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stefanoschiavo

10

Oct
2016

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By stefanoschiavo

I quattro progetti con Sharazad per la Maker Faire Europe 2016

On 10, Oct 2016 | In News, projects | By stefanoschiavo

Manca poco alla nuova Maker Faire di Roma e come ormai ci capita da anni, siamo presenti all’evento principe per artigiani digitali e maker in più forme. Quest’anno sono addirittura quattro e ne siamo davvero contenti. Tutte più o meno nascono dal mondo di Lino’s & Co, il nostro studio/negozio/coworking artigiano al confine tra tradizione tipografica e nuove tecnologie.

Il primo modo in cui saremo a Roma è proprio Lino’s & Co che viene presentato come caso zero all’interno di Botteghe Digitali, l’iniziativa di Banca Ifis lanciata con Marketing Arena e Stefano Micelli e che mostra un modo nuovo per intendere la manifattura. Qua qualche assaggio delle nostre doti di attori 🙂

La nostra seconda presenza quindi è proprio all’interno di Botteghe Digitali. Il format presenta diversi casi di intervento nel modello di business di un’iniziativa manifatturiera ripensata attraverso digitale e innovazione. In quasi tutti abbiamo lavorato come coach o expert. Dalla tradizione del mosaico antico di Studio Cassio alle borse in feltro di Lefrac con il suo stay woolish che tanto ci piace! In entrambi questi casi la coach è Barbara Bonaventura con cui è stato davvero un piacere lavorare. In un altro caso, Occhialeria artigiana, Laura Bortoloni ha accompagnato in un percorso rinnovato l’azienda lucana.

La terza nostra presenza quindi si ricollega all’altro caso presentato, quello di Sartoria Concolato dove il coach è proprio il nostro Nicola Zago che ha accompagnato Marco, Silvano e Lino Concolato nel ripensamento del proprio approccio al mestiere di sarto.

Infine un’altra presenza che ci vede in qualche modo coinvolti è quella di Craftabile, l’iniziativa friulana di design e digital manufacturing tutta dedicata alla formazione montessoriana. Prodotti sempre più interessanti escono dalle idee e dalle mani di Simona, Irene e Andrea che ci aspettano in uno stand della Fiera che non mancheremo di visitare! E tra l’altro Craftabile è proprio il fondatore della Bottega Lino’s & Co di Udine e così il cerchio si chiude 🙂

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27

Jul
2016

In News
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By stefanoschiavo

Mero & More, a Verona coworking e servizi per il mondo dell’abbigliamento

On 27, Jul 2016 | In News, projects, sharazad | By stefanoschiavo

Mero è una realtà che ha abbracciato un progetto sfidante e ambizioso. Si tratta di un’azienda da sempre votata all’innovazione e alla costruzione di un rapporto di fiducia con i propri clienti. Qualità, creatività e servizio sono ingredienti di una formula che ha da sempre permesso all’azienda di non limitarsi a un “mero” servizio di terzista nel mondo dell’abbigliamento, ma di contribuire al successo dei suoi clienti aggiungendo uno strato di ricerca e sviluppo, creazione di linee innovative e garanzia di tempistiche adeguate al governo di processi produttivi industriali.

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I tempi però si evolvono e quello che tradizionalmente poteva essere sviluppato all’interno delle proprie mura è sempre più limitato. Fare innovazione oggi non significa solo essere al passo con l’evoluzione tecnologica o confrontarsi con clienti e fornitori. Si tratta di entrare in contatto con una comunità di soggetti che, con caratteristiche eterogenee e spesso poco convenzionali, stanno costruendo spazi di esplorazione nel settore.

