri a Trieste?

On 21, Lug 2017 | In Action Learning, Business Model, Design Thinking, Laboratori, Lean Startup, Lean Thinking | By stefanoschiavo

Ieri abbiamo sperimentato un confronto tra discipline che mettono al centro del loro approccio la persona. Inevitabile in questi casi pensare al Lean e al Design Thinking.

Ospitati da Area Science Park, abbiamo coinvolto dei partecipanti entusiasti in un’esplorazione culturale e metodologica di princìpi, rituali e strumenti delle due filosofie human-centered. Abbiamo iniziato evidenziando le peculiarità nella visione del ruolo delle persone nei processi di innovazione, ma quasi subito abbiamo provato a testare quanto raccontato.

Ci siamo dedicati alla tradizionale prova di riprogettazione della pausa caffè, ma con una certa attenzione a non pensare tanto all’area caffè (con lo spazio, gli oggetti, le persone, …), quanto all’idea stessa di pausa in cui rilassarsi, parlare, sfogarsi, divertirsi, ritemprarsi, perder tempo, essere inefficienti o forse creativi…

Per ampliare così tanto la visione abbiamo usato i tool che ci suggerisce IDEO nelle sue pubblicazioni e abbiamo però dato una nostra interpretazione che lega i momenti divergenti della progettazione design-driven con quelli business oriented del Lean Startup.

Il risultato, lo ammettiamo, è andato oltre le aspettative. La complementarietà, in alcuni quasi sequenzialità, dei due approcci è stata sorprendente. Momenti diversi nella comprensione del contesto, nella generazione di idee, nell’esplorazione di problemi e soluzioni, nelle fasi di test e prototipazione hanno evidenziato come le due discipline siano parte di un percorso integrabile in cui il principio creativo della divergenza si sposa con l’iterazione sperimentale nel test di mercato.

Vari i momenti divertenti tra cui quello in cui il metodo Fly on the Wall si è quasi trasformato in una scuola di stalking 🙂

Alla fine la conferma da parte dei partecipanti del valore e dell’applicabilità operativa di quanto appreso e questa è stata la massima soddisfazione in una giornata da ricordare.

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29

Ott
2014

In Laboratori
News
Non categorizzato
Uncategorized

By stefanoschiavo

Sviluppo e organizzazione commerciale in una serie di workshop con Silikomart

On 29, Ott 2014 | In Laboratori, News, Non categorizzato, Uncategorized | By stefanoschiavo

Bella esperienza protratta per vari mesi con Silikomart, l’azienda padovana leader negli stampi in silicone per la cottura in forno… Paradiso di chef e cuochi domestici che si vogliono impegnare in cupcakes e wondercakes… 🙂

Abbiamo potuto lavorare con sette impavidi commerciali, tutti giovani e brillanti, orientati a conquistare e sviluppare i nuovi mercati in giro per il mondo. In continuo viaggio tra Giappone e Brasile, Canada e Francia e in ogni altra zona che possa apprezzare la loro offerta, non hanno molte occasioni per confrontarsi e strutturare la propria area organizzativa.

Merito della proprietà aziendale aver deciso di coinvolgere tutti i ragazzi investendo in un percorso di molti mesi orientato a confrontarsi su modelli di organizzazione dell’area commerciale, di impostazione della distribuzione attraverso piani e budget, di sviluppo di mercati e prodotti per mezzo di metodi lean e canvas strategici. Docenti all’altezza della sfida! In particolare Andrea, oramai capace di governare ogni gruppo di allievi, dagli startupper agli artigiani, dagli imprenditori ai manager, nei meandri della strategia aziendale.

La reattività dei partecipanti, grazie anche a un approccio alla formazione che eredita tutti gli esperimenti delle Fab Session, è stata eccezionale. Molte idee sorte durante i giochi e i lavori di gruppo e infine una delle cose più belle quando si fa formazione. Rita ci ha raccontato il test, emerso dal basso e orientato alla risoluzione di problemi concreti e urgenti, di introdurre un principio di Visual Management nel processo di sviluppo del nuovo prodotto.

Manca ora ancora un ultimo modulo in cui il team affronterà le insidie del CRM e del marketing…

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08

Lug
2013

In Futuro
Laboratori
News
report

By stefanoschiavo

Che idee sono uscite dalla Fab Session digitale-artigiana?

