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2012 June

25

Jun
2012

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By Stefano Schiavo

Tra il dire e il fare ci son di mezzo per lo meno due Heidelberg

On 25, Jun 2012 | 4 Comments | In cool, projects, sharazad | By Stefano Schiavo

Sharazad, tra l’altro, si occupa di consulenza. Su varie cose. Organizzazione, marketing, strategia, retail, web, … Tutto con un bel fil rouge. L’idea che il rapporto con il mercato sia cambiato. Che trasparenza, autenticità, esperienza, partecipazione non siano slogan, ma l’unico vero modo in cui fare una seria attività al giorno d’oggi… Dietro a tutto questo ci sono le cose di cui abbiamo parlato nell’ultimo post dedicato alla formazione.

Ma parlare solo non ci soddisfa. Se vogliamo essere coerenti, dobbiamo mettere questi nostri pensieri in azione. Ci infiammano persone come Ezio e tutti i suoi colleghi di Contempo. Ci sono piaciuti venerdì a Bassano del Grappa mentre ci raccontavano, dopo un bell’intervento del nostro amico Stefano, quello che fanno tra recupero di materiale di scarto industriale e creazione di prodotti straordinari per il retail… tavoli, lampade, arredo di ogni genere, unico, ma per una volta ripetibile!

Contempo e il mondo di Futuro Artigiano sono uno stimolo per noi che, umilmente, ci proviamo. Ci siamo così dati da fare nel creare un esempio di come trasformare quello che può essere letto come un distretto poco dinamico, la tipografia di Verona, in un laboratorio di incontro tra digitale e analogico, tra il pensiero creativo e la sapienza manifatturiera, in una fusione ricca di entusiasmo e fantasia.

Il primo passo è stato l’acquisto di due belle Heidelberg. Arriveranno a settembre. Poi uno spazio a Verona, in centro, vicino a Castelvecchio, dove si sono raccolte un po’ di realtà che condividono una visione del futuro industriale italiano, innanzitutto contro la retorica della crisi.

Poi l’altro giorno il trasloco. Impegnativo, dobbiamo dire, ma anche divertente e pieno di stimoli. Fra poco la location si apre a eventi e alla produzione. Tutto questo lo vedrete su un nuovo canale, figlio di Sharazad e di tanti nuovi compagni di viaggio. A presto per le news!

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18

Jun
2012

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By Stefano Schiavo

Trasformare un’azienda in una Social Enterprise: il corso!

On 18, Jun 2012 | 2 Comments | In projects, school, sharazad | By Stefano Schiavo

Dopo tanti confronti nelle business school e nelle università, tra gli artigiani e i manager, nelle aziende e tra gli artisti, Sharazad ha deciso di creare un bel corso di formazione.
Già. E su cosa vi chiederete… Beh i temi che potevamo toccare erano tanti: dal Social Business al Lean Management, dall’Enterprise 2.0 al Lean Thinking. Ma poi abbiamo pensato che questi argomenti non sono così slegati e abbiamo creato un percorso sul come ti trasformo un’azienda in Social Enterprise.

Due versioni. Una da cinque lezioni che abbiamo lanciato per i nostri amici di Metodo, un’altra da otto che presto presenteremo. E però ogni lezione, pur legata alle altre, vive di vita propria.

La prima si occupa dei nuovi scenari sociali, di business e organizzativi che ci consentono di parlare di Social Enterprise. I contenuti volano alto, ma alla fine vogliono passare il concetto che per intraprendere questa strada ci vuole un salto culturale rispetto ai tradizionali rapporti di mercato. Venerdì è stato Nicola a raccontare questo alternando esempi di dinamiche di business con mie sessioni di lavoro di gruppo. Penso che i partecipanti abbiano ben potuto percepire cosa intendiamo per cambiamento di atteggiamento culturale.