Per aprirsi con lo spirito dell’open innovation a queste energie e superare i confini ristretti del proprio ambito aziendale, abbiamo impostato con gli imprenditori dell’azienda, Paola Mero e Paolo Annechini, un piano per accogliere e collaborare con i soggetti più dinamici del settore. Innanzitutto mettendo a disposizione di chi sta ancora lanciando la propria idea di business una piattaforma di servizi altrimenti difficilmente accessibili. Uffici stile, macchinari, software, set posa e tanti altri contenuti (tra cui una bella area food, un negozio, uno spazio per eventi, …) che possono essere utilizzati senza necessità di un grande investimento. Ma anche know-how e supporto consulenziale di professionisti e formatori che gravitano attorno a quello che abbiamo chiamato Mero & More, con un gioco di parole che vuole dare l’idea di quel di più e di quell’idea di superamento delle condizioni attuali che il progetto rappresenta per l’azienda.

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A Mero tornerà la possibilità di accedere a nuove idee ed energie e dare così ai propri clienti nuovi stimoli per una crescita congiunta sul mercato in cui la dinamica tra terzista e cliente si consolidi come un rapporto virtuoso tra partner di mercato. Alle realtà che vorranno lavorare nel coworking o utilizzare i servizi a disposizione nello spazio veronese tornerà la possibilità di accelerare i propri test di mercato confrontandosi con un ecosistema virtuoso e di sostegno alla crescita.

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11

May
2016

In cool
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By stefanoschiavo

Le cinque regole per non fare “craftwashing” con il nostro artigianato

On 11, May 2016 | In cool, Futuro, News, projects, report, sharazad | By stefanoschiavo

Qualche anno fa, ce lo ricordiamo, si era in piena moda ecologica, tra “sostenibilità ambientale” e “impronta ecologica”. Mi ricordo che consumavo due pianeti e mezzo con il mio sobrio (davvero) stile di vita… Fioccavano progetti di design sistemico, life cycle assessment e così via. Oggi questo spirito ci sembra si dia un po’ per scontato e appartenga oramai al DNA di chi fa impresa in modo corretto.

In quel contesto molti ci mettevano in guardia rispetto al rischio di “greenwashing”. Operazioni apparentemente nobili che cercavano di sensibilizzare e posizionare l’azienda sulla questione ambientale, ma che poi mostravano di essere solo una patina su processi industriali tutt’altro che equilibrati negli impatti sull’ecosistema.

La questione sembrava lana caprina, ma in realtà scopriva un certo atteggiamento verso il tema del momento. Ne sono passati altri poi e sempre più ne nascono. La Social Enterprise, la Corporate Social Responsibility, Design Thinking e così via. Ognuno di questi con una propria forza straordinaria, capaci di ridare valore e senso alle attività economiche, ma allo stesso tempo ognuno a rischio appunto di essere sfruttato per un puro e superficiale imbellettamento che non tocca nel profondo l’agire quotidiano delle aziende.

Sapete che Sharazad ha seguito e segue un filone che amiamo. Quello che pone nel settore manifatturiero un’attenzione particolare. Ci riferiamo al Futuro Artigiano, al New Craft raccontato da Stefano Micelli quest’anno a La Triennale di Milano. Siamo cresciuti in medie imprese creative capaci di cambiare le regole del gioco incrociando istanze di innovazione con la pratica della trasformazione materiale. Tutto quanto raccontano Richard Sennett e Stefano Micelli ci appartiene. Eppure esiste il concreto rischio di utilizzare queste coordinate per far accadere quanto successo con il green. Avremmo voglia di chiamarlo “craftwashing”.

Non ci lanciamo in lunghe lamentazioni su questo fenomeno. Preferiamo prendere invece un caso opposto, in cui la questione è affrontata nella maniera corretta, per delineare alcune regole, quasi un manifesto che spiega cosa fare per creare vero valore e non solo un racconto superficiale e sterile. Prendiamo un’iniziativa che vuole tradurre i contenuti del Futuro Artigiano in azioni che abbiano impatto nell’economia reale. Pensiamo a “Fare Impresa Futuro” di Banca IFIS e a Botteghe Digitali che ne è la più bella concretizzazione.