On 08, Lug 2013 | In Futuro, Laboratori, News, report | By stefanoschiavo

fogli

Questa è la traccia su cui hanno lavorato i tre gruppi di cui abbiamo raccontato qui le vicende. Essa dava una possibile visione sull’attuale difficoltà del mondo artigiano italiano a interagire con istituzioni, imprese, partner e clienti internazionali.

La metodologia proposta era quella dell’esperimento su cui testare le idee che nascevano sui vari temi. L’approccio a rapidi cicli di test e verifica ci sembra il più adatto nel contesto di incertezza e variabilità dell’attuale mercato.

I gruppi hanno lavorato ognuno interpretando la sfida in maniera originale.

Uno ha seguito il metodo delineando una serie di temi e cercando le ipotesi e le proposte più a rischio per poter quindi individuare esperimenti immediati di verifica.

Un secondo ha girato il foglio ed è partito da una mappa mentale. Ci è piaciuto il rifiuto dello schema come base per pensare in maniera più creativa. Il gesto stesso secondo noi rappresentava un consiglio metodologico interessante per aziende spesso troppo supine di fronte al pensiero dominante del settore di appartenenza. Vediamo realmente molte imprese bloccate da una sorta di fedeltà al modello condiviso di un distretto o di una rete di partner.

Il terzo ha discusso a lungo senza nemmeno seguire le tracce del modello e portando un pensiero originale più centrato sulle relazioni e sui valori artigiani che su un discorso istituzionale e vincolato all’attuale contesto produttivo.

fab session mac 6

Possiamo individuare cinque principali aree di intervento che ogni gruppo ha indicato e proviamo di seguito a far emergere i contenuti principali.

1) Formazione e trasmissione del know-how

La formazione nel mondo artigiano ha bisogno di nuovi modelli didattici per la trasmissione della capacità manifatturiera. La delega del ruolo di scuola ad enti esterni alle realtà produttive va contro ogni logica. Il “saper fare” si trasmette nel fare stesso. Nelle aziende e tra gli artigiani deve tornare centrale un ruolo formativo che fa da ruota di trasmissione generazionale e di allargamento dei soggetti detentori delle conoscenze pratiche  C’è una massa critica anche in questo campo e la riduzione degli artigiani a pochi maestri non è che l’anticamera della scomparsa definitiva di queste competenze.

Bisogna finanziare iniziative nei luoghi di lavoro e non enti di formazione esterni che non sono efficaci e, salvo rare eccezioni, sviliscono l’attività e la cultura manifatturiera. C’è un bell’esempio recentemente segnalato da Paolo Gubitta in questo senso. La strada è aperta e le condizioni per sperimentare forme nuove di coinvolgimento sono già alla portata. Una commistione tra iniziative didattiche già in atto e lo spirito di quelle complementari, come l’Oniricalab di Amplificatore Culturale, può essere un primo banco di prova.

All’interno di questa area però non si può dimenticare un fattore fondamentale: l’attrattività di questo tipo di percorso professionale. Il mondo digitale è fondamentale per rendere “cool” la professione artigiana oggi considerata una seconda scelta rispetto alla carriera d’ufficio. Uno dei gruppi in particolare ha sottolineato questo aspetto cruciale. Se non c’è un cambio di percezione da parte dei giovani nei confronti dell’attività manuale, ogni altro sforzo sarà vano. L’esperienza di Oniricalab anche in questo caso risulta d’impatto ed esempio.

E’ l’orientamento scolastico stesso che dovrebbe cambiare prospettiva. Non si può continuare ad indicare la formazione professionale come seconda scelta per chi non sembra avere prospettive scolastiche diverse. Ma per far questo, ripetiamo, deve cambiare insieme anche il tipo di formazione proposta.

2) Marketing e comunicazione

Il mondo digitale ha spesso commesso l’errore di voler spingere le aziende e gli artigiani a seguire la moda web del momento. Blog o app, video o social network prescindendo dall’identità specifica e ponendo lo strumento prima della strategia. Dai gruppi di lavoro è emersa la convinzione della necessità di mantenere il focus sulla cultura manuale e non “far scrivere blog agli artigiani”. Piuttosto usare gli esperti di web e comunicazione per farne emergere e percepire il valore. Questo attraverso un superamento della “vendita del sito” per proporre piuttosto piattaforme più estese e trasversali che comunichino al mondo le specificità della produzione artigiana. Dare una veste che possa essere compresa dalle aree di mercato attualmente impossibilitate a conoscere questa ricchezza è il principale punto di azione del mondo digitale verso quello artigianale. Un’interfaccia alta nel mondo business che faccia dialogare chi non possiede codici omogenei di dialogo.

