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January 2014 - Sharazad

13

Jan
2014

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By stefanoschiavo

Illustri, undici illustratori che il mondo ci invidia

On 13, Jan 2014 | In cool, events, News, report | By stefanoschiavo

Il nostro interesse per l’illustrazione e la grafica deriva dal lavoro tipografico di Lino’s Type che ci mette quotidianamente a confronto con grafici, illustratori, designer e creativi d’ogni sorta, ma anche da un interesse personale e condiviso in tutto il team aziendale.

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E’ per questo che non potevamo perderci in alcun modo la bella mostra Illustri che è stata allestita nella Basilica Palladiana di Vicenza e si è conclusa proprio ieri. Curata molto bene sia nei criteri espositivi, sia nei servizi di supporto alla visita, dall’integrazione dell’App Layar che permetteva approfondimenti immediati su alcune opere alle visite guidate programmate fino all’ultimo giorno. E proprio in questa occasione abbiamo potuto seguire Ale, uno degli undici eroi che hanno deciso di non cedere alle lusinghe di Manhattan, accompagnarci tra i lavori suoi e degli altri illustratori, tutti rigorosamente under 40. La presentazione fatta da uno dei protagonisti aveva sia il vantaggio di vedere dal di dentro il mondo dell’illustrazione, sia di trovarsi davanti a un bravissimo narratore.

illustri2illustri7illustri4Senza dilungarci con troppe parole vi mostriamo qualche foto e facciamo ancora i complimenti agli organizzatori che hanno superato le ventimila visite e che speriamo continuino con altre proposte di questo livello che il nostro Paese merita. Anche per ricominciare a pensare a noi stessi con orgoglio e consapevolezza delle nostre capacità e del valore che riusciamo a produrre per il mondo intero.

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L’esperienza, oltre ad averci emozionato e convinto, ci ha anche stimolato a continuare nel nostro percorso che prevede tra poco la presenza di Lino’s Type alla giornata nazionale della tipografia organizzata per il 24 gennaio tra Asolo, Cornuda e Bassano del Grappa da Confartigianato.

Inoltre dopo poco Milano ci accoglierà per un evento tutto dedicato a Stampomatica, ma di questo vi parliamo a brevissimo.

 

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07

Jan
2014

In Futuro
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the fab

By stefanoschiavo

Tre spazi di futuro artigiano in Giappone

On 07, Jan 2014 | In Futuro, News, report, the fab | By stefanoschiavo

Il Giappone, come l’Italia, possiede una cultura manifatturiera fondata su radici antiche, ma in grado di sviluppare una dimensione contemporanea integrando innovazione e tradizione. Ecco perché abbiamo approfittato delle quasi tre settimane nel Paese del Sol Levante per andare a cercare alcune delle esperienze più interessanti per Sharazad e The Fab.

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Il Giappone può esser letto sotto diverse prospettive. Una culturale che chiaramente ci mostra notevoli differenze rispetto alla nostra sensibilità occidentale. Una ritualità esasperata insieme ad un’ansia di rinnovamento continuo che sfocia in un inseguimento senza fine di novità tecnologiche e architettoniche. Non ci soffermiamo ovviamente qui su questioni complesse che hanno prodotto nell’ultimo secolo luci e ombre della storia nipponica e che recentemente sembrano far rivivere qualche incubo che sembrava passato. Ma non possiamo dimenticare, nel leggere le peculiarità dei casi che citiamo, questa nota per noi sorprendente di continua palingenesi che trova radici nella storia più antica di un Paese che ha avuto una continuità politica e sociale di lunghissima durata e che ha trovato in fattori endogeni lo stimolo all’innovazione. Terremoti, tsunami, guerre e incendi hanno costellato una terra comunque orientata a cambiare sempre senza forse farlo realmente. Per chi è cresciuto tra i cartoni animati degli anni ottanta e la Lean Production dei novanta, tante conferme e qualche sorpresa.

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Ci piace quindi citare in questo post alcune delle situazioni più illuminanti legate all’artigianato ed all’innovazione, alla cultura del fare, all’arte ed al design, con un occhio di riguardo allo spazio fisico di interazione tra pubblico ed espositore. Restiamo a Tokyo anche se la nostra visita si è spinta nelle regioni più a ovest.