Una banca che pensa alle necessità dei piccoli (piccolissimi a volte) artigiani per capire meglio le loro necessità, per studiare il tipo di supporto di cui hanno bisogno, per portarne alcuni a ripensarsi e a iniziare un percorso di crescita. Dietro c’è un’idea di servizio per il mercato che la banca deve ripensare. Quasi un laboratorio aperto di ricerca e sviluppo che studia gli equilibri e i limiti di un target di PMI alla ricerca di un nuovo modello.

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Marketing Arena e Banca IFIS stanno raccontando al meglio i contenuti del progetto e qua potete leggere la cronaca di quanto ogni giorno accade. A noi, partendo da questa straordinaria esperienza, piace riassumere i punti che denotano un progetto con un concreto impatto:

  1. Il punto di partenza non sono gli artigiani e quel che sanno fare. Il punto di partenza sono i clienti degli artigiani. La rilettura della visione e del ruolo di una piccola azienda manifatturiera non si fa partendo dai contenuti storici di queste aziende, ma dal nuovo mercato che essi affrontano. Spesso il problema è infatti il gap che si è creato tra un’azienda che è invecchiata guardando solo a ripetere se stessa e un mercato che ha preso nuove logiche mosse da tante innovazioni non solo digitali.
  2. Smarcarsi da nostalgie e ricordi, uscire dal continuo riferimento ai fasti passati, alle cose che funzionavano e oggi non lo fanno più, dalla narrazione dei pionieri che in qualche modo si pongono su un altare implicitamente accusando le nuove generazioni di inettitudine. Trovare il giusto ruolo per i figli e i nuovi collaboratori. Insegnare e apprendere a qualsiasi età, rimanendo sempre curiosi e attenti a ciò che ci circonda.
  3. Non pensare che il cambiamento avvenga grazie a una bacchetta magica. Una certa retorica proveniente dalle startup digitali della Silicon Valley ha trasformato l’attività imprenditoriale in una sorta di lotteria. Un’exit da raggiungere in poco tempo per brindare alla fortuna che arride gli audaci. Ma sarebbe come stimolare un’economia da “gratta e vinci”. Il lavoro normalmente si ripaga nel medio lungo termine. Il successo si suda e si conquista provando, sbagliando, riprovando e sbagliando di nuovo.
  4. Non affrontare lo sviluppo attraverso complessi ed esaustivi Business Plan. Servono, ma non a trovare il proprio modello di business. Altrimenti fanno l’effetto del piano quinquennale sovietico. L’atteggiamento corretto è quello di ipotizzare e testare. È un approccio scientifico, sperimentale, iterativo, progressivo. Esistono metodi per far questo. E se non si conoscono si chiede ad Andrea De Muri 🙂
  5. Lo sviluppo del prodotto viene dopo. Prima ci sta la verifica del valore che si crea, l’efficacia di ciò che si promette al mercato. Nella fase di esplorazione è più importante verificare che qualcuno apprezzi il nostro prodotto, non perseguire efficienza e crescita. Sennò si sprecano soldi e tempo per fare qualcosa che nessuno poi vuole. Le aziende sono Mister Wolf, risolvono problemi. E devono conoscere chi ha questo problema. Dopo, solo dopo, si fa crescere il business. La comunicazione (e le app, i siti, l’ecommerce, …) , i canali per veicolare i propri messaggi, sono uno spreco di risorse (soldi) se non seguono il carattere sperimentale che caratterizza l’innovazione (anche artigiana).

La cosa bella è che tutto questo si può fare con metodo. Senza limitarsi alla superficie, ma entrando nella concreta azione quotidiana degli artigiani e delle PMI italiane. Creando link e relazioni virtuose con soggetti istituzionali (banche, professionisti, pubblico) e con partner utili (agenzie, freelance, …), superando un temibile salto generazionale che non tutti sono capaci di affrontare nel modo giusto.

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Dietro l’angolo c’è quell’effetto “craftwashing” di cui si parlava prima, ma pensiamo che sia a disposizione l’antidoto, come dimostra questo progetto cui Sharazad si è davvero appassionata.