D’altro canto questo può valere per una fascia generazionale di cinquantenni sessantenni difficilmente integrabili con la nuova cultura digitale, se non in termini di affiancamento. Una volta attivato il meccanismo descritto nel primo punto e create le premesse per un passaggio delle competenze a generazioni più giovani, il ruolo nella comunicazione dell’artigiano stesso può riprendere centralità. Un esempio significativo è Lino’s Type, la tipografia letterpress dove il passaggio di consegne e l’affiancamento tra artigiano di prima generazione e nuovi attori immersi nel mondo digitale consente una maggior consapevolezza su originali modalità di comunicazione.

Approcci che integrano web con workshop, open day, collaborazione con artisti e designer in un’ottica difficilmente attivabile con i vecchi interlocutori. La prospettiva è un cambiamento del ruolo delle agenzie e dei professionisti della comunicazione. Le distinzioni dei ruoli saranno più sfumate e la generazione di contenuti ripartirà dal luogo di produzione del valore distintivo.

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3) Gli intermediari commerciali e la redistribuzione del valore

L’aspetto commerciale però è forse quello che più ha acceso la discussione. Prima di comunicare, formare, coordinare, si deve dimostrare di poter vendere. Uno dei punti più importanti dell’evoluzione digitale degli ultimi anni è stata la disintermediazione. Vale per i giornalisti, i negozi di libri, le guide turistiche e così via. Anche la rete distributiva può essere ripensata con prospettive nuove che partano dalle possibilità date dal web. L’evoluzione del ruolo degli intermediari va da esperti di transazioni economiche (sconti, provvigioni, presidio distribuzione, …) a ripetitori del valore attraverso luoghi (anche virtuali) di connessione tra distribuzione e produzione, piattaforme B2B per collegare artigiani e prodotti con il mercato internazionale senza banalizzare e omologare le storie.

Al centro di tutto questo sta anche una ridistribuzione del valore nella catena. Da un terzismo diffuso al riconoscimento della centralità del luogo di generazione del valore. Il web può attivare un meccanismo virtuoso che avvicina domanda e offerta riducendo i passaggi a non valore aggiunto. E’ qualcosa di simile a quanto emerso per la comunicazione nel punto due, ma più centrato sull’equità dell’aspetto economico.

4) Istituzioni e burocrazia

Inevitabile che i gruppi si concentrassero anche sui temi della semplificazione delle procedure e sul supporto nelle esigenze burocratiche. E’ evidente come il web possa rivoluzionare i meccanismi di espletamento delle necessità fiscali e di compliance normativa.

Non si tratta solo di rendere più immediate le procedure e di virtualizzare processi fisici ridondanti, ma anche di sostituirsi in quei ruoli che l’artigiano non riesce a seguire e per i quali si deve affidare a ulteriori professionisti, commercialisti, notai, avvocati, che vanno ulteriormente a erodere il margine sviluppato con il proprio lavoro.

Le idee emerse in questo senso sembrano più velleitarie nel contesto attuale, ma la proposta di strumenti di semplificazione indipendenti dal percorso istituzionale e legislativo sembra ancora una volta mostrare la diffidenza circa vere svolte nella proposta politica.

5) Identità artigiana e intersettorialità

Un ultimo punto ha toccato lo sviluppo di esperienze intersettoriali in cui il driver sia la cultura materiale e non il singolo skill tecnico. Il mondo digitale è particolarmente adatto a creare corto circuiti virtuosi che sanno mettere insieme con una chiave interpretativa nuova food, design, fashion, intrattenimento, esperienza, … Un esempio che ci è ovviamente caro è quello di The Fab a Verona, ma molti altri casi stanno nascendo e possono essere un modo per leggere in maniera più evoluta le potenzialità della manifattura.