Per gli amanti dell’arte e dell’architettura che si recano in Giappone è quasi impossibile resistere alla tentazione di una visita all’isola di Naoshima tra i Monet e Turrell esposti all’interno delle architetture di Tadao Ando. Inseguire poi a Tokyo le opere di Le Corbusier e Kenzo Tange diventa quasi una caccia al tesoro all’interno di tessuti urbani che oscillano tra Manhattan e Honk Hong. Le innumerevoli gallerie e collezioni artistiche, i musei e i teatri consentono di immergersi in un affascinante connubio di riscoperta dell’antico e di esplorazione del futuro. Mettendo da parte quindi i capolavori del MOT e del cinquantatreesimo piano del Mori Museum, il teatro e la storia di Edo, ci soffermiamo su tre spazi che, sommandosi alle esperienze statunitensi ed europee di cui abbiamo parlato negli ultimi mesi, ci faranno da guida nei nuovi progetti che si presentano eccitanti per il 2014.

1. Kakimori Stationery
Li avevamo visti in On the paper trail, il bel video che Monocle ha loro dedicato a settembre. Dentro c’era tutto quello che ci piace fare con Lino’s Type, Benfatto e i progetti che si ispirano alle idee di Futuro Artigiano. Visto che è sempre fare e mostrare che raccontare, siamo andati a vedere la cartoleria (ma il termine italiano non rende) a Tokyo. Ci hanno accolto spiegandoci subito un po’ di cose sul negozio. La possibilità di farsi un notebook scegliendo copertina, carta, rilegatura e così via ricordava molto analoghe proposte come 3×1 a Manhattan e i negozi Converse.
Dopo un bel po’ di indecisione, vista la bellezza di tutte le varianti di tessuto, pelle, stampa, carta e rilegature, abbiamo scelto e ottenuto in dieci minuti il notebook finito e confezionato. Bello è stato vederlo nascere davanti ai nostri occhi e a quelli di tutti i passanti nella strada di fronte alla vetrina dove il piccolo laboratorio si affaccia. Intanto l’esplorazione di penne, inchiostri, astucci, carte e quanto di meglio lo scrivere possa richiedere ci ha permesso di scoprire artigiani e produttori accuratamente scelti da Kakimori e che spesso partecipano ad eventi organizzati dallo stationery shop.

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2. 2k540 Aki-Oka Artisan
Un progetto di ristrutturazione di uno spazio un po’ insolito, ma così frequente a Tokyo. E’ ben raccontato qua. Si tratta dell’area sotto i binari del treno metropolitano, il famoso JR che consente di arrivare quasi ovunque alla velocità di 400-600 km/h, ma in città va più lento… :). La soluzione architettonica è piaciuta e ha vinto premi e riconoscimenti. I contenuti ospitati dall’area sono costituiti da una serie di negozi di artigiani giapponesi. Made in China rigorosamente abolito. Un’atmosfera piacevole accoglie i visitatori che possono entrare in decine di negozi che presentano belle produzioni locali. Prodotti di 3D printing e di cartoleria raffinata. Workshop ed eventi. Ci ha affascinato il contrasto con i department store di Electric City che a pochi isolati splendeva tra neon e suoni e che tra pachinko e negozi di elettronica inseguiva una prospettiva ben diversa e forse, ma è solo una nostra idea, un po’ più triste.

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3. Design Festa Gallery
Un terzo spazio tra i tanti visitati va ancora in una tendenza controcorrente, ma probabilmente più interessante rispetto al fulgente luccichio di luoghi patinati che pur costellano la proposta artistica e di design della capitale. Si tratta di una galleria artistica in uno dei quartieri più orientati al design di Tokyo. Lo spazio sembra accogliere fisicamente il modello Etsy e nella nostra visita si rivelava come un mercatino di artisti, artigiani e designer che portavano all’interno delle sale di Design Festa tutte le loro opere centrate sui… gattini. Come dicono alcuni, il novantacinque percento del web e di Facebook in uno spazio fisico insomma… 🙂
La ristrutturazione della galleria va in una direzione volutamente partecipativa. Le stesse modalità di candidatura degli artisti sono costruite in modo da rendere il più possibile aperto lo spazio. Murales, caffè, vendita sono tutti all’insegna di un’accoglienza molto diversa da quanto ci si aspetta di questo tipo di spazi.

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Tre luoghi diversi, ma che raccolgono una stessa tendenza alla partecipazione orientata al fare manifatturiero. E’ ciò che perseguiamo con The Fab e con i nuovi progetti in via di definizione che avranno una dimensione internazionale, ma che non tradiranno i princìpi che vediamo confermati quando giriamo in altri Paesi.

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