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29

Mar
2016

In events
Futuro

By stefanoschiavo

Lino’s & Co alla Triennale di Milano per New Craft

On 29, Mar 2016 | In events, Futuro | By stefanoschiavo

Si avvicina l’apertura di New Craft, il progetto ideato e curato da Stefano Micelli e presentato alla Fabbrica del Vapore per la XXI Esposizione Internazionale della Triennale di Milano: è una mostra che rende visibile l’incontro tra innovazione tecnologica e manifattura d’eccellenza. Esplora diversi aspetti dell’artigianato e della produzione mettendoli a confronto con l’evoluzione del digital manufacturing e di quella che si suol definire Terza Rivoluzione industriale.

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Ne abbiamo già parlato tanto e quindi non ci dilunghiamo nel raccontare dei contenuti che la mostra saprà esporre al meglio. La cosa che ci piace però dire qui è che a progettare lo spazio tipografia e letterpress di New Craft, Stefano Micelli ha chiamato Lino’s & Co, il nostro progetto di rilancio del mondo tipografico.

Nicola si è subito messo al lavoro e ha recuperato materiali, idee e collaborazioni che renderanno questa occasione un modo per studiare lo stato della stampa oggi. Pensiamo infatti che una mostra su questi argomenti non possa che essere un momento di analisi dello stato dell’arte, aperto a chi voglia partecipare portando spunti e nuove idee. Lo spirito di Lino’s & Co è aperto di natura e anche in questa occasione vorremmo essere una piattaforma che ospita tutti coloro che vogliono contribuire al racconto di un momento di grande innovazione. Presto nuove info sul sito di Lino’s & Co! Vi aspettiamo 🙂

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30

Oct
2015

In Futuro
News

By stefanoschiavo

Quella strana tipicità tutta italiana…

On 30, Oct 2015 | In Futuro, News | By stefanoschiavo

Poi ci si chiede cosa sarà questa tipicità manifatturiera italiana… Lavorano l’acciaio, sono in quindici, con il loro capannone in una classica area di pianificazione urbanistica, cioè in mezzo a un bosco vicino a una bella zona residenziale.

E lavorano bene. Grandi clienti che li chiamano per prodotti personalizzati, quelli difficili, dove competenza e innovatività vanno in simbiosi. Quando serve, e recentemente capita spesso, cercano qualche altro ragazzo da far lavorare, ma lì attorno studiano tutti social media marketing e non è facile… 🙂

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Le cose vanno bene, ma non sono soddisfatti. Seguire le specifiche delle grandi aziende funziona, ma quando sai lavorare bene, meglio degli altri, ti vien voglia di creare, inventare… Ecco allora che cominciano a sfornare macchine professionali per farsi la birra in casa, estrattori per erbe officinali per agriturismi e così via. Perché vendere a chi utilizzerà le tue macchine ti permette di scriverle le specifiche, di parlare coi tuoi clienti, di metterci fantasia e creatività.

Chiamano anche il Fab Lab appena aperto lì vicino per esplorare qualche nuova tecnologia. Dopo aver visto la Maker Faire ci si rende conto che i Maker stanno anche nelle piccole aziende manifatturiere che di Fab Lab ne dovrebbero aprire uno ciascuna. A volte solo cambiando il nome al reparto prototipi, perché poi tutto il resto c’è già!

Che poi torna bene anche ai tuoi clienti grandi, quelli delle specifiche, che cercano te perché non sei un mero esecutore, ci metti del tuo e aiuti il tuo cliente a far bene le cose.

Ecco c’è questa cosa nei nostri artigiani, nelle nostre piccole aziende, questa cosa che non sapremmo definire, ma che ha a che fare con il design, l’arte e schemi mentali strani che ti vengono solo quando passi tutto il giorno in officina… Sono le cose evidenziate da Italiani di Frontiera e Futuro Artigiano. Perché l’innovazione nasce dal fare, lo sappiamo, ma è bello riscoprirlo ogni giorno nelle imprese che incontriamo.

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16

Oct
2015

In events
Futuro
News

By stefanoschiavo

La Maker Faire e l’incontro di due idee sbagliate

On 16, Oct 2015 | In events, Futuro, News | By stefanoschiavo

Ci sono due punti di vista che si incontrano alla Maker Faire Rome. E sono entrambi sbagliati.