La sensazione è che il carattere di disintermediazione del web prevalga nella visione del supporto che questo mondo può dare a quello manifatturiero. Il mondo digitale può andare oltre il marketing quindi per abbracciare un cambiamento più profondo nell’equilibrio del mercato dal punto di vista economico-transazionale, logistico-distributivo e infine nella formazione e didattica, dove il vero gap è quello dell’attrattività dei ruoli produttivi.

fab session mac 5

 

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05

Lug
2013

In events
Laboratori
News

By stefanoschiavo

Ma il digitale offre agli artigiani solo app e stampanti? Quindici esperti digitali a Milano per unire atomi e bit.

On 05, Lug 2013 | In events, Laboratori, News | By stefanoschiavo

Lo premetto. Il tema non è semplice. Avevamo parlato nell’ultimo post del rapporto tra artigiano e designer, ma se c’è una situazione forse ancora più ambigua e delicata nei confronti dei nostri imprenditori manifatturieri è certamente quella del mondo digitale.

Usciamo da dieci anni incredibili. Una rivoluzione tecnologica, ma, lo sappiamo bene, ancor più culturale. Possibilità di scambi e conversazioni continue che hanno aperto la strada ad un ritmo di propagazione dell’innovazione e delle idee mai visto in precedenza. Con tutta una serie di correlati d’impatto: il know-who che diventa quasi più importante del know-how, la serendipity che si trasforma in una prassi manageriale, la trasparenza delle informazioni, la condivisione dei punti di vista, l’apertura verso gli altri, tutti punti che formano un paradigma nuovo della gestione aziendale.

I clienti che progettano con i produttori in continuo rapporto con fornitori e partner, la comunicazione che mostra i segreti anfratti delle retrovie aziendali, l’open innovation e il social business insomma. E in tutto questo la tecnologia, le app, il mobile, Steve Jobs e altri eroi che spopolano sui quotidiani e al cinema. Alcuni sviluppi toccano l’ambito della produzione, tra Arduino e le stampanti 3D, inizio di una rivoluzione auspicata nel design one-to-one e nell’autoproduzione non più solo di stevia sul balcone… Eppure tutto ciò sembra non aver toccato l’animo disilluso del nostro “artigiano di bottega”.

Sembra anzi che le due culture siano in parte impermeabili. Piccole aziende sommerse di fax e burocrazia circondate da giovani entusiasti in riva al Sile o in un coworking di Lambrate. E allora abbiamo provato a capire se la sintesi sia possibile, se i nostri maestri digitali possono realmente integrarsi e forse confondersi con gli artigiani in crisi. Ma non volevamo soluzioni “markettare”, il nuovo sito e il blog, un contest o un po’ di guerrilla…

Abbiamo proposto a quindici esperti più o meno tutti provenienti dall’universo digitale di mettersi a ragionare su aspetti importanti del mondo artigiano. Per predisporli al meglio li abbiamo fatti giocare in una Fab Session ospitata dagli amici di Make a Cube. Hanno fatto i loro giusti errori di tattica nel gioco oramai iconico degli snowflakes e si sono quindi immedesimati nelle condizioni di un artigiano di fronte al mercato.

Poi è stata la volta delle idee, sviluppate in forma di esperimento, in tipico stile Lean Startup. Partendo dalle intuizioni di Stefano con cui avevamo chiacchierato il giorno prima. Ne sono uscite intuizioni interessanti che toccano gli aspetto della formazione e del trasferimenti delle competenze, dell’immagine dell’artigiano come possibile sbocco lavorativo “cool”, delle possibilità di accesso al mercato e dell’evoluzione del ruolo degli intermediari commerciali e così via tra modello economico, impostazione produttiva, comunicazione e psicologia. Tutte idee che per una volta non hanno toccato l’aspetto tecnico o di comunicazione del digitale. Hanno scavato nel profondo del disagio artigiano suggerendo vie pratiche, ma culturalmente elaborate, per superarlo.

Ciò che è emerso è stato un approccio diverso alla questione. Consapevole delle criticità, ma coraggioso al punto giusto. Un’attitudine che non riscontriamo tra i nostri produttori chiusi in qualche capannone della Bassa o in una bottega in periferia. Torniamo da loro con alcune proposte, alcuni possibili partner e la voglia di ripetere l’esperienza mischiando questa volta partecipanti digitali e analogici per vedere cosa ne esce.

I risultati nel dettaglio ve li raccontiamo in quest’altro post.