Il secondo incontro si occuperà di aiutare questa trasformazione sviluppando un ambiente collaborativo orientato al cambiamento. Se ne occuperò Silvia che vedremo in azione fra due settimane.

Il terzo incontro e metà del successivo introducono gli approcci all’innovazione tipici del Lean Thinking. Insieme ad Andrea coniugheremo Lean e Social in un connubio virtuoso che mette insieme il Miglioramento continuo di Toyota e la Beta continua di Google. I paralleli tra le due filosofie sono straordinari. Manuel ci ha finora aiutato a esplorarli.

Gli ultimi interventi, di Luca e ancora di Nicola, esplorano finalmente l’ambito del Marketing, ma solo adesso che i partecipanti avranno affrontato un percorso interno di consapevolezza organizzativa, di approccio nuovo al mercato, di orientamento al cliente, tutto quanto di straordinario ci offrono le nuove tecnologie superano un ambito effimero e cominciano a fondare un nuovo legame con il cliente realizzando il Social CRM.

Nella versione a otto giornate si aggiunge un po’ di Open Innovation, di Controllo di Gestione 2.0 e di altri ingredienti che completano il quadro. Ma lo vedrete presto nella pagina in cui presenteremo nel dettaglio i contenuti.

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04

Jun
2012

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By Stefano Schiavo

Il Festival dell’Economia e quel fabbro di Saccolongo

On 04, Jun 2012 | No Comments | In events, report | By Stefano Schiavo

Tra Corrado Passera e Elsa Fornero che descrivono a tinte grigie il futuro prossimo della nostra economia, George Soros e Serge Latouche apocalittici e complementari, e poi tanti economisti che oscillavano tra mea culpa e nuove lezioni, il Festival dell’Economia si è confermato un momento da non perdere, ben organizzato e decisamente interessante.

- george soros -

C’eravamo, abbiamo seguito il confronto tra Alberto Bisin e Noreena Hertz, che parlavano di Coop Capitalism, Ilvo Diamanti che ci ha detto che l’80% degli italiani considerano gli altri un problema e un rischio (!), Stefano Micelli che raccontava la valenza economica del Futuro Artigiano, Adair J. Turner che faceva l’impeccabile inglese, ma ci dava qualche speranza sull’Euro. Dale T. Mortensen lo abbiamo seguito poi in streaming nell’avventuroso viaggio di ritorno tra le vallate trentine.

Temi alti, discussioni a volte più filosofiche che da economisti (ma le due aree si compenetrano, si sa) e un pensiero rivolto al fabbro di Saccolongo che abbiamo incontrato giovedì e che sta cercando la sua strada in un mercato che gli sembra incomprensibile e che non sta più dentro le relazioni sociali ristrette e locali di qualche anno fa.

Gli interventi del Festival, per quanto spesso improntati ad un sobrio pessimismo per il nostro Paese, a prospettive regressive per l’Europa e ad un ruolo secondario nelle dinamiche economiche mondiali, ci hanno però confermato che proprio nelle pieghe di questa visione sta la soluzione per il nostro fabbro. Perché in un mondo di flussi finanziari incontrollati, di politiche monetarie traballanti, di sfiducia ineludibile verso l’azione politica, possiamo con maggior tenacia e convinzione tornare all’essenza del lavoro, alla trasformazione, alla produzione. Il fabbro può farcela se esce dal suo orticello e impara a dialogare con il mondo intero.

- tito boeri ascolta serge latouche -

La nostra crisi occidentale è in fondo una crisi locale e un mondo intero è a disposizione. I piccoli produttori possono uscire dal loro ambito locale e possono confrontarsi con gli altri, con la stessa intuizione di Carlin Petrini e della straordinaria esperienza di Terra Madre… non solo l’agricoltura nasconde Presidi da conservare, rilanciare e far crescere. Tutta l’attività manifatturiera ha le stesse potenzialità e sta a noi il dovere di scoprirle e aiutarle a esprimersi. Impariamo insieme la lingua della modernità.

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