Uno appartiene ai giovani e promettenti Makers, l’altro alle imprese che li stanno scoprendo, un po’ divertite, spesso sobriamente scettiche. Tutte e due le visioni si riferiscono allo stesso oggetto (dei desideri): la tecnologia.

Si riscontra spesso nel mondo di chi sta esplorando le potenzialità innovative del digital manufacturing, delle iconiche stampanti 3D, un’idea di tecnologia come fine e non come mezzo. L’innovazione per l’innovazione sembra attivare un ecosistema autoreferenziale in cui la presenza della stampante risulta più importante dell’oggetto stampato. Un vecchio imprenditore potrebbe chiedere dove sia il vantaggio economico di questa soluzione, qualcun altro potrebbe addirittura chiedere chi sia il cliente, che problema urgente gli risolviamo, per cosa sarà disposto a pagare. E se la risposta è nell’utilizzo di una stampante 3D, nella sua stessa presenza come simbolo di innovazione e imbellettamento di chi la ospita, la risposta è sbagliata. Se non si fa emergere un mercato dietro l’output della stampa, un mercato fondato su un miglioramento dell’efficienza produttiva o su un prodotto che si differenzia in meglio, l’effetto wow del “giovane maker” svanirà come quello degli osannati startupper digitali, già entrati in un tritacarne mediatico il cui valore sta nel media e non nel messaggio. La stagione del digitale sembra al tramonto, quella dei Maker non dovrebbe ripercorrere gli stessi errori.

Ma c’è l’altro errore, speculare e ancor più pericoloso. Quello delle aziende consolidate. Che potrebbero pensare che la tecnologia sia un mezzo. Solo un mezzo. Un asset produttivo, una feature di prodotto. Come il cervello dei dipendenti.
L’errore è insidioso perché si radica in una cultura imprenditoriale fondata sull’impiego dei fattori produttivi in un piano industriale sequenziale e lineare. Ma questa percezione non considera ciò che negli ultimi anni è stata la tecnologia, essenzialmente quella legata alla comunicazione digitale.

Le piattaforme collaborative, i blog e i social network, il mobile e le app non sono stati solo prodotti o mezzi di produzione. Sono stati piuttosto la base di un cambiamento culturale che ha fatto della disintermediazione il fattore di ripensamento di interi settori economici, dai media ai trasporti, dal turismo alla politica. Un fattore abilitante di un nuovo modo di fare innovazione, in cui lo scambio e la condivisione hanno affiancato la conoscenza verticale e la difesa del know-how. Non per niente gli spazi di coworking (fantastici quelli di Talent Garden), i campus digitali (come i nostri amici di H-Farm), gli hackathon e gli startup weekend sono diventati icone di una nuova economia dove la relazione e il know-who hanno avuto un ruolo fondamentale.

L’errore di leggere con sufficienza e superficialità la rivoluzione dei Makers come una semplice innovazione di processo rischia di produrre un’incomprensione profonda di un fenomeno che potrà cambiare gli assetti economici nel manifatturiero. Le fabbriche e i processi di ricerca e sviluppo saranno profondamente modificati dallo spirito Makers, ma prima bisognerà che la prospettiva da cui l’azienda guarda il fenomeno muti. Thomas Kuhn raccontava come avvenivano le rivoluzioni scientifiche e spiegava come l’innovazione fosse sotto gli occhi di tutti ben prima che la comunità la accettasse. Eratostene d’altronde misurò il raggio della Terra molti secoli prima che non la si considerasse più piatta.

Le nuove tecnologie devono entrare nel design e nell’industrializzazione dei prodotti, devono modificare l’After Sales e il rapporto con il cliente (privato o industriale che sia), devono ripensare la relazione e il modello di business e non solo il processo di produzione. E serve che il cambiamento sia progressivamente adottato e non relegato a spazi d’eccezione come i volenterosi Fab Lab.