Qui sotto vi lasciamo la traccia su cui i gruppi hanno lavorato e che consideriamo come uno dei possibili punti di partenza.

fogli

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17

Dic
2012

In cool
events
Laboratori
News

By stefanoschiavo

Il filo conduttore che lega knit café, laboratori galenici e lean startup

On 17, Dic 2012 | In cool, events, Laboratori, News | By stefanoschiavo

Fine settimana davvero intenso.

Accompagnando Cristina, Alessandra e Lucia, le tre splendide protagoniste di crowdknitting,com, il progetto di yarn bombing partecipato, alla Girl Geek Dinner Nordest nella serra di H-Farm (complimenti a Barbara, Miriam e Laura), ci siamo imbattuti in vecchi e nuovi amici. In particolare è stato interessante vedere come l’attività di knitting abbia permesso di conoscere Gabriele, che insieme a Giorgia presentava Bobos. Avendo scoperto che è anche un vicino di casa a Verona, ci siamo dati appuntamento per approfondire la conoscenza a The Fab.

Il giorno dopo è stata la volta di un esperimento davvero interessante. C’erano Giovanna ed Elisa che salivano da Fabriano per provare una formula curiosa e interessante. Invece di vendere le creme naturali che producono nel laboratorio galenico di 1896, hanno ben pensato di smontarne i pezzi e offrire a dieci ragazzi di Treviso un Beauty Kit di ingredienti corredati dalle necessarie istruzioni per l’uso. I partecipanti ne sono usciti con burro cacao, crema viso e tonico, tutti rigorosamente autoprodotti. La conoscenza dei componenti e delle loro proprietà, insieme alla dinamica di gruppo, ha reso la serata molto interessante, fornendo molti feedback alle due amiche marchigiane e a Sara che ha aiutato con forza la realizzazione dell’evento.

 

Un esperimento che sarebbe piaciuto ad Andrea, protagonista dell’evento di sabato a The Fab. Ovviamente mi riferisco alla nuova Fab Session, ma di questa si può trovare tutto qui.

Tutti i progetti che vediamo crescere giorno per giorno sono molto promettenti. Noi ci vediamo anche un altro aspetto. Sotto l’aura di Futuro Artigiano, ognuna delle iniziative parte dalla costruzione di un terreno di confronto materiale con i clienti e i partner. La costruzione di uno spazio relazionale è al centro di una prospettiva non solo di marketing, ma di sviluppo complessivo di un nuovo business. Le knitters bassanesi, le farmaciste di Fabriano, i ragazzi di The Fab condividono questa consapevolezza e il tutto costituisce una ricchezza che si integra in un nuovo modo di vivere gli spazi, anche commerciali.

 

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21

Nov
2012

In events
Futuro
Laboratori
the fab

By stefanoschiavo

Nascono le Fab Session, gli appuntamenti per creare insieme una nuova idea di sviluppo

On 21, Nov 2012 | In events, Futuro, Laboratori, the fab | By stefanoschiavo

The Fab è una sintesi di molti elementi spesso contrapposti. La tipografia Lino’s Type che vi è ospitata mette insieme un artigiano che va in pensione e due giovani grafici che vogliono sporcarsi le mani con macchinari affascinanti quanto complessi. Il lavoro comune, come dice Sennett in Insieme, favorisce la collaborazione, stimola la partecipazione e la condivisione di idee e visioni. In questo caso la collaborazione supera i confini generazionali. Sempre più tecnici, tipografi, meccanici vengono a dare una mano, stimolati dallo spirito innovativo e fresco dell’iniziativa.

 

The Fab è anche sintesi tra manifattura e creatività, come se non fossero sempre state unite. Il design, il digitale, l’arte si esaltano nel dialogo con chi produce oggetti, nel nostro caso stampe. Uno spazio di lavoro comune tra questo mondo creativo, nel nostro Paese spesso (auto?) emarginato, e il mondo della produzione, della piccola media impresa in crisi di identità e idee a cui il solo riempire di ore la giornata lavorativa non basta più a giustificare la propria presenza e non aiuta in alcun modo a competere in un mercato internazionale i cui valori non sono interpretabili senza l’aiuto delle menti più giovani e creative.