Pensiamo che due prospettive potenzialmente sbagliate si stiano ora confrontando e compito nostro sia farle avvicinare mettendo del sano business nel mondo Makers (come facciamo con Lino’s Type) e mettendo occhiali nuovi ad aziende, banche, istituzioni che devono leggere diversamente ciò che sta avvenendo. Per ora pochi virtuosi si stanno muovendo (Banca Ifis tra i primi), ma presto dovranno entrare nel merito e non solo esplorare la superficie mediatica anche molti altri. È l’unico modo per attivare una nuova stagione per il manifatturiero e l’intera economia italiana.

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22

Jul
2015

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By stefanoschiavo

Apre Makerland, il primo retail store in Europa dedicato al mondo dei Makers, frutto della collaborazione tra Auchan, Talent Garden, Opendot e Sharazad

On 22, Jul 2015 | In cool, events, Futuro, News, projects, Retail, sharazad | By stefanoschiavo

Appuntamento a martedì 28 luglio, quando al Centro Commerciale Auchan Monza alle 11 e 30 sarà inaugurato Makerland. Si tratta del primo retail store dedicato al nuovo artigianato e alle sue tecnologie.

Come scrivono i fantastici partner di Opendot, si tratta di un “punto d’incontro per i makers e per quanti vorranno avvicinarsi a questo mondo”. L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra Auchan, Gallerie Commerciali Italia, Opendot, Talent Garden e naturalmente noi di Sharazad.

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La grande distribuzione fa un passo eccezionale aprendosi alla cultura dell’artigianato digitale, tra creatività e innovazione. Nello store Makerland si potranno realizzare prodotti nuovi in modo semplice con la nuova tecnologia di produzione digitale davvero alla portata di tutti.

Ci saranno stampanti 3D e macchinari lasercut. Sarà possibile acquistare kit, schede elettroniche, oggetti da personalizzare. Sarà disponibile un servizio di consulenza e un laboratorio per avvicinarsi all’artigianato digitale. Come sappiamo, il movimento dei Makers ha diffuso una nuova cultura legata al fai da te che trova oggi anche nella grande distribuzione un canale di diffusione importante. Sarà anche una vetrina per la vendita dei progetti realizzati dai maker di tutto il mondo.

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Siamo davvero felici di collaborare con Auchan, Gallerie Commerciali Italia, i ragazzi di Talent Garden e Opendot. Nota di merito poi per la progettazione degli arredi per  dotdotdot! 🙂

All’inaugurazione di Makerland ci sarò anche un bel confronto sui maker che incontrano il retail. Ci saranno esperti che analizzeranno come artigiani tradizionali e artigiani 2.0 possano collaborare “per reinventare il mondo del commercio di settore”.

Per partecipare all’inaugurazione del 28 luglio basta scrivere a press.stampa@auchan.it oppure iscriversi a questo link. Ci vediamo a Monza! 🙂

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22

May
2015

In Futuro
News
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By stefanoschiavo

Lino’s Type cresce e apre il suo negozio!

On 22, May 2015 | In Futuro, News, projects | By stefanoschiavo

Mentre continuano i tanti progetti con cui Sharazad accompagna le aziende partner nello sviluppo strategico e organizzativo e mentre le Fab Sessions si sviluppano con nuovi laboratori che integrano Design Thinking e Lean Startup, uno dei nostri progetti spicca il volo.

Lino’s Type, il laboratorio tipografico che ha proposto a Verona un modo nuovo di pensare all’arte nera, aggiunge nuove postazioni in cui ospitiamo grafici, professionisti e designer, inserisce le macchine di digital manufacturing con cui sperimentare nuove connessioni tra vecchie tecnologie e nuovi makers e infine apre anche un negozio!

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I lavori sono in corso e a breve si apriranno i battenti. La sensazione è di aver chiuso il cerchio. Lino’s Type, ripensando allo spazio di lavoro e di progettazione, sperimenta ora un processo di relazione con il mercato adatto alle nuove esigenze di consumatori e aziende. Progetto, produzione e vendita integrate in uno spazio urbano nell’ambito della tipografia, della comunicazione e del design.