Infine The Fab è una sintesi del pensiero organizzativo aziendale e dell’apparente anarchia destrutturata del contesto artigiano. Lunghi anni di lavoro attraverso forme di organizzazione snelle e agili ci hanno fatto comprendere come la leggerezza nasca da un progetto chiaro, come la semplificazione delle dinamiche aziendali sia la premessa per mantenere reattiva e di successo una struttura aziendale spesso altrimenti destinata alla burocratizzazione fine a se stessa.

Da questi spunti, con l’aiuto del nostro amico Andrea, è nata l’idea di The Fab Sessions, una serie di eventi che vogliono costruire, insieme a pochi amici invitati a parteciparvi, una piattaforma per chi voglia iniziare un percorso strategico che assimili le esperienze di The Fab, la cultura del Futuro Artigiano, dell’organizzazione agile, dell’idea che la vera innovazione nasce in una produzione rinnovata attraverso la relazione con il design, con il web, con un approccio internazionale.

C’è un sito che racconta l’iniziativa. La prossima Fab Session sarà sabato 15 dicembre, destinata questa volta ai manager che vivono l’incertezza come opportunità di sviluppo.

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06

Nov
2012

In cool
events
Laboratori
News

By stefanoschiavo

L’autoproduzione tra il festival Operae di Torino e un esperimento affascinante nella cosmesi DIY

On 06, Nov 2012 | In cool, events, Laboratori, News | By stefanoschiavo

Questo weekend grandi eventi a Torino tra Artissima, la Design Week e Operae. Siamo appena stati al Salone del Gusto, ma la tentazione di tornare sotto la Mole è forte…

In particolare al terzo evento siamo molto interessati noi di Sharazad. Un po’ perché c’è il nostro amico Stefano, un po’ perché è inevitabile alzare le orecchie attenti e vigili quando si parla di una mostra-mercato di design autoprodotto. Sa di Futuro Artigiano, sa di The Fab. Il corto circuito ormai palese tra “maker” e consumatore ha mille rivoli che vanno dalle ragazze che caricano le loro invenzioni su etsy.com o blomming a stampanti 3D che si interfacciano con vecchie Heidelberg grazie ad Arduino fino a un’informazione che si fa più su twitter che sui media tradizionali. Tutto questo dà vigore e slancio a chi è in grado di creare soluzioni originali che esprimono, come si soleva dire, lo spirito del tempo.

Una di queste creazioni sono sicuramente le creme di Giovanna, di cui vi abbiamo già parlato in occasione del workshop tenuto a The Fab che insegnava a creare cosmesi a partire da ottimi ingredienti selezionati dalla nostra amica farmacista e da qualche semplice istruzione di lavoro. L’intermediario produttivo prende un nuovo ruolo, più educativo, formativo, culturale. Dà gli strumenti e l’idea per autoprodurre soluzioni originali. Un po’ come nella splendida intuizione di Enzo Mari di cui spesso ci ha parlato Matteo di Amplificatore Culturale (seguiteli in rete perché i loro progetti sono davvero interessanti!).

Così ci troviamo stasera a cercare la location per il prossimo workshop (a Venezia con ogni probabilità), ma anche a cercare una formula per rendere semplice e diffusa questa pratica che sposta la produzione da laboratori industriali alle case dei consumatori. Giovanna ci ha promesso a breve un kit e delle semplici soluzioni per realizzare, da soli in una serata di relax o in compagnia di amici, la propria cosmesi DIY a casa. Al tempo stesso divertendosi, risparmiando e imparando a fare. A dicembre, per chi vorrà partecipare, il primo test! Sentiamo già il profumo di calendula e rosa canina nell’aria 🙂 A prestissimo per i dettagli!

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26

Ott
2012

In cool
Laboratori
News
the fab

By stefanoschiavo

Laboratorio galenico a The Fab con l’autoproduzione di crema naturale!

On 26, Ott 2012 | In cool, Laboratori, News, the fab | By stefanoschiavo

Giovanna e Elisa sono passate per Verona a the Fab e hanno realizzato un laboratorio (mai come questa volta il termine è adatto!) davvero molto bello. Ci hanno insegnato a farci da soli una crema per il viso, del burro cacao e un tonico con gli ingredienti più incredibili. Vaniglia e latte di giumenta, coloratissima mica e argilla viola, olio di albicocca e acqua di tiglio…

Eravamo in tanti e ci siamo divertiti imparando a leggere le etichette (gli ingredienti in latino sembrano, ma dico sembrano, più affidabili…). Poi abbiamo preso bilancia, bustine, acqua calda e bacchettine per mescolare finché ecco che si sono materializzate delle creme che abbiamo spalmato su viso, labbra e mani.

Devo dire che quando si è trattato di pipettare è stata dura, ma adesso i prodotti che ci siamo portati a casa sono l’invidia di tutti gli amici, che possono solo trovarli sul sito di 1896, la farmacia galenica di Fabriano in cui lavorano le nostre amiche.

Presto ripeteremo l’esperimento a Venezia, magari senza le nostre due guide, ma con un po’ dei kit che con cura incredibile riescono a preparare, con qualche istruzione e promemoria che ci permetterà di metterci alla prova nell’autoproduzione di cosmesi di grande livello! Vi faremo sapere!

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12

Ott
2012

In cool
Futuro
Laboratori

By stefanoschiavo

Il prossimo weekend siamo a Verona con Futuretail!

On 12, Ott 2012 | In cool, Futuro, Laboratori | By stefanoschiavo

Uno spazio virtuale e uno fisico per esplorare il Futuro del Retail.

Lo curerà tra il 21 e il 23 Ottobre Sharazad all’interno degli spazi della Fiera di Verona. Sarà un osservatorio che parte dai casi più interessanti che abbiamo colto in questi mesi attraverso uno sguardo attento sulle dinamiche in atto in tutto il mondo. Ma non solo.

Con la curiosità che ci accompagna sempre, partendo dall’appuntamento che ci ha già visti impegnati l’anno scorso, quest’anno siamo protagonisti nella costruzione di una parte di Abitare il Tempo 100% Project.

Ci stiamo dedicando alla produzione di materiale informativo (a modo nostro s’intende!) e di uno spazio dinamico e vissuto. Non sarà tanto uno stand quanto un luogo di incontro, esperienza e scambio di opinioni. Il nostro obiettivo è creare un ambito relazionale dove apprendere e confrontarsi su ciò che ci attende nel mondo del Retail.

Al centro e a supporto dell’iniziativa, andando oltre le tre giornate di Fiera, c’è il sito Futuretail. Servirà a sedimentare quanto emerso in questa ricerca attraverso approfondimenti e scambi di visioni e esperienze.

In perfetto stile Sharazad ci saranno workshop che spiegheranno i vari aspetti che contribuiscono allo sviluppo di un negozio, non perdendoci in roboanti prospettive strategiche, ma esplorando le azioni più concrete e quotidiane, tipo allestire la vetrina per intenderci, che messe tutte in fila però consentono di comprendere alcune grandi potenzialità di sviluppo.

Domenica 21 ottobre 2012

Tema: Shop

Mattino: Pillole di Visual Merchandising.

Pomeriggio: Allestire uno spazio attraverso i 5 sensi, il negozio del futuro.

Lunedì 22 ottobre 2012

Tema: Interior

Mattino: Progettare per crescere.

Pomeriggio: Bello o brutto? dipende da come lo illumini.

Martedì 23 ottobre 2012

Tema: Ecocasa

Mattino: Piccoli e grandi gesti sostenibili.

Pomeriggio: Laboratorio di Riciclo. Silvia Bragagnolo ci insegna a creare un oggetto utile dai rifiuti domestici.

Non resta che venirci a trovare. Attendiamo da tutti contributi e idee da discutere tra gli spazi mobili di Future Retail.

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28

Set
2012

In Futuro
Laboratori
the fab

By stefanoschiavo

The Fab. Ovvero lo stile di un pensiero è il suo movimento.

On 28, Set 2012 | In Futuro, Laboratori, the fab | By stefanoschiavo

Costruire un laboratorio come The Fab richiede mani operose e volenterose braccia per spostare macchine da stampa e tirare cavi, verniciare muri e asfaltare strade. Come in un garage di un gommista, in una carpenteria, in una bottega di quelle che vediamo frequentemente, dove con grinta si dà da fare chi sta cercando, al di fuori di fini analisi finanziarie e sterili vertenze sindacali, una nuova strada per il lavoro e l’economia.