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06

Mar
2015

In events
News

By stefanoschiavo

Le slide del convegno a Modena sulla rigenerazione urbana

On 06, Mar 2015 | In events, News | By stefanoschiavo

Grazie a Fabrizio Montanari che ha invitato Sharazad a parlare dell’esperienza Lino’s Type nel contesto del convegno sulla Rigenerazione Urbana svoltosi in una bellissima Modena. Presto una pubblicazione racconterà i vari interventi.

Altissima davvero la qualità dei partecipanti che hanno descritto i progetti di riqualificazione di spazi urbani in un confronto acceso che ha toccato molti aspetti per noi strategici. Dal rapporto tra pubblico e privato ai contenuti bottom up anziché top down, dal rapporto tra spirito del luogo e natura degli spazi a una visione chiara sul tema manifattura.

Sharazad ha parlato di quanto accaduto in questi ultimi anni a Verona, dell’avventura di Lino’s Type e del coworking The Fab, delle diverse dinamiche nate da questa esperienza, dagli eventi ai diversi progetti in collaborazione con designer, artisti e aziende.

Ne abbiamo anche tratto una morale che abbiamo messo in fondo alle slide… 🙂

 

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09

Jan
2015

In Futuro
News
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By stefanoschiavo

Un Giappone alla ricerca della crescita tra robot, arte e artigianato

On 09, Jan 2015 | In Futuro, News, report | By stefanoschiavo

Approfittiamo sempre dei nostri viaggi di piacere per esplorare cosa accade nei Paesi visitati. Inevitabile osservare il Giappone con un occhio particolare. Primo perché nelle nostre radici sta una cultura manageriale nata nelle fabbriche nipponiche e poi perché il Sol Levante sta affrontando da qualche anno una fase economica che in molto assomiglia a quella attraversata ora dall’Europa.

Da una parte abbiamo quindi avuto la conferma di come un certo approccio culturale al business (visual, sperimentale, progressivo e condiviso) che abbiamo conosciuto attraverso l’applicazione del Lean Thinking e più recentemente con il movimento del Lean Startup permei la cultura personale dei cittadini giapponesi. Lo si vede nell’organizzazione dei servizi pubblici, dei trasporti, della segnaletica e del retail.

Proprio a partire da questo abbiamo cercato di osservare le modalità con cui questo approccio si è sviluppato nel mondo del commercio e dell’artigianato. Abbiamo visto come la commistione tra diversi ambiti commerciali ed estetici sia la costante di chi sperimenta nuove soluzioni nelle grandi città come nelle piccole isole del centro sud, nei borghi tradizionali come negli spazi di maggior afflusso turistico.

Il bar Downstairs integrato con il concessionario Mercedes a Roppongi spinge al massimo il cross selling e integra magistralmente identità complementari.

Un ceramista a Kyoto si mette in vetrina nel centro urbano facendo produrre vasi che Patrick Swayze se li sognava ai turisti che affollano i dintorni. Nel frattempo espone le sue realizzazioni artigianali attorno allo spazio del workshop.

Una tipografia letterpress piazza una vecchia Heidelberg in vetrina in centro città e veicola progetti editoriali, servizi tipografici, prodotti grafici e stationery.

Poi ancora innumerevoli commistioni di luoghi di coworking e di retail, di produzione e di ristorazione nella consapevolezza che in un momento di crisi della domanda, con consumatori che capiscono il valore dei prodotti e dei servizi e sono attenti alla qualità di quanto offerto, bisogna coinvolgere i clienti, farli partecipare all’atto creativo, mischiare arte, artigianato, manifattura e digitale.

Robot futuristici insieme a tradizioni millenarie, templi buddisti tra i grattacieli di Tokyo, il postmoderno che si apre a nuove intuizioni. Sicuramente non basta a compensare uno scenario macroeconomico molto difficile, ma è quello che dal basso possono fare le iniziative dei singoli soggetti economici che resistono e si reinventano alla ricerca di nuove strade.

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