Grinta. E anche stile. “Lo stile di un pensiero è il suo movimento”, dicevano. Le mani che si intrecciano in questa avventura sono gli elementi fondanti di un incrocio di pensieri non banali. Il contesto determina i comportamenti. Perciò lavoriamo a costruire il luogo, lo spazio in cui le relazioni, perché un’estetica relazionale è ciò che ci ispira, suscitano emozioni, raffigurano idee e infine producono manufatti e vita.

In questa visione prima di tutto economica alcuni autori ci aiutano e ci fanno da bussola. Parliamo tra gli altri di Nicolas Bourriaud e di Richard Sennett. Per noi la fisicità delle azioni si incrocia con un fare, come direbbe Alessio, non eroico, ma partecipato e collaborativo senza svilire le personalità in un anonimo collettivo indefinito e sfibrante. Insieme è la parola chiave che attiva i momenti di improvvisazione, di leggerezza e di esperimento che creano cultura e ricchezza. Che fondano The Fab.

PS Grazie a Paolo per i suggerimenti di lettura 🙂

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19

Set
2012

In Laboratori

By stefanoschiavo

Cosmesi naturale DIY. Workshop con Giovanna per chi vuole entrare nella magia di un laboratorio galenico.

On 19, Set 2012 | In Laboratori | By stefanoschiavo

Sabato 20 ottobre dalle 9.30 alle 12.30
Vicoletto Valle 2A, Verona

Scarica la scheda dettagliata del workshop

Sharazad è convinta che sia in corso un processo di recupero dell’individuale rapporto con il fare. Attraverso una maggior consapevolezza e partecipazione nella produzione di ciò che usiamo, possiamo crescere e comprendere meglio la realtà attorno a noi.
E’ un processo che nasce nella relazione con altri alla ricerca della smarrita identità materiale, troppo spesso dimenticata nel conflitto giornaliero con fogli excel e business plan…

Ecco perché, dopo il successo al Fashion Camp di Milano, non potevamo non invitare Giovanna a riprovarci a Verona. Con un laboratorio che vuole spostare il rapporto con le creme naturali dal consumo alla creazione. Accompagnati dal team di 1896 i partecipanti impareranno a crearsi tre prodotti che realizzeranno insieme a noi e poi potranno portarsi a casa, utilizzare e rifare ancora. Comprendendo allo stesso tempo quali sono gli ingredienti buoni e quelli cattivi, imparando a leggere etichette e istruzioni. Saranno, come dice la stessa Giovanna, “formule carine e molto semplici da preparare per tutti”.

Perché un laboratorio galenico è ricco come una cucina con ingredienti e ricette sempre diversi, figli della fantasia e della perizia di ognuno. Ecco quindi un’occasione per sperimentare le proprie doti nello scegliere, mescolare e lavorare ingredienti naturali dentro lo spazio di The Fab.

 

Come partecipare

Per iscriversi basta mandare una mail a galenica@sharazad.com. Il costo del laboratorio è di 50 euro.
Scarica la scheda dettagliata del workshop

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17

Set
2012

In Laboratori

By Admin

Cavalli di legno DIY, laboratorio per genitori e figli

On 17, Set 2012 | In Laboratori | By Admin

“Cavalli in legno DIY” laboratorio per genitori figli.

Domenica 23 settembre dalle 10.00 alle 12.00
Vicoletto Valle 2A, Verona

“In an earlier generation, we lost our connection to the land, and now we are losing our connection to the machinery we depend on” – Michael Hout, UC Berkley
leggi l’articolo

Sharazad è alla ricerca di un marketing più autentico che parta dall’imparare come i nostri clienti fanno le cose e non dal compilare report e documenti strategici che nessuno ha mai tempo di leggere.

Con l’aiuto di un vero artigiano produttore di giocattoli metteremo alla prova la nostra manualità, costruendo e decorando un cavallo di legno.

“Fare” insieme è una grande opportunità per trascorrere tempo di qualità con i nostri figli e trasmettere valori del lavoro artigiano come pazienza, qualità, etica.

 

Come partecipare

Il laboratorio è aperto a bambini di almeno 5 anni accompagnati da un genitore.
L’iscrizione ha un costo di 10€. Per iscriversi o avere altre informazioni scrivi a familymakers@sharazad.com

In collaborazione con “il Colle” e “The Fab

PS. Il 21, 22 e 23 settembre Verona ospita Tocatì festival internazionale dei giochi